I rom sotto assedio

Circolo Pasolini Pavia



[Il sito del Circolo Pasolini di Pavia, sta seguendo l’odissea dei rom assediati in una cascina di Pieve Porto Morone (PV) da centinaia di fascisti e "semplici cittadini" vogliosi di linciaggio. La situazione viene monitorata con continui aggiornamenti. Li ripubblichiamo anche qui man mano.]

Sabato 8 settembre 2007 - ore 22:30

A Pieve Porto Morone c’è stato pochi minuti fa un altro lancio di sassi nel giardino della residenza. La polizia ha messo un faro rivolto alla campagna nel tentativo di dissuadere. Intanto l’assembramento di residenti e altri di fronte al centro di accoglienza si ingrossa sempre più. Ricordo che all’interno del centro sono rimasti 22 cittadini Rom, dei 48 arrivati martedì.
Aggiornamenti anche su Radiopopolare.
(ic)

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L’«emergenza criminalità e ordine pubblico» è a Pieve Porto Morone

Questa mattina era annunciata una manifestazione congiunta dei comuni di Albuzzano e Pieve Porto Morone in piazza del Municipio a Pavia. Un’adesione davvero imponente: 50 carabinieri, un corteo nuziale e 6 (sei!) manifestanti. Deposto il forcone, i contadini padani hanno preferito un week-end al mare o ai monti.
I Rom di Albuzzano non lo sapevano nemmeno che il prefetto ha deciso di adottare per tre mesi una famiglia. Forse in questo momento hanno altri problemi: ci sono otto bambini (su dodici) che lunedì devono andare a scuola. Sono rimasti senza cibo e la corrente elettrica è arrivata grazie ad un generatore a benzina messo a disposizione dai giovani del centro sociale autogestito «il Barattolo». Fortunatamente i ragazzi del Barattolo e della Margherita hanno anche portato da mangiare. Ieri Piera Capitelli ha detto a «Liberazione» di aver dato alla Caritas 10.000 euro per gli approvvigionamenti alimentari. Sono arrivati questi soldi alla Caritas?
Questa notte a Pieve Porto Morone hanno di nuovo tirato pietre e bottiglie e sono esplosi dei petardi: nessun danno ma tanto spavento, specie tra i bambini. I responsabili sono ragazzi di paese, gli stessi che ci minacciano e ci insultano ogni volta che varchiamo il cancello della casa di accoglienza che ora ospita 22 Rom: erano 48 ma 13, terrorizzati, sono fuggiti dal retro e attraverso i campi hanno raggiunto Pavia. Tra loro c’erano tre giovani donne incinta e alcuni bambini.
Nel pomeriggio 26 Rom hanno deciso di tornare in Romania accettando la proposta del prefetto che offriva 1300 euro a famiglia, soldi che la Provincia ha messo a disposizione della Prefettura. Nel frattempo il comune di Albuzzano ha fatto ricorso contro la decisione del Prefetto di sequestrare la cascina. È probabile che entro lunedì la cascina venga dissequestrata. Il sindaco di Albuzzano ha comunque deciso di aspettare qualche giorno, per ragioni umanitarie e per dare al Prefetto di Pavia il tempo di trovare una soluzione alternativa. Questa la prima ipotesi: una famiglia andrà a stabilirsi presso la Prefettura, altre due potrebbero prendere il posto delle due che ora stanno sotto le tende di via *** mentre coloro che alloggiano ora sotto le tende andranno a stare in affitto a ***. Resterebbero tre famiglie da sistemare.
Il sindaco di Albuzzano è dispiaciuto di non aver saputo per tempo dell’arrivo dei Rom da Pavia: «avremmo potuto ospitarli per qualche settimana nel nostro campo», ci dice. Ad Albuzzano infatti un campo Rom esiste: il problema dell’accoglienza è stato affrontato quando si è presentato. A Pavia intanto si sta riunendo l’unità di crisi guidata da Roberto Portolan, assessore delegato alla protezione civile. Ora lo ammettono anche loro: quella che abbiamo sotto gli occhi è un’emergenza umanitaria. Ma non era un problema di ordine pubblico, signor sindaco, non era un fatto di illegalità, visto che se n’è dovuto occupare il Prefetto? Certo, il problema di ordine pubblico, esiste ma a Pieve Porto Morone e non a Pavia. Colpa dei Rom? No, sono alcuni ragazzi che credendo di essere in Alabama hanno messo in stato d’assedio la casa di accoglienza: «noi siamo persone civili» dicono, «bruciamoli tutti».
Il linciaggio continua. Qualunque cosa dovesse capitare, la responsabilità andrà attribuita alle scelte scellerate di Piera Capitelli e del Partito Democratico, il nuovo partito xenofobo di massa.

(Giovanni Giovannetti)

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Domenica 9 settembre 2007 - ore 03:53

A Pieve è un incubo intollerabile

In questo momento (ore 4.00 del 9 settembre) a Pieve stanno lanciando sassi contro il centro che ospita i Rom. Fanno scoppiare pedardi che si sentono a chilometri di distanza. Chi mi ha avvertita sta piangendo e urlando. Tutti i bambini sono svegli. Sono arrivati i carabinieri, hanno consigliato di tenere i bimbi lontano dalle finestre e al sicuro negli angoli della casa. Hanno paura, al telefono sono disperati. Claudio S., un adulto in sedia a rotelle, grida che li vogliono fare fuori e lui non può correre. Mi dice che è la guerra. Hanno rotto i vetri delle finestre che danno sulle scale. Hanno gettato mattoni. Anche coloro i quali non si lasciano impressionare facilmente mi dicono che sta succedendo un casino. Sono spaventatissimi. Mi avvertono che c’è gente che urla anche fuori dal cortile. Non sono ragazzini.
(irene campari)

