Come in "Mississippi Burning"

Giovanni Giovannetti



[Dal sito del Circolo Pasolini Pavia.]

Alla fine il sindaco di Pavia Piera Capitelli ce l’ha fatta: oggi Pavia è sulle pagine di tutti i giornali. «Il Manifesto» dedica alla città addirittura un editoriale di Luca Fazio in ’Prima’ e non sono complimenti. Lo riproponiamo insieme all’articolo di Clelia Cirvilleri (p. 4) e a qualche informazione di prima mano, a partire dal bicchiere mezzo pieno. Tutte le famiglie Rom di Pavia hanno ora una nuova allocazione, sia pure provvisoria. Dove? Ormai lo sanno tutti: 48 persone sono in un centro di accoglienza cattolico dalle parti di Pieve Porto Morone; 35 in un cascinale tra Cura Carpignano e Albuzzano, che il Prefetto ha sequestrato (hanno passato la notte senza acqua né luce né cibo: ne parleremo); 2 famiglie sono in case d’affitto; altre 3 ora dimorano in alcuni cascinali abbandonati a est della città, ora sotto sequestro; 11 sono sotto una tenda in un centro sportivo della Casa del Giovane.
Tocca ora al bicchiere mezzo vuoto. Ieri si sono viste scene degne di «Mississippi Burning» («Le radici dell’odio»), con alcune famiglie Rom nella parte delle vittime di colore e i neofascisti di Forza Nuova, il sindaco di Pieve Angelo Cobianchi (Destra) e il Presidente del quartiere Pavia Est Adelio Locardi (Ds) nella parte del Ku Klux Klan. Ad Albuzzano un manipolo di giovani neofascisti ha prima bloccato la stratale per Lodi, all’altezza di Barona e poi raggiunto il cascinale, dove al buio e senza cibo ora vivono una decina di famiglie Rom. Alle ore 23 è squillato il cellulare: «Giovanni, vieni subito, qua fuori c’è gente cativa che vuole mazarci. Chiama tu la Polizia. I bambini piangono, abiamo tanta paura». Intorno alla cascina c’erano una trentina di ragazzi, non diversi dalle gemelle di Garlasco: i soliti slogan, i soliti commenti. C’erano due carabinieri. All’arrivo della polizia i ragazzi si sono allontanati, chi in motorino chi a piedi. È il risultato di mesi e mesi di infamante criminalizzazione degli ex abitanti della Snia. Loro hanno resistito e praticato forme di lotta civile e nonviolenta. Ma ovunque andranno i Rom dovranno dimostrare chi sono davvero: brave persone, padri di famiglia venuti in Italia alla ricerca di un riscatto esistenziale. Ai Rom di Albuzzano abbiamo portato un poco di cibo e latte per i bambini. Verso mezzanotte, nel congedarci, Marin Florin, quarantenne rumeno, con un filo di voce ha sussurrato «Giovanni, io sono venuto qui per guadagnare e mantenere la famiglia, non per mangiare gratis».
Dopo la protesta pacifica di questi giorni, nonostante il sindaco Capitelli e il vicesindaco Filippi, molti pavesi hanno cambiato opinione. Speriamo che i ragazzi di Albuzzano e Pieve Porto Morone – poco importa se fascisti – sappiano guardare la realtà per quella che è, lasciando stare quella "percepita".
Nel bicchiere mezzo vuoto precipitano anche l’avviamento scolastico dei bambini e un lavoro per i genitori. Oltre 50 minori hanno fatto domanda di iscrizione alla scuola dell’obbligo (molti sono analfabeti). La frammentazione in più luoghi renderà problematica l’organizzazione dei corsi di avviamento scolastico, sul modello di Barbiana, pensati dal Circolo Pasolini e discussi con una Cooperativa sociale. C’era già una sede, una stanza messa a disposizione dal parroco di Borgo Ticino; ora tutto si complica. Vedremo. La dispersione sul territorio non agevolerà la cerca di un lavoro per tutti, in tre fasi: un lavoro, un reddito, la possibilità di accedere a una casa in affitto. Niente assistenzialismo, niente soldi buttati, solo mercato e integrazione per chi intende approfittarne e giocare così la carta del riscatto sociale ed economico. Questo propone il Circolo Pasolini.

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Rom, la vergogna di Pavia
Gli sgomberati portati via in silenzio. Per il razzismo di cittadini e politici Clelia Cirvilleri

