Chi ruba i bambini a chi

Antonio Moresco



Leggo sul Corriere della sera di oggi, in un articolo intitolato "Togliamo ai genitori i bimbi che chiedono l’elemosina", che il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, uomo di sinistra e a capo di un’amministrazione di sinistra, è deciso a strappare alle loro famiglie i bambini rom sorpresi nell’accattonaggio. Nell’articolo sono esposte le ragioni, che sono un capolavoro di ipocrisia e che dimostrano quale spaventosa torsione sia avvenuta in questi ultimi anni, sotto gli occhi di tutti, nella nostra società e nella sua rappresentanza politica.
Il sindaco -si legge nell’articolo- "è deciso ad essere inflessibile e a far rispettare le norme perché la tolleranza zero, davanti a bambini che soffrono, è un dovere." "Stiamo predisponendo", spiega direttamente il sindaco "nell’assoluto rispetto delle libertà individuali e nella tutela psicologica e pedagogica dei bambini, che siano tolti dalle strade e accolti dalle strutture comunali. Poi sarà il tribunale dei minori a decidere se le famiglie hanno i requisiti per farsi carico della loro educazione oppure se andranno in affidamento."

Sconcerto, scandalo, disgusto nei confronti di tanta ottusità e arroganza? Niente di tutto questo. Anzi, immediate testimonianze di solidarietà e consenso da parte delle altre istituzioni, religiose e culturali. Il reggente della diocesi di Livorno in attesa della nomina del nuovo vescovo, monsignor Paolo Razzauti, si dichiara pienamente d’accordo: "Ci sono problemi da risolvere e i politici sono stati eletti dalla gente per risolverli" dichiara "Mi sembra che il sindaco sia sulla strada giusta". "Problemi da risolvere", questo sono soltanto queste povere e miserabili vite, oggi, per un’ autorità religiosa, alla faccia della "difesa della famiglia", del Vangelo e di Gesù Cristo, che a me -ex seminarista- pareva di ricordare fosse infinitamente pietoso e vicino ai poveri, ai mendicanti e alle persone tenute ai margini e non mi risulta abbia mai chiesto di togliere loro i bambini.
Ma anche l’istituzione culturale -da cui ingenuamente ci si sarebbe potuto aspettare qualche anticorpo di fronte a tanta barbarie- non ha dubbi: "E’ stato coraggioso" dichiara Marco Santagata, ordinario dell’Università di Pisa, vincitore alcuni anni fa del Campiello con un romanzo il cui protagonista è (guarda caso) un bambino comprato dagli zingari. Che assicura: "Non è un attacco ai Rom lavavetri, magari per strappare qualche consenso in più, ma un’azione a favore dei piccoli nomadi. Per troppo tempo abbiamo girato la testa davanti all’ignobile sfruttamento di questi bambini. E’ arrivato il momento di dire basta. Ha iniziato Livorno, speriamo che le altre città seguano l’esempio."

Ora vorrei fare alcune rapide riflessioni.

Avevo già letto nei mesi scorsi questa terribile accusa ai Rom di rubare l’infanzia ai bambini. Ma ora c’è un passaggio in più, operativo: siccome questi qui rubano l’infanzia ai bambini, noi rubiamo loro i bambini.

"Rubare l’infanzia ai bambini." E’ sbalorditivo come questa terribile accusa sia usata solo in questo caso e per questo popolo e per questa pratica. Mentre a nessuno passerebbe per la mente di proporre di sottrarre i figli, ad esempio, ai grossi e piccoli calibri della criminalità organizzata. Neppure alle prostitute ci si permette di togliere i figli. E poi: non è "rubare l’infanzia ai bambini" anche chiuderli in collegi, istituti, come è stato fatto per secoli e come si fa tutt’ora, imporre loro la dura ma necessaria esperienza della scolarizzazione, lasciarli per pomeriggi interi con un pacchetto di patatine fritte di fronte a un televisore che trasmette spot pubblicitari di patatine fritte, fargli assemblare a lavoro nero montagne di prese elettriche -come ho visto per anni nei paesi poveri del Veneto senza che a nessuno passasse per la testa di togliere quei bambini alle loro famiglie ecc ecc…? Come a nessuno passa per la testa di togliere i figli a chi li manda nei collegi, negli istituti, li parcheggia di fronte a un televisore, li manda a scuola ecc ecc…. Però ci si permette di farlo coi Rom.

