La tara

Sergio Nelli



5 settembre
Qualche giorno fa ho messo qui una riflessione sull’iniziativa di Firenze contro i lavavetri, esprimendo la mia delusione e l’amarezza per il fatto che una presa di posizione dal carico simbolico così forte venisse proprio da una sinistra di antica e solida schiatta. In questi giorni non si è fatto che parlare di questo a livello nazionale e della esigenza di rispondere con fermezza alla microcriminalità. Scrivevo riprendendo il titolo di un manifesto elettorale "Contro la criminalità il cuore batte a destra". Gli interventi di stamani sui giornali a seguito di riunioni governative sulla sicurezza confermano in modo eclatante questa tendenza. Il ministro dell’interno Amato, in un’ intervista alla Repubblica di oggi, 5 settembre, sente il bisogno di liberarsi apertamente di certe filosofie di sinistra, giudicate irresponsabili e burattinesche. Egli individua il punto dolente di queste filosofie nel loro tentativo di addossare a cause sociali gli elementi che inducono, nella fattispecie, alla microcriminalità. Questa è la TARA da rimuovere insomma e la nuova sfida culturale del Partito Democratico, secondo Amato: smetterla di dare la colpa alla società. La severità e il richiamo alla responsabilità degli individui, nelle loro scelte buone o cattive, sarebbero due modalità per emanciparci da vecchie concezioni ottocentesche banalmente sociologistiche.
Sostenere che la ndrangheta è molto più pericolosa dei lavavetri, come qualcuno di sinistra ha detto, mi sembra solo casinismo. Ma altrettanto casinista è qualificare lavavetri e graffitari come criminali. Trascurando ogni forma di ragionamento sulla elasticità delle regole nelle nostre società, sul fatto cioè che la regola è continuamente modificata (dalla politica) a seconda di circostanze specifiche o d’emergenza come è accaduto recentemente con l’indulto (richiesto e appoggiato anche per ragioni umanitarie oltre che per insufficienza strutturale del sistema giudiziario e carcerario) o come capita quotidianamente con l’evasione fiscale o con le bordate allo stato di diritto in relazione al lavoro precario ecc. ecc. ecc., Amato si è tuffato come altri - assessori, sindaci, parlamentari e giornalisti - in un grande polverone mediatico che sembra l’unica risposta ai problemi che è oggi in grado di offrire la politica che conosciamo.
La controfilosofia antiburattinesca e iper-responsabile di Amato non indugia su toni interrogativi, presa com’è dalla foga delle ragioni forti e urgenti. A guardarle bene queste ragioni sono in realtà quelle che anche tutta la sinistra ha sempre abbracciato sposandole però con altre, volte a un’attenzione alla dimensione sociale dei problemi, al progetto di riforma contro l’iniquità e le disuguaglianze sui diritti fondamentali, e alla solidarietà in atto, senza l’attesa di una società migliore a venire. Ora, è evidente che Amato vuole separare le due cose, squalificando posizioni che, pur non minimizzando la responsabilità degli individui, inseriscono comunque i comportamenti umani e sociali in un contesto di motivazioni diverse e complesse e sostengono un’azione politica orientata sulla comprensione.
Amato rifiuta insomma deliberatamente questa attitudine di comprensione considerandola meramente giustificatoria e assolutoria.
In che cosa si distingua egli filosoficamente dalle forme di neoconservatorismo espresse dalla fine del secolo è difficile da comprendere. A giudicare da questa intervista, sembra in pochissimo . E il richiamo en passant a Gramsci pare un tic, una contrazione residuale, in una metamorfosi destrorsa e populistica ormai completamente dispiegata. Le "attenuanti sociali" devono essere spazzate via dalle preoccupazioni del nuovo Partito Democratico e già che ci siamo anche la filosofia: "Lasciamo la dottrina e la filosofia a Kant, ai filosofi, e misuriamo le politiche sullo loro efficacia."
Chiudo la mia giornata ascoltando le notizie degli ultimi telegiornali della notte. Non sono sicuro di aver speso il mio tempo in maniera in qualche modo proficua. Amato mette in guardia contro possibili svolte reazionarie e fasciste. La televisione mi trasmette sempre il senso di una mancanza di decoro. Spero almeno di dormire decentemente. Sono in ansia per le novità di Fioroni.








pubblicato da s.nelli nella rubrica a voce il 6 settembre 2007