I rom della Snia sono stati trasferiti ieri in località segrete. Non siamo in un film di spionaggio e le persone coinvolte non hanno commesso alcun reato. Ma, per non rischiare la reazione delle amministrazioni e delle popolazioni, il centinaio di cittadini rumeni che il Comune di Pavia aveva
allontanato la scorsa settimana dalla fabbrica dismessa sono stati portali via nel silenzio. senza che nessuno sapesse precisamente dove fossero destinati.
Si sa solo che 48 persone sono state sistemate in una comunità allodio a est del capoluogo; due famiglie hanno firmato un regolare contralto di affitto garantito dalla prefettura; altre dieci persone si trovano in una struttura della Caritas. Per quanto riguarda gli altri, si sa che il prefetto ha disposto il sequestro di un cascinale disabitato, sempre in provincia, e di due case coloniche a Pavia, nella zona di San Pietro, non lontano dai capannoni della ex-Snia.
Ma Qualcuno non deve aver rispettato la consegna del riserbo, e proprio nel rione popolare, feudo
dei Ds che controllano la giunta cittadina, e scattata la protesta. Erano circa le sei di ieri pomeriggio quando il pullman del Comune che accompagnava i rumeni alle loro nuove case si è trovato di fronte Adelio Locardi, il presidente (sempre in quota Ds) del comitato di quartiere, che guidava una piccola delegazione di cittadini da lui amministrati. Non si trattava esattamente di un comitato di accoglienza: l’esponente politico e gli abitanti erano fermamente decisi ad impedire la sistemazione dei nuovi arrivati. Ha dovuto intervenire la polizia, ed è finita a male parole e spintoni. Anche se le forze dell’ordine hanno avuto la meglio, si può immaginare che per le famiglie rom non sarà facile ambientarsi nel quartiere.
Il rifiuto di San Pietro non è stato un episodio isolato, né, purtroppo, quello che ha registrato le modalità più eclatanti. Lunedì sera si è sentito un vicesindaco, Michele Trombetta, gridare «camere a gas» e «forni crematori». I rom avrebbero dovuto essere sistemati nell’ex poligono di tiro che si trova in località Santa Sofia, nel comune di Torre d’Isola, a pochi chilometri da Pavia. Chiusi nei pullman, uomini, donne e bambini sono stati bloccati e quindi costretti a subire insulti e minacce. La giunta di centrodestra era appoggiata dagli abitanti (molti inneggiavano tra l’altro al più classico «Padania libera»), che per impedire il passaggio dei rom si sono stesi sull’asfalto.
In tutta la provincia, è «psicosi rom»: cascinali disabitati, fabbriche abbandonate, campi sportivi sono stati sbarrati o in vario modo occupati, per timore che la comunità della ex-Snia potesse trovarvi rifugio. Persino il quotidiano locale, la Provincia pavese, che fino a qualche settimana fa alimentava senza scrupoli questo tipo di timori della popolazione, apriva ieri con un editoriale del direttore, Pierangela Fiorani: i fatti di lunedì sera, scrive, «consegnano Pavia alla vergogna del mondo».
I rom sono fuori, non sono più un problema di Pavia: proprio ora che l’obiettivo del sindaco Capitelli sembra raggiunto, non è certo che la sua amministrazione resista. Ieri sera si è svolto un direttivo di Rifondazione comunista, che doveva decidere l’abbandono della maggioranza e della giunta. A un’ora dall’apertura dei lavori, il segretario cittadino, Pablo Genova, non aveva dubbi sull’esito della votazione. Gli equilibri interni alla federazione non garantirebbero matematicamente la mozione del segretario: la maggioranza è composta da esponenti bertinottiani e della mozione Essere comunisti, che si sono sempre schierati per il sostegno al governo della città. «Ma questa volta è questione di accoglienza», dice Genova. «La situazione è talmente grave che non si può tornare indietro».
Domani, Alberto Burgio, e Luciano Muhlbauer, rispettivamente deputato e consigliere regionale Prc, arriveranno in città per incontrare i rumeni, e quindi sottoporre la «vergogna di Pavia» all’attenzione della regione e del parlamento.

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Pavia a tutto gas Luca Fazio

Vuole il caso che nel triangolo di Pavia, dopo l’omicidio dell’estate e il tabaccaio indebitato che si
rapisce da solo, un altro atto di cronaca ci racconti cosa sta diventando questo paese (l’Italia, non Pavia). È successo che per la prima volta la retorica del mettere in gioco il proprio corpo come forma di protesta non violenta sia stata messa al servizio non di una nobile causa ma del programma del nascente Partito democratico. E un fatto positivo, significa che la campagna securitaria del centrosinistra raccoglie già i consensi della «gente». E considerato il soddisfacente risultato, non è il caso, come direbbe il ministro Amato), di fare della «sociologia d’accatto» soffermandosi sui dettagli spiacevoli dell’ultima cacciata degli zingari. L’altro giorno, per sbarrare la strada a un pullman che ne trasportava alcuni sgomberati dal sindaco Ds di Pavia, i cittadini di Torre d’Isola si sono sdraiati per terra al grido di «camere a gas!». Un bel passo avanti rispetto al caso di Opera dove i cittadini hanno solo incendiato un campo rom. A guidare il coro Michele Trombetta, vicesindaco del centrodestra. E ancora ieri, per impedire che due famiglie rom tornassero a Pavia, è entrato in scena Adelio Locardi (Ds). Una saldatura interessante. Ecco, forse, cosa intende l’ondivago Gad Lerner quando paventa le derive del «leghismo di sinistra». Ma Pavia non è che uno dei campi smantellati dalla furia progressista. Uno solo, forse, resterà nella memoria. Le baracche di Livorno, dove il 10 agosto, tra le fiamme, morirono quattro bambini. I genitori sono ancora in carcere con l’incredibile accusa di abbandono di minori, mentre la procura non ha escluso l’ipotesi di incendio doloso, e si tratterebbe allora della più efferata strage razzista della storia recente. Ma abbiamo già pianto abbastanza. Come direbbe Amato, piantiamola con i «dibattiti burattineschi».

(«Il manifesto», 5 settembre 2007)

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La vicenda dei Rom dell’ex Snia sul Primo amore:

La nostra Calcutta: emergenza umanitaria a Pavia

Emergenza Rom a Pavia

Inferno Snia # 1

Inferno Snia # 2








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 6 settembre 2007