Insisto

Antonio Moresco



In queste settimane sono accadute alcune cose di sinistro rilievo di cui è bene cogliere da subito e fino in fondo l’avvertimento.
I toni stanno crescendo. Tutto il personale politico, avvitato nella sua autoreferenzialità e spaventato per la propria sopravvivenza elettorale, sta giocando le povere e brutte carte che vede a portata di mano, sta tentando con ogni mezzo di riposizionarsi sfruttando e ingigantendo alcune delle emergenze sociali reali che abbiamo di fronte.

Questa estate ci sono state le "grida" della giunta di Firenze contro i lavavetri, gli sgomberi duri degli zingari, le rivendicazioni dei roghi delle loro povere baracche (bambini bruciati compresi)… Un numero sempre più grande di politici e amministratori locali ha fiutato il vento e cerca di attaccarsi a qualsiasi tubo dell’ossigeno che gli si presenti davanti, senza andare tanto per il sottile, sperando di averne in futuro un utile elettorale e di carriera politica. In questa rincorsa si stanno dando da fare nelle ultime settimane soprattutto i politici e gli amministratori di sinistra, che stanno cercando così di recuperare il tempo perduto. Le dichiarazioni e le anticipazioni che si sentono e si leggono sui giornali sono tutte a senso unico e danno il voltastomaco. Accoglienza solo a chi (cittadini europei compresi) è in grado di dimostrare cospicui redditi economici (non potete accusarci di essere razzisti: per noi, adesso, sono solo quelli con i soldi la razza eletta!). Altri propongono di togliere la patria potestà a chi "ruba l’infanzia dei bambini", intendendo con questo -naturalmente- i genitori zingari che condividono con i figli l’esperienza dell’accattonaggio (e senza pensare che ci sono mille maniere -anche nella nostra "civile" società- di "rubare l’infanzia ai bambini", compresa quella generalizzata e abituale di far passare loro la vita di fronte al canale fognario pubblicitario della televisione). Altri ancora ci mettono in guardia dalla prospettiva di un nuovo fascismo in agguato, sottintendendo che devono essere fascisti loro per non dover subire il fascismo degli altri.

Mentre problemi infinitamente più gravi vengono occultati, si mostrano i muscoli contro i nuovi miserabili, che non erano contemplati nelle previsioni economiche, politiche e sociologiche progressive del futuro ma che invece hanno avuto il cattivo gusto di ripresentarsi anche in questa epoca e per di più in casa nostra: nuovi migranti, lavavetri, zingari ecc… Così, tra l’altro, si può spostare l’attenzione generale e tenere il cervello delle maggioranze avvitato solo attorno a problemi di questo tipo.
Non molto tempo fa -con la scusa che le prigioni erano piene, che era un gesto umanitario e di riconciliazione e che l’aveva chiesto anche il papa- hanno fatto uscire di galera con l’indulto non solo piccoli malviventi ma anche grandi criminali, grandi ladri e pericolosi assassini. Non c’è stato niente da fare. Non hanno sentito ragione. Le nostre prigioni scoppiano, anche sfidando l’impopolarità bisogna affrontare l’emergenza carceraria. Oggi, nelle stesse celle liberate da questi grossi calibri, si vorrebbero mandare invece i lavavetri e altri simili pericolosi delinquenti.

L’aria che tira è questa. E i giornali hanno la loro responsabilità nell’aver soffiato sul fuoco per assecondare le peggiori inclinazioni dei loro lettori e per vendere qualche copia in più. Fino a un po’ di tempo fa i cattivi erano sempre e comunque gli albanesi, adesso sono romeni e rom. Servizi fotografici in prima pagina di bambini rom intenti -come i bambini londinesi di Dickens- al borseggio di fronte alla stazione centrale di Milano, la sindaca diessina di Pavia -che nella sua insensata e insipiente arroganza riceve il plauso pubblico della "Padania" e di quelli di Forza Nuova- che viene definita su alcuni quotidiani "sindaco con le palle", come se ci volesse un grande coraggio a usare la forza contro qualche decina di poveracci, invece che contro i più prepotenti e i più forti, ecc ecc…

In un libro che è ancora molto presente e letto, Roberto Saviano ha documentato e resa drammatica e viva una situazione di grave criminalità diffusa che attraversa il nostro paese, e non solo il nostro. Bene. Abbiamo visto forse qualcuno di questi "coraggiosi" politici e amministratori locali manifestare il proprio coraggio nell’affrontare di petto l’orribile piaga infettiva portata alla luce da questo libro? Abbiamo visto interventi radicali riguardo al porto di Napoli, per esempio? Grandi retate contro criminali potenti, contro i loro colletti bianchi e le loro ramificate strutture economiche di supporto? Niente di tutto questo, tanto più che ci si regge l’intera baracca. L’emergenza criminale sono solo nuovi migranti, donne che portano il velo, rom, sinti, lavavetri... Eppure tutti -e quindi anche loro- conosciamo bene tante antiche e amare conclusioni cariche di verità e di esperienza come "Forti con i deboli, deboli con i forti", oppure la desolata considerazione di Manzoni nei Promessi sposi sugli stracci che vanno sempre all’aria…

