L’eternità attraverso gli astri

Antonio Moresco



Ho trovato nelle settimane scorse, in pieno agosto, in un negozio di libri a metà prezzo, nelle edizioni SE (ormai pressoché introvabili nei normali circuiti di vendita ma che sono invece una miniera di testi splendidi e imprescindibili non più intercettati dagli altri editori) un libro leggendario e del tutto eccezionale e di cui avevo solo sentito parlare: L’eternità attraverso gli astri di Louis-Auguste Blanqui.
Blanqui -nato nel 1805 e morto nel 1881, uomo d’azione, rivoluzionario alla testa di numerose insurrezioni e rivolte, compresa quella del ’48 a Parigi, trentatre anni complessivi di galera, sei anni di esilio o libertà vigilata- durante la sua ultima reclusione a Fort du Taureau scrive, a sessantasei anni, un formidabile, sconcertante e inaspettato libro sull’eternità e sui corpi cosmici, dove sottopone a radicale negazione l’idea di storia e progresso, anticipa e radicalizza l’intuizione dell’eterno ritorno di Nietzsche, sconvolge i fragili e consolatori miti su cui si fonda la cosiddetta Modernità, allargando drammaticamente l’orizzonte e il palcoscenico della vita.
Ne trascrivo qui numerosi e ampli brani, per dare l’idea della potenza allucinatoria, sovversiva e conoscitiva di questo scritto:

"Questi mari, oggi così pacifici malgrado le loro lievi increspature, hanno conosciuto ben altre tempeste, quando turbinavano in fiamme divoranti sulle lave del nostro globo. E tuttavia è pur sempre la stessa massa di idrogeno e di ossigeno; ma quale metamorfosi!"

"Le povere comete giungono a migliaia per bruciare miseramente. Come farfalle, accorrono leggere dal fondo della notte per precipitare volteggiando attorno alla fiamma che le attira, e non si ritirano senza avere disseminato di relitti i campi dell’eclittica. Se dobbiamo dar credito ad alcuni cronisti dei cieli, dal Sole sin oltre l’orbita terrestre si estende un vasto cimitero di comete dalle luci misteriose, che appare la sera e la mattina delle giornate limpide. Si riconoscono le morte comete in quei fantasmi luminosi che si lasciano attraversare dalla vivente luce delle stelle."

"Gli astri nascono, brillano, si spengono e, anche se possono sopravvivere per migliaia di secoli al loro splendore ormai svanito, sono solo sepolcri vaganti consegnati alla legge di gravità. Quanti miliardi di questi gelidi cadaveri si trascinano così nello spazio tenebroso, in attesa dell’ora della distruzione, che sarà, contemporaneamente, quella della resurrezione!"

"Quando uno di questi immensi turbini di stelle, nate, gravitanti, morte insieme, dopo milioni di secoli finisce di percorrere le regioni dello spazio che gli si aprono davanti, si scontra sulle sue frontiere con altri turbini estinti, che gli si fanno incontro. Una mischia furibonda si scatena per anni su un campo di battaglia di miliardi di miliardi di leghe di espansione. Quella parte dell’universo non è più che un’immensa atmosfera di fiamme incessantemente solcate dalle folgori delle conflagrazioni che volatilizzano all’istante stelle e pianeti."

"Questi incontri di cadaveri siderali che si urtano per poi risorgere potrebbero sembrare un turbamento dell’ordine. Ma cosa accadrebbe se i vecchi astri morti, con il loro seguito di pianeti defunti, continuassero indefinitamente la loro processione funebre, allungata ogni notte da nuovi funerali? Tutte queste sorgenti di luce e di vita che splendono nel firmamento si estinguerebbero una dopo l’altra come lampioni di una luminaria. La notte eterna scenderebbe sull’universo."

"L’universo è eterno, gli astri sono perituri, e poiché costituiscono la totalità della materia, ognuno di loro è passato attraverso miliardi di esistenze. La gravità, attraverso i suoi traumi risuscitatori, li divide, li rimescola, li plasma incessantemente, al punto che non ve n’è uno che non sia composto dalla polvere della totalità degli altri. Ogni pollice di terra che calpestiamo ha fatto parte dell’universo intero. Ma è un testimone muto, e non racconta quel che ha visto nell’eternità."

"Se gli uomini danneggiano poco la materia, in compenso danneggiano molto se stessi. La loro turbolenza non altera mai seriamente la marcia naturale dei fenomeni fisici, ma sconvolge l’umanità. Bisogna dunque prevedere questo influsso sovversivo che cambia il corso dei destini individuali, distrugge o modifica le razze animali, dilania le nazioni e rovescia gli imperi. Certo, tali brutalità si consumano senza neppure graffiare l’epidermide terrestre. La scomparsa dei perturbatori non lascerebbe traccia della loro esistenza cosiddetta sovrana, e questo basterebbe a restituire alla natura la sua verginità, appena sfiorata."

"…Tali astri non restano ovviamente rinchiusi per sempre in categorie fondate sulle identità. Le conflagrazioni rinnovatrici li fondono, li mescolano incessantemente. Un sistema solare non rinasce, come la fenice, dal proprio rogo che contribuisce, al contrario, alla formazione di combinazioni diverse. Avrà la sua rivincita altrove, rigenerato da altre volatilizzazioni. I materiali sono ovunque gli stessi, i cento ’corpi semplici’, e le probabilità si equivalgono, essendo in gioco l’infinito. Ne risulta l’immutabilità dell’insieme attraverso la perpetua trasformazione delle parti."

"V’è tuttavia un grave difetto: l’assenza di progresso. Ahimè! Questi sosia sono volgari ristampe, ripetizioni. Gli esemplari dei mondi passati sono identici a quelli dei mondi futuri. Solo il capitolo delle biforcazioni resta aperto alla speranza. Non dimentichiamo che tutto quello che si sarebbe potuto essere qui, lo si è altrove, da qualche parte."

"E poi, sino a ora, per noi il passato rappresentava la barbarie e l’avvenire significava progresso, scienza, felicità, illusioni! Il passato ha visto su tutti i nostri globi-sosia sparire senza lasciare traccia le civiltà più splendide, e continueranno a sparire allo stesso modo. L’avvenire vedrà ancora su miliardi di terre le insipienze, le stoltezze, le crudeltà delle nostre antiche epoche. In questo momento, l’intera esistenza del nostro pianeta, dalla nascita alla morte, si riproduce in ogni particolare, giorno dopo giorno, su miriadi di astri fratelli, con tutti i suoi crimini e le sue sventure. Quel che chiamiamo il progresso è imprigionato su ogni terra, e con lei svanisce. Sempre e dovunque, sulla superficie terrestre, lo stesso dramma, lo stesso scenario, sullo stesso angusto palcoscenico, un’umanità turbolenta, infatuata della propria grandezza, che crede di essere l’universo e che vive nella sua prigione come se fosse un’immensità, per scomparire ben presto assieme al globo che ha portato con il più profondo disprezzo il fardello del suo orgoglio."

"Ogni essere umano è dunque eterno in ogni istante della sua esistenza. Quel che scrivo in questo momento in una cella di Fort du Taureau l’ho già scritto e lo scriverò in eterno, su un tavolo, con una penna, con vestiti e in circostanze assolutamente simili. Così per ognuno di noi."

Louis-Auguste Blanqui, L’eternità attraverso gli astri, SE.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 2 settembre 2007