PS. Ieri pomeriggio alla cascina Mensi ho parlato, da consigliere comunale, con il sindaco di Albuzzano e con un assessore. Ho fatto sì che si avvicinassero ai cittadini Rom seduti sul ciglio della strada ad attendere che quel colloquio potesse sortire un momento di pausa per la loro angoscia. Ho chiesto al sindaco di dire apertamente quello che intendeva fare. Ho chiesto al proprietario di dirmi in quanto tempo pensava che potesse risolversi nel bene o nel male il suo ricorso contro la requisizione. Avrei poi riferito ai Rom, poiché è a loro che va una risposta, sono loro che devono conoscere cosa li aspetta. Mi è stato risposto dal Sindaco e dall’assessore che al massimo avrebbero resistito fino a domani (oggi), poi avrebbero lasciato che la stura fosse data agli umore dei cittadini. Il proprietario della cascina mi ha detto che entro lunedì vuol sapere qualcosa, ma che comunque se ne devono andare. E allora da cittadina ho detto di come parte della mia famiglia fosse originaria proprio di quel luogo. E che se ero lì in quel momento era anche perchè proprio in quei luoghi mi avevano insegnato a non voltarmi dall’altra parte. Ho quindi invitato il sindaco e l’assessore a conoscere i cittadini Rom. Ho presentato loro il Sindaco. Qualche parola diversa da parte sua è stata pronunciata, ha parlato di questione umanitaria, qualche giorno in più, per i bambini. E per i bambini chiedo, con tutta la mia forza, a coloro i quali a Pieve questa notte li hanno terrorizzati, di fermarsi; la vergogna è brutta a provarsi, anche dopo tanto tempo.
(ic)

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[Domenica 9 settembre 2007, sera]

Tra bandiere bianche, sussurri crudeli e la scuola che non ci sarà

Oggi siamo stati a Pieve Porto Morone, dalle 6 di mattina.

Mattina

Abbiamo contattato tutti coloro i quali, per ruolo, possono intervenire per rendere la vita della piccola comunità Rom degna. Ho incontrato il vicesindaco che ho accompagnato a verificare ciò che rimaneva della sassaiola e mattonata di questa notte. L’ho caldamente invitato ad invitare a sua volta i suoi concittadini a ritornare alla ragione. Avevo chiamato anche il Sindaco, ma pur annunciandosi non si è fatto vedere nel centro, forse perchè l’ultima e la prima volta che lo vidi lo richiamai al dovere di rispettare la costituzione sulla quale aveva giurato. Si sa, certi impegni sono onerosi. Pavia ha risposto alla nottata dicendo che comunque in città non c’è posto, di rivolgersi alle forze dell’ordine. Punto. Eppure sono rimasti solo 20 cittadini Rom a Pieve, di cui 10 bambini. Le forze dell’ordine, interpellate, hanno risposto che oltre ad un forte richiamo alle autorità locali, e condannando decisamente l’accaduto, avrebbero posto in essere misure dissuasive. Intanto i bambini si facevano la pipì addosso. Molti hanno bagnato gli unici vestiti posseduti. E domani avrebbero dovuto iniziare la scuola, come tutti gli altri. Ma non sono i pantaloni bagnati il problema. E’ che molti erano stati iscritti nelle scuole di Pavia (con molte difficoltà da parte delle scuole, ci informano le assistenti sociali). Il Sindaco Capitelli ha invece dichiarato che i bambini Rom di Pieve devono andare a scuola a Pieve. Tra il lancio di un mattone, quello di un pomodoro e la lettura del propedeutico "Vi odiamo", dovrebbero caricarsi lo zainetto in spalla e salire, scortati, sullo scuolabus. Ansiosi di integrarsi e imparare la lingua italiana, tanto bene da non perdersi una parola tra quelle scritte sui lenzuoli fuori dalla loro "casa". Ho chiesto che fosse uno scuolabus di Pavia a prelevarli e che fossero inseriti nelle scuole a Pavia. Mi sono sentita una pirla. Ma l’ho chiesto. Non penso che avverrà, anche se deve avvenire
Per i 12 bambini di Cascina Mensi non si mette meglio. Oggi, dopo il Consiglio comunale aperto tenutosi ad Albuzzano, alcuni amministratori sono stati dai Rom a chiedere loro gentilmente di andarsene. Un assessore ha parlato di rimpatrio. Allora, ho voluto incontrare l’assessore, l’ho preso da parte e gli ho spiegato che non solo la tattica era controproducente e che sarebbe toccato solo al Prefetto comunicare loro la "fine locazione", ma che un amministratore locale non poteva proprio rimpatriare nessuno. Ho chiesto che fosse uno scuolabus di Pavia ad accompagnare i bambini a scuola a Pavia, ma domani sarà impossibile, visto che li vogliono rimpatriare.

Pomeriggio

A Pieve, un gruppo di quattro persone avanza sul retro dell’edificio con magliette bianche e bandiera bianca (sic), in segno di tregua (in fondo questa notte Claudio S. mi aveva parlato di guerra. Vogliono parlare e capire. Parliamo e spieghiamo senza tanta retorica da entrambe le parti. Se ne vanno. Verso l’uscita dal fronte, una volontaria della Croce rossa è fermata da una coppia che la informa che il clima è molto brutto e temono per questa notte. Consiglia di portare i Rom da un’altra parte. La polizia intensificherà la presenza.

(Irene Campari)








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 9 settembre 2007