Fuori il marcio dai nostri confini

Sergio Baratto



Finalmente Beppe Grillo parla di Rom.
E lo fa, coerentemente con la sua ultima evoluzione politica, usando le parole più comprensibili e i ragionamenti più beceri. Lo fa con un bel Vaffanculo-Rom – stavolta per la verità molto in ritardo, rispetto all’italico armento, che su questo argomento è all’avanguardia.

"Migrazioni selvagge"? "Confini sconsacrati" della patria?
Ma si rende conto che le parole hanno un valore, un peso, un effetto? Si rende conto che le parole possono essere la fiammella che dà fuoco alla miccia?
E la lettera che cita? Ma non si vergogna di dare voce e spazio all’ennesimo grumo di merda verbale fascistoide, di quelli che ormai troppo spesso capita di sentir pronunciare dalle bocche apparentemente più diverse?

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Vale purtroppo la pena di riportare la letterina pubblicata da Grillo come exemplum dell’italico sdegno così come è stata pubblicata, grassetti, maiuscole e punti esclamativi compresi:

"Sono un cittadino italiano... sposato con una cittadina rumena! Non sono un razzista!
Ho casa in Romania! ho amici in Romania! Ho parenti in Romania! La mia azienda è registrata in Romania! Ho iniziato a lavorare in Romania dal 2002! ne ho viste di tutti i colori li!
Poi ho sentito Prodi e la sua bella Europa a 25... la grande comunità, dentro di me ridevo! la Romania dentro l’Europa!! Chi avrà mai il coraggio di approvare questa idea incosciente!
Ogni giorno si sente parlare di rumeni in italia... è una continua vergogna... per mia moglie... per me!
Da questo Paese vanno via a milioni... come sempre loro avevano sperato! Entrare nella Comunità Europea per abbandonare il proprio paese... lo facevano da prima di entrare!
Perchè noi dobbiamo sopportare le decisioni dei pochi? Dove sono i nostri confini nazionali? Cosa è la Nazione?
Mia moglie è rumena! Mia nonna era croata! Ma io sono italiano! I miei figli saranno italiani! Mia moglie è diventata italiana! Dà un contributo anche lei alla mia famiglia... alla mia casa... a questa nazione! Chi non lo merita BASTA! fuori! Fuori da questo Stato! Schengen non è servito a nulla! Non serve a noi italiani o ai tedeschi! Serve solo a questi ad approfittarne per venire qui e fare quello che vogliono!
Lottiamo ogni giorno contro la mafia! La povertà! Di problemi in Italia ne abbiamo infiniti! Non siamo neppure noi pronti ad accoglierli! Non possiamo dargli le case! I nostri padri hanno sudato e lavorato per costruire questa nazione! BASTA! Sono di sinistra... ero di sinistra! Ora basta! Fuori il marcio dai nostri confini... dalle nostre carceri... dalle nostre strade!!
Benvenuto chi invece ha voglia di lavorare e progredire insieme! VIVA l’ITALIA!"
Nicola B.

In un certo senso, questa mail costituisce effettivamente una summa antologica di luoghi comuni, nazionalismo d’accatto e tic logici. Dice anche molto sull’italico armento dal punto di vista antropologico.
Non mi dilungo oltre, anche se l’elenco dei cliché è davvero vertiginosamente esemplificativo: dall’imprenditore che delocalizza alla lagna sui poveri italici già alle prese con tanti problemi, passando per la confusione indecente tra rom e Romeni (Grillo principia parlando di "rom", poi pubblica il signor Nicola B. che vaneggia di "romeni"…).
Detto en passant, trovo assolutamente straordinario, ancorché – credo – non intenzionale, l’accostamento tra italiani e tedeschi: manca solo il Giappone per rifondare l’Asse Roma Berlino Tokyo!

Mi soffermo soltanto su una frase, mescolata tra le altre nel gorgo fecale della lettera: "Fuori il marcio dai nostri confini".
Ciò che più mi agghiaccia, in questo caso, non è tanto l’identificazione dei Rom (o i romeni, o entrambi, vista la confusione etnografica generale) con il "marcio" – una cosa purtroppo già sentita in verie occasioni, ultimamente – ma che, evidentemente, Beppe Grillo la trovi perfettamente normale, appropriata e giusta, tanto da ritenerla meritoria di pubblicazione sul blog.

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Pubblicare senza commenti una roba del genere, facendo anzi capire che si solidarizza con i concetti che esprime, è o non è un atto immorale?

Oggi stiamo assistendo alla lenta nascita di un nuovo antisemitismo. Ciò che oggi vediamo ancora allo stadio embrionale, tra qualche anno si dispiegherà in tutta la sua mostruosa evidenza, quando si porrà il problema pratico di dove "stoccare" il "popolo di troppo" che sono i Rom.
Hitler si pose la stessa domanda rispetto agli ebrei, e la risposta purtroppo la conosciamo,
Se la situazione non cambia, tra qualche anno saremo noi a porci le domande di Hitler – e probabilmente ad attuare le sue soluzioni pratiche. Quando questo dovesse accadere, una parte del merito sarà di chi – politici, giornalisti, editorialisti, comici, gente comune – negli anni precedenti (cioè oggi) ha spianato la strada, rotto i tabù e rinfocolato l’istinto collettivo al linciaggio.

Ora vorrei capire cosa pensano tutti i "compagni" che hanno fin qui seguito Grillo.
No, forse invece non voglio capire, non voglio sapere. Ho paura di sapere. Ho paura che a sinistra si sia ormai in auge questo infame discorso: "Sono i sinistra ma adesso basta, fuori dalle balle gli zingari".
Che vi sanguini il cuore, la prossima volta che pronunciate queste parole.

(Mi ero ripromesso di parlare il meno possibile di Grillo, per non contribuire a una proliferazione di discorsi che personalmente trovo dannosa. Stavolta è difficile non dire almeno due parole di testimonianza personale. È in gioco il futuro della nostra civiltà, e invece a quanto pare molti preferiscono giocare con l’"Allegro Linciatore". Attenti che non vi cada di mano: potrebbe non rompersi.)








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 6 ottobre 2007