E magari queste stesse persone -tanti anni fa, quando erano meno dure e morte e stritolate dai loro status e dalle loro carriere- leggevano con commozione dei bambini strappati alle loro famiglie nell’Argentina dei colonnelli, oppure tanti romanzi dell’Ottocento dove bambini miserabili vivevano la stessa dura esperienza che ora loro stessi cercano di rimuovere, allontanare ed esorcizzare così, adesso che le magnifiche sorti e progressive su cui avevano puntato non si sono avverate e abbiamo ancora di fronte agli occhi la stessa miseria, la stessa disperazione e la stessa puzza. In casa nostra, stavolta, a differenza che nel passato, quando erano gli altri a dover sopportare la nostra.

Ricordo di avere visto una volta, in una mostra fotografica sui pellerossa, la straziante immagine di alcune bambine pellerossa strappate alle loro famiglie rinchiuse nelle riserve e portate a forza in qualche istituto di "rieducazione" per piccoli selvaggi annientati, tutte col loro grembiulino e ben pettinate ("ospitati, sfamati e puliti" come dice demagogicamente nello stesso articolo il sindaco di Livorno), l’impressione di sradicamento e disperazione che esprimevano i volti di quelle bambine tutte in fila dietro una macchina da cucire mentre veniva loro inculcata a forza la "civiltà" dei vincitori e dei servi.

Qualche anno fa, a Buenos Aires, all’indomani del disastro economico, una notte ho incrociato lungo una strada, in mezzo a un gran numero di cartoneros che frugavano nelle immondizie, una coppia che non ho mai dimenticato. Una donna india e il suo bambino camminavano trascinando un carrello del supermercato, dove accumulavano via via il loro piccolo tesoro carpito dalle immondizie. La donna era grande, maestosa, il bambino trottava fiero al suo fianco come un piccolo scudiero, con gli occhi lucenti, tutta la sua piccola persona esprimeva contentezza e fierezza di accompagnare ogni notte la madre, da pari a pari, in quella dura vita e in quella avventura. Che cos’aveva quel bambino meno di qualsiasi altro bambino "civilizzato" cui è stata rubata in altro modo l’infanzia? Vivrebbe una vita più piena e più ricca se fosse strappato a quella camminatrice india che gli può solo offrire quella vita randagia e venisse messo in un istituto o in affido?

Un paio di anni fa ho avuto l’onore di presentare al Festival di Mantova Mariella Mehr, scrittrice e poetessa zingara di ceppo jenisch. Alla fine, uno del pubblico ha chiesto ragione all’autrice della pratica degli zingari di rubare i bambini. Mariella Mehr -che è stata strappata alla propria famiglia durante la campagna di sedentarizzazione forzata degli zingari in Svizzera, che ha subito ripetutamente violenza dal patrigno a cui era stata data in affido, che ha patito numerosi elettroshock e a cui è stata a sua volta strappato il figlio avuto a diciott’anni- ha risposto che, dalla sua esperienza, le risultava che fossero gli altri a rubare i bambini agli zingari e non viceversa.

C’è un’onda inarrestabile che travolge tutto e che disonora il nostro paese, che non sembra reggere neppure alla prima, piccola prova. Politici rampanti o che devono riposizionarsi e riciclarsi e altre brutte persone si buttano su questo piccolo, facile, "impresentabile" capro espiatorio coprendo ben altro marcio. E poi ci sono mestatori pubblici come Beppe Grillo, e poi i giornali che continuano criminalmente a collegare all’etnia Rom qualsiasi fatto grave o criminoso in cui sia coinvolta una persona che ne fa parte. E’ di ieri il modo di dare la notizia della condanna del giovane sciagurato che, guidando in stato di ubriachezza, ha ammazzato quattro ragazzi. La parola "Rom" campeggiava in tutti i titoli, senza distinzioni tra i giornali di destra e di sinistra. Adesso faccio una semplice considerazione: cosa sarebbe successo se chi si è reso responsabile di questo crimine fosse stato, ad esempio, un ebreo, e i giornali avessero titolato: "Condannato a sei anni l’ebreo che ha ucciso quattro ragazzi guidando in stato di ubriachezza"? Ci sarebbe stato -giustamente- uno scandalo, si sarebbe gridato -giustamente- al razzismo, all’antisemitismo e al linciaggio, si sarebbero mosse le ambasciate. Perché con i Rom invece è permesso questo?

Bisogna avere l’onestà di dire che il partito che in questi anni -nella società e nel suo corpo politico- è risultato vincente, quello che ha influenzato maggiormente i comportamenti collettivi, quello che ne ha interpretato meglio le brutte aspirazioni e gli umori, quello che ha portato sulle sue posizioni tutti gli altri, è la Lega.

Italiani brava gente?
Italiani brutta gente.

Scusate l’imperfezione e la furia di questo scritto, che ho buttato giù a caldo. Ma sono disgustato e non ho tempo né voglia di rifinirlo e di svilupparlo.








pubblicato da a.moresco nella rubrica democrazia il 7 ottobre 2007