Ancora due parole sui rom, della cui incredibile vicenda pavese stiamo continuamente fornendo informazione ai nostri lettori attraverso l’appassionato (e questo sì coraggioso!) lavoro di azione e documentazione del Circolo Pasolini di Pavia e del nostro Giovanni Giovannetti, amico ed editore della piccola rivista che abbiamo appena messo al mondo. Qui, come altrove, un’indistinguibile miscela di politici di sinistra e di destra e di "gente" assecondata e sobillata per tirarne fuori il peggio parla la stessa lingua e compie le stesse complementari azioni. Un piccolo gruppo di famiglie, con bambini e neonati, sta vivendo da giorni asserragliato in ruderi e cascinali (tra l’altro loro legalmente messi a disposizione dalla Prefettura e dalla Curia), spostandosi da un paese all’altro sotto i continui assalti delle nuove turbe che hanno scoperto finalmente il più grave problema che li assilla e che ci assilla tutti quanti: gli zingari. Sobillati da piccoli politici di mestiere e altri figuri emergenti, stanno dando vita al loro piccolo pogrom nostrano, mostrando ancora una volta cosa c’è dietro la crosta di tanta demagogia sugli zingari nomadi incorreggibili (quando non li si vuole far fermare da nessuna parte) e sugli "italiani brava gente".

Tutto un blocco indistinguibile che ha trovato finalmente il suo misero nemico da perseguitare e scacciare: questi poveri pellerossa gettati a riva dalle cadute dei muri, dalle guerre e dalle risacche economiche capitaliste e socialiste che hanno imperversato nel nostro continente.

Assieme a questi brutti e miseri uomini di sinistra riposizionati ci sono i leghisti e anche i gruppi fascisti che si dicono e si credono "radicali", che hanno visto aprirsi un varco e che ci stanno dando dentro sobillando e capeggiando queste spedizioni punitive contro un "nemico" così debole e inerme, scaricato qua e là da chi cerca di uscirne scatenando una dolorosa "guerra tra i poveri", come avviene continuamente in tante difficili zone sociali di confine. Ora sono alla testa (con slogan sinistramente riciclati dal passato) di piccole ma incattivite folle di persone tagliate fuori dalla cuccagna e che devono pur dare la colpa a qualcuno, di quanto resta di una piccola borghesia conformista e televisiva e di ragazzi tirati su dalle logiche mefitiche e chiuse di questi anni e in cerca di un loro piccolo anche se sporco ideale. Dall’altra parte ciò che resta di un piccolo, irriducibile popolo ("rom" vuol dire "uomini") che viene dalla notte dei tempi e dalle antiche regioni dell’India -che si vorrebbero culla dell’arianesimo- e che è passata nei secoli attraverso le sterminate distese dell’Iran, dell’Armenia, dell’Impero Romano d’Oriente, della Russia, delle regioni dell’est Europa e dei Balcani, della penisola iberica e di quella scandinava, dei Paesi Bassi, dell’Africa e delle Americhe, attraverso la dura schiavitù, i pogrom e i forni crematori nazisti che hanno inghiottito mezzo milione di uomini, donne e bambini di questa "razza antisociale". Miserabili ma irriducibili, con le loro antiche, elementari e a volte magari anche cupe strutture sociali arcaiche, un popolo che dovrebbe incutere invece rispetto in chi si riempie la bocca di miti antiborghesi, di coraggio e di onore, e che invece si è assunto il ruolo di capeggiare queste nuove plebi televisive e pubblicitarie che vogliono stare tranquille nei loro tinelli e con i loro piccoli e miseri miti da reality show.

Tira una brutta aria. Tutto si immiserisce e si degrada. Tutti -politici, gruppi umani senza contrapposizione e senza governo- si stanno mostrando per quello che sono e si stanno posizionando e schierando.

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UNA MODESTA PROPOSTA ELETTORALE

(A proposito di legge elettorale e referendum)

Si fa un gran parlare, negli ultimi tempi, di riforma elettorale. La legge che abbiamo ora, nata da piccoli calcoli politici di breve respiro è talmente impresentabile che è stata definita "una porcata" dallo stesso parlamentare che l’ha firmata. Sui partiti politici pende la spada di Damocle del referendum e dell’ondata crescente e incontrollabile dell’insofferenza generalizzata e della demagogia dell’"antipolitica". Da qui le grandi -o piccole- manovre, i tentativi di accordi trasversali (sempre tenendo presenti le convenienze di singoli partiti e schieramenti "nuovi" che si stanno mettendo in campo), sul modello francese, su quello tedesco, ecc ecc…

La realtà è molto più drammatica e il problema molto più grave, più profondo e più vasto. Per le strutture politiche e i gruppi dirigenti sopravvissuti alla cosiddetta Prima Repubblica e per quelli sorti più o meno artificialmente dopo c’è un enorme problema di legittimazione, di ruolo, di funzione e di senso che nessuna legge o rimaneggiamento elettorale è in grado di nascondere. Mai come adesso i gruppi politici sembrano avere smarrito la loro capacità di progetto complessivo e la loro funzione. Mai come adesso appaiono platealmente dipendenti da altre strutture e da altre forze, palesi o occulte, con cui possono solo contrattare da una posizione gregaria la loro stessa presenza e dai cui bacini economici ed elettorali dipendono per la loro sopravvivenza.

