Criminali perbene

Giovanni Giovannetti



Questa notte hanno quasi ammazzato un bambino. Samu dormiva quando un mattone, (uno dei tanti piovuti questa notte a cascina Gandina di Pieve Porto Morone) ha infranto i vetri della finestra. Gli aggressori agiscono al calare delle tenebre, tra le due e le cinque della notte quando i carabinieri tolgono il presidio. Sono animali, schegge impazzite di un mondo a parte dove i pistola dettano legge: la versione padana e annoiata del Ku Klux Klan, dirimpettai delle gemelle di Garlasco, ragazzi che hanno smesso di tirare sassi giù dai cavalcavia e ora si avventurano nottetempo in spedizioni "punitive" contro donne e bambini. Adulti che, dopo la messa, danno man forte nell’assedio alla comunità che ospita le famiglie Rom, o partecipano al blocco stradale con i trattori. Sono comportamenti illegali, perseguibili penalmente. Agricoltori, ragazzi, criminali perbene che «non hanno mai preso una contravvenzione» ma che ora si dichiarano pronti ad «ammazzarli tutti».
A Pavia per mesi giornali e amministratori hanno enfatizzato la modesta «criminalità» della Snia (qualche furto nei negozi del quartiere, qualche bottiglia non pagata nei bar vicini) e gli inesistenti problemi per l’ordine pubblico. Quali parole usare ora di fronte a questi atti di vera delinquenza, di banditismo xenofobo? Ho visto bambini urlare di paura terrorizzati dalle grida di quei maiali ai quali mancava solo il cappuccio bianco sulla testa. Ho visto uomini donne e bambini fuggire tra i campi dopo una notte insonne illuminata dal bagliore dei petardi sotto il lancio di pietre e mattoni. Ho sentito gridare «Italiani non sono neri, andate a Napoli o in Calabria». Dove sta la civiltà, dove sta la ragione? Da una parte la dignità di queste persone che non hanno scelto loro di andare lì dall’altra l’inciviltà forcaiola, razzista della cosiddetta «gente perbene».
Il Comune di Pavia ha dato in pasto la sua patata più incandescente ad alcuni comuni limitrofi generando questa indegna gazzarra che la Lega Nord ha definito «di popolo». Quale popolo? Da Pavia a Pieve Porto Morone siamo la barzelletta d’Italia, quella degli «eroi per un giorno», dopo l’omicidio di Garlasco, dopo l’autorapimento di Bereguardo è ora la volta del linciaggio xenofobo di Pieve Porto Morone. Ma c’è poco da ridere. Il triangolo del belpavese è lo specchio del belpaese della sua politica che ha smesso di governare.
A seguire una intervista a Scandal Stan, 36 anni, cinque figli, nella quale ci racconta questa notte di orrori. (GG)

«Verso le due, due e mezza sono venuti e hanno buttato i sassi e dei mattoni siamo morti di paura. Vieni a vedere di sopra hanno spaccato i vetri, hanno buttato i petardi e le bottiglie e quasi ci ammazzano. Uno spavento da morire, è andata avanti fino alle 4, tutta la notte, continuavano a buttare sempre sono venuti qua i carabinieri, hanno guardato sono andati in giro con le torce ma non hanno visto nessuno. Scappano e poi tornano. Hai visto fuori? Ci sono i mattoni che hanno tirato, i sassi e i vetri rotti delle bottiglie, un mattone ha sfiorato i bambini e la moglie di leo, che se li prendevano in testa erano già morti. Te lo giuro Giovanni, la ragazza si è spaventata da morire e i bambini piangevano. Una cosa pazzesca mai vista nella mia vita. Buttavano sempre. C’erano solo due carabinieri, così pochi non credo che possano fare qualcosa. Vengono tutte le sere. Tre giorni fa sono venuti quando i carabinieri sono andati via. Gli agenti facevano finta di allontanarli e quelli tornavano, così per tre sere di fila però stasera hanno buttato i sassi anche se i carabinieri erano qui. Noi ci siamo rifugiati tutti insieme in una stanza senza finestre e siamo rimasti lì un’ora. Quando siamo usciti da lì e loro hanno cominciato a tirare di nuovo. Qua ci sono dieci bambini, per loro è stato uno spavento da morire le bottiglie che esplodono, non lo so Giovanni, non lo so Giovanni. Erano ragazzini di vent’anni, ma insieme a loro c’erano anche degli adulti. Sono entrati anche in cortile da dietro io e mio fratello siamo usciti e loro sono scappati, qui dentro si può entrare, qui dietro è campagna. I carabinieri sono solo davanti all’ingresso. Dietro non c’è nessuno. Erano ubriacati, tiravano sassi, mattoni, hanno spaccato i vetri e dicevano che italiani non sono neri, vai a Napoli, in Calabria, te lo giuro!»








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 9 settembre 2007