A ciascuno il suo

Teo Lorini



Per contribuire al clima di questa delicata stagione politica non poteva certo mancare una voce autorevole come quella del cardinale Camillo Ruini. Ammettiamolo: benché il suo scranno di presidente della CEI sia stato occupato da monsignor Bagnasco, altro campione di diplomazia nei rapporti Stato-Chiesa, (come scordare il suo esordio con l’equiparazione fra omosessualità e pedofilia?), sentivamo la mancanza della ferma linea e delle dogmatiche esternazioni dell’Ecclesia Ruinans.
Unicuique suum, però. Ben prima di noi ci sono altri a cui spetta di godere per questo ritorno in grande stile. In coincidenza infatti con l’intensificarsi delle Ruinose allocuzioni riguardo a leggi e leggine della Repubblica italiana, era apparsa sulla scena mediatica una moderna incarnazione del leggendario ircocervo: l’ateo-bigotto. La categoria, che annovera fra i suoi rappresentanti intelletti insigni come il direttore di uno degli house-organ berlusconiani, Giuliano Ferrara, o l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, avrà accolto con esultanza gli interventi che il cardinale Ruini ha pronunciato martedì 4 settembre.

In prima battuta Sua Eminenza ha fatto sfoggio della pietas per cui è noto: come dubitare infatti che la moglie e i parenti di Piergiorgio Welby si siano sentiti confortati nella carità alla rivelazione che alle esequie religiose per il loro congiunto si oppose Ruini in persona. Già che c’era, il cardinale poteva evitare giri di parole e pronunciare direttamente la condanna per Welby a bruciare senza pace nelle fiamme dell’inferno.

Ma il capolavoro del porporato, ospite di una fondazione presieduta dal senatore Quagliarello (Forza Italia), è stata l’invocazione a rivedere il testo della legge 194.
Varrebbe forse la pena di ricordare che dal 1978, anno della sua ratifica, il numero di donne che ricorre all’interruzione di gravidanza è in costante calo e che la piaga delle ’mammane’ e degli aborti clandestini (con il loro corollario di infezioni, morti atroci e squallore) è stata drasticamente ridotta. Tuttavia è più interessante soffermarsi sulla reazione di un deputato della Repubblica. L’onorevole Castagnetti (Margherita) ha infatti affermato tutta la sua perplessità ricordando come, dopo il referendum sulla legge 40, il Cardinale avesse spergiurato al TG1 che "mai avrebbe chiesto una revisione della 194". En passant, lo stupore di Castagnetti fa venire a mente la votazione a palazzo Madama su cui cadde il primo governo Prodi, a seguito della quale Angela Finocchiaro dichiarò candidamente: "Non capisco. Andreotti mi aveva promesso il voto e invece si è astenuto". Guarda te, alle volte…

Unicuique suum, non dimentichiamolo: altra cosa è la parola di un politico (sia pure democristiano), altra è quella di un cardinale. Ecco dunque lo sbalordimento di Castagnetti: possibile che Ruini si sia rimangiato una dichiarazione? Che abbia mentito al TG1 per calcoli di opportunità strategica? Che si sia addirittura confuso? Dio non voglia!
E infatti non vuole: il Cardinale è occorso nella stessa situazione narrata da Borges in I teologi. In quel sublime racconto, il dotto Aureliano scopre dopo la morte che "per l’insondabile divinità" lui e il suo rivale Giovanni di Pannonia "(l’ortodosso e l’eretico, l’aborritore e l’aborrito, l’accusatore e la vittima) formano una sola persona". Così il nostro cardinale è ben consapevole che agli occhi insondabili di Dio tra il Ruini che promette e il Ruini che smentisce altro non vi è che perfetta coincidenza.

Messe dunque da parte le umane perplessità di Castagnetti, si tributi la giusta accoglienza alle Ruinose direttive per il futuro del Paese. Già che ci siamo, anzi, ci permettiamo di suggerire qualche altro intervento a cui, nel nostro umilissimo giudizio, Sua Eminenza potrebbe esortare la devota classe politica italiana. Un programmino, per così dire: tre agili punti (le liste vanno di moda) per aiutare l’Italia a uscire dalla crisi contingente e ritrovare quel ruolo di Faro della Civiltà Europea e Luce delle Genti cui giustamente aspira.

1) Abolizione del divorzio. L’istituto familiare è sacro e la soppressione di una legge profana che mette gli individui sopra le Istituzioni non può che giovare al Paese. Riportando in auge l’indissolubilità matrimoniale l’Italia guadagnerebbe un incontestabile primato morale nella decadenza cui sono ormai avviati i cosiddetti "Stati liberali". Fra l’altro, le manifestazioni come il Family day e le esternazioni profamiglia di politici di ogni colore, tradizione (e stato civile) autorizzano anche a sperare in un rapido iter parlamentare.

2) Ripristino del reato di concubinaggio. Scongiurato finalmente il rischio di una legge che regolamentasse le unioni fra omosessuali (o fra pedofili: la differenza, come insegna la CEI è poca), vale la pena di puntare al cuore del problema inserendo nel codice penale la fattispecie delle persone che convivono nel peccato. Per la verità in Italia non sono pochi coloro che incorrono in questo reato, in particolare fra i politici. Tuttavia, garantendo loro le deroghe di cui Santa Madre Chiesa è sempre stata provvida per i suoi figli più fedeli, non dovrebbe essere troppo difficile ottenere dal Parlamento una votazione compatta in tal senso.

3) Sanzioni amministrative per medici e farmacisti che prescrivono o vendono strumenti per la contraccezione. Gestito in parallelo con l’abolizione dei programmi di educazione sessuale nelle scuole, tale provvedimento garantirà in breve un cospicuo incremento demografico con cui contrapporsi all’inesausta natalità degli immigrati, in particolare islamici.

Realizzabili con poco sforzo e scarsa resistenza dalle ultime sacche di liberali, radicali e post o tardocomunisti, questi tre passi, piccoli ma efficaci, contribuiranno sensibilmente al progresso del Paese e al ripristino del giusto ordine di valori (Unicuique suum, non dimentichiamolo): libero Stato in libera Chiesa!








pubblicato da t.lorini nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 13 settembre 2007