Stanco di tutto

William Shakespeare



Trovo nell’ultimo numero dell’Immaginazione (nella traduzione di Ariodante Marianni) uno dei sonetti che Shakespeare ha scritto a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento ma che potrebbe essere stato scritto oggi:

LXVI

Stanco di tutto, morte, perché venga,
chiamo a gran voce: stanco di vedere
nascer pezzente il merito, e in baldoria
la bisognosa nullità sfrenarsi,
e violata la più pura fede,
e gli aurei onori spudoratamente
mal tributati, e la verginità
brutalmente corrotta, e a torto offesa
la perfezione, e da poteri imbelli
debellata la forza, e imbavagliata
l’arte dai governanti, e la demenza
sdottoreggiando controllar l’ingegno,
e verità semplicemente detta
presa per dabbenaggine, e asservito
il bene schiavo al suo padrone il male.
Stanco di tutto questo, da ogni cosa
liberarmi vorrei, s’io non dovessi,
morendo, lasciar solo l’amor mio.








pubblicato da a.moresco nella rubrica poesia il 16 ottobre 2007