Peso.

Tiziano Scarpa



Ho comprato un metronomo. È di legno, la forma è quella classica, a piramide. La negoziante mi mostra la chiave per caricarlo e il peso metallico che scorre sulle tacche della lancetta per modificare la frequenza dal presto al largo. "Sono le prime cose che vanno perse," mi ammonisce. "Pensi che a una nostra cliente il peso gliel’ha mangiato il gatto." Immagino il felino che fissa ipnoticamente l’oscillazione del metronomo, fa la posta a quella strana bestia che ticchetta sul pianoforte, finché spicca un balzo puntando al bersaglio grosso. Il fulcro del metronomo non è la chiave; la lancetta accelera o rallenta perché il peso la sbilancia. György Ligeti ha aggredito il tempo sfinendolo: in Poème Symphonique, lo lascia agonizzare facendo esaurire la carica di 100 metronomi: un giorno la nostra provvista di tempo finirà. È un brano che si ascolta con indicibile angoscia. Quel gatto invece ha ferito il tempo aggredendo la legge di gravitazione temporale. Il tempo precipita, il tempo pesa.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 17 ottobre 2007