Una tale insignificanza della politica non è cosa di cui essere contenti, da caldeggiare e far tracimare: è una tragedia nella tragedia. Ne va della sopravvivenza non tanto e non solo di alcuni piccoli gruppi dirigenti politici che non meritano di sopravvivere ma del residuo di democrazia che esiste ancora nel nostro paese. I vuoti vengono riempiti. Con cosa verrà riempito questo vuoto della politica? Caduta questa labile intercapedine politica non più in grado di svolgere la sua funzione di proiezione, mediazione, progetto e governo e che non riesce neanche più a nascondere le forze reali che si combattono per i loro interessi particolari e la loro potenza, chi occuperà questo spazio?

Gli esempi di questa abdicazione e di questa paralisi sono molti: le emergenze sociali dai caratteri nuovi che si crede di poter risolvere trasformandole in problemi di ordine pubblico e col ricorso alla sola forza e assecondando gli umori forcaioli della "gente"; la preparazione di una nuova legge per regolamentare le unioni e le convivenze civili (Dico, ecc…) improvvisamente bloccata dopo l’altolà delle gerarchie vaticane; la tragica incapacità della politica (dominata a livello nazionale e internazionale da giganteschi e ciechi interessi economici e militari e dalle loro strutture di supporto) di conquistarsi sul campo il suo indispensabile ruolo di fronte alle emergenze ambientali e di specie che abbiamo di fronte, ecc ecc…

Se è vero che bastano le generalizzazioni totalitarie dei soli meccanismi economici, finanziari e bancari emersi come vincenti in questa epoca per risolvere i nostri problemi di sopravvivenza umana e di specie; se basta creare le condizioni perché nulla interferisca con la crescita incontrollata e suicida delle grandi holding e dei loro supporti tecnologici, militari, mediatici e di intelligence che tengono in scacco partiti e governi per far fronte in modo proporzionale al disastro prodotto proprio da queste stesse forze e da queste stesse logiche; se bastano le sole strutture militari e di polizia per risolvere gli enormi problemi sociali determinati dagli squilibri della distribuzione della ricchezza su questo continente e su questo pianeta e dalle migrazioni umane presenti e future; se bastano i precetti della Chiesa Cattolica per risolvere il problema della regolamentazione delle brevi vite umane nel corso del tempo e delle loro convivenze nelle più ampie strutture della vita associata, ecc ecc… allora perché mantenere in vita queste strutture politiche coi loro gruppi dirigenti autoreferenziali, inconsistenti e arroganti, che lottano solo per la propria sopravvivenza senza neppure rendersi conto del danno generale che tutto questo comporta e che stanno segando il ramo su cui essi stessi sono seduti?

Così, in mezzo alle diverse proposte di leggi elettorali, avanzo anch’io la mia modesta proposta: alle prossime elezioni, stanchi di trovarci di fronte a una lista di simboli di partiti e partitini che hanno dimostrato -ciascuno a suo modo- la loro vuota demagogia, inutilità, ipocrisia, sudditanza, mancanza di reale ruolo politico e legittimità, chiediamo che vengano direttamente stampati sulla scheda elettorale i nomi e i simboli delle strutture e delle forze che contano veramente:
Vaticano
Massoneria
Banche
Confindustria
Mediaset
Cooperative
Forze armate
Polizia
Carabinieri
Servizi Segreti (meglio direttamente la Cia, per saltare inutili intermediari)
Mafia
Camorra
………
………
Così ci sarà almeno un po’ più di chiarezza. Così queste grandi caste non si limiteranno ad agire come gruppi di pressione, condizionamento e controllo, succhiando risorse al paese e tenendo perennemente sotto scacco le piccole caste politiche che fingono di governare, ma dovranno farsi carico della situazione generale e dei bisogni complessivi e dotarsi di un progetto di governo dell’intera società e non di alcune sue singole parti.

In caso contrario -se dimostreranno di non essere in grado di svolgere questo compito- le vecchie forze politiche si sveglieranno forse dal loro sonno di morte e dalla loro impotenza e altre e nuove forze nasceranno e si conquisteranno con le idee e con la lotta la loro insostituibile e proporzionale funzione.








pubblicato da a.moresco nella rubrica democrazia il 10 settembre 2007