Metrica Ostetrica

Tiziano Scarpa



Con l’accompagnamento del suo fedele cronòfono (il più antico robot musicista della storia), Tiziano Scarpa esegue il meglio dei suoi versi in metro e in rima, editi e inediti, scritti negli ultimi dieci anni. Sono favole per adulti, apologhi buffi, elegie angosciose, affondi nella cronaca, incursioni nel regno dei morti, ninnenanne e marce nuziali.

Urbino
Teatro Sanzio
Venerdì 12 ottobre, ore 21

Qui tutto il programma del festival Parole in gioco.


"Oggi il metro e la rima sono considerati catorci arrugginiti. Ma per secoli hanno permeato a tal punto la poesia da risultare inseparabili e quasi indistinguibili da essa. Il metro ci restituiva la cadenza fisica e intellettuale del respiro del poeta, la rima ci faceva entrare nella sua immaginazione verbale, rendendo percepibili gli echi che risuonavano nella sua fantasia, le rispondenze delle sue fissazioni.

Morbo sacro del linguaggio, il metro possedeva la lingua come un raptus oracolare, smascherando la vera natura del parlare: dire con parole significava sillabare il tempo, cadenzarlo, percuoterlo. Le rime svelavano parentele misconosciute fra cose che di solito fingevano di non avere niente a che fare l’una con l’altra. Era un mondo misterico e inquietante, dove i cuori baciavano i fiori, le farfalle frequentavano le stalle più volentieri delle mosche e dei tafani, il collirio rendeva chiaroveggente il delirio.

Nella nostra epoca invece il metro e la rima si trovano a loro agio nelle canzoni e nella pubblicità, in cui creano cori, ritornelli condivisi, tormentoni ripetuti da tutti: canzoni e pubblicità sono dispositivi sociogenici, fondano esperienze verbali comunitarie. Non c’è da stupirsi perciò se il metro e la rima hanno abbandonato la poesia, che nel frattempo è diventata il luogo dell’individualità estrema. L’hanno lasciata sola, proprio come hanno fatto i lettori, che si sono trasformati in canticchiatori di pop e spot.

Oggi chi scrive versi in metrica, chi si affida alle rime, appare come un frivolo giocherellone, come un bambino fuori tempo massimo. Ma metri e rime sono ostetriche che fanno nascere idee mai concepite. È la lingua stessa che si dona all’ispirazione, collaborando con il poeta a far nascere una poesia. Scrivere in metrica e in rima significa porre domande al linguaggio e rispondergli, ingaggiare un ininterrotto botta-metrica e risposta-rimica con la lingua, attaccando il mondo da un versante inaspettato per coglierlo di sorpresa e rubargli un segreto."

Tiziano Scarpa








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 9 ottobre 2007