Ricevimento.

Tiziano Scarpa



Entro in una casa, la persona che se l’è costruita sta facendo i fatti suoi, mi lascia gironzolare, in camera il letto è verticale, in bagno c’è un acquario in cui gli escrementi fluttuano per un po’ prima di essere eliminati, la cucina è un davanzale, le intemperie condiscono i cibi. È questa la mia idea di lettura, entrare in casa altrui, non invitato, a vedere come l’autore o l’autrice ha fantasticato verbalmente la vita, l’amore, i soldi, il sogno, la morte. Oggi invece mi si vuol far credere che un romanzo sia un ricevimento. Dovrei star lì nel salone, ad ascoltare musica che non mi piace, e battere le mani perché lo scrittore o la scrittrice ha saputo far ballare tantissimi invitati, tutti poco abituati a danzare. L’ideologia del successo ha fatto un passo avanti: si spaccia per umiltà democratica. L’artista pretende di essere encomiato perché ha rinunciato a scrivere la sua opera e si è sacrificato confezionando libri per non-lettori.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 12 ottobre 2007