Firenze utopia

Sergio Nelli



28 agosto
In questa Italia tristissima, un altro elemento di tristezza viene dall’iniziativa dell’assessore di Firenze Graziano Cioni (DS) contro i lavavetri, dal baccano mediatico che ha suscitato, subito applaudita da più parti e presentata perfino come necessaria. L’argomentazione decisiva per questo colpo di mano verte sull’aggressività di alcuni di questi lavoranti nei confronti di donne sole e di anziani. Insomma, non se ne può più e allora si manda la forza pubblica. C’è l’arresto o una multa salata. Tutti i telegiornali mettono la notizia con interviste, commenti, ecc. ecc. E’ evidente che la speranza in una Toscana riformatrice, capace di una autentica solidarietà, ancorata a una tradizione socialista e cattolico-liberale o di un cattolicesimo fortemente impegnato nella dimensione sociale, che tanti come me condividono, naufraga di fronte a queste prove. Invece di andare a risolvere, in controtendenza, questioni vitali delle persone extra ed intra comunitarie, si inscenano iniziative demagogiche come questa, degne di uno sceriffo leghista. All’automobilista basta dire no al lavavetri. È nel suo diritto, e se c’è un comportamento aggressivo chiamare il 113 o la polizia municipale. Ovviamente questo comportamento di buon senso, tolleranza e solidarietà urta con la nuova sensibilità che in questo caso esprime l’assessore Cioni. Si deve far piazza pulita, come si chiede anche per i Rom. "I cittadini lo vogliono", si dice. I nuovi miserabili devono invisibilizzarsi. La consapevolezza della complessità sociale contro i semplicismi egoistici e corporativi del vecchio e nuovo conservatorismo ha perso, perde continuamente, anche qui, nella città che il 30 novembre festeggia se stessa come prima abolitrice della pena di morte tra i paesi "civilizzati".
La rabbia non fa dormire.

29 agosto, ore 7.15.
Dopo la solita colazione al bar, compro tre giornali, cosa che non faccio mai: la Repubblica, il Manifesto e La Nazione. In tutti e tre in qualche modo in prima pagina c’è un riferimento all’iniziativa della giunta fiorentina. Dunque ciò che si avvertiva ieri, il senso di essere di fronte a una mossa dal forte valore simbolico, ne esce accresciuto. Gli argomenti a favore dell’iniziativa sono maggioritari. L’editoriale di Gad Lerner su Repubblica è sconcertante. I lavavetri, dice Lerner, fanno racket, dunque permettendo loro di stare ai semafori si ingrossa la piccola criminalità. Inoltre, i lavavetri prendono di mira donne sole e vecchiette esternando un’aggressività spesso criminale (i giornalisti hanno notizie che noi non abbiamo). Infine, essi fanno perno sui nostri sensi di colpa, ci ricattano con la loro disperazione e questo naturalmente è intollerabile. Dobbiamo chiudere i finestrini, barricarci nella macchine, difendere i nostri figli, dice Lerner. E c’è chi pensava invece che per i propri figli l’immagine del lavavetri fosse in qualche modo istruttiva, anche con il codazzo delle miserie e deformità fisiche che turba Lerner e famiglia. Non c’è niente di leghista in una cosa del genere, dice Lerner; anzi, siamo di fronte a uno spirito antileghista perché si afferma un forte richiamo alla legalità e al rispetto delle regole che vale come monito agli evasori fiscali e compagnia bella. Un accostamento davvero imprevedibile questo, che illumina; un connettivo per comprendere ciò che non si mostra, la verità nascosta dietro l’apparenza.
Ed io che per parte mia pensavo addirittura che quel tipo di attività in qualche modo preservasse i disperati dalla criminalità: evidentemente non avevo capito.
Il ministro Ferrero è contrario. Dice: "Fatta salva la sacrosanta repressione di comportamenti violenti, credo che affrontare in termini di ordine pubblico questioni che non lo sono vada nella direzione opposta a quella della mediazione sociale, che si dovrebbe invece mettere in campo per fenomeni del genere."
Insomma Ferrero non è Collodi ma sembrano parole dettate da una giusta postura.
Il baccano mediatico è evidentemente andato oltre le aspettative dello stesso Cioni. Prima di rientrare in casa e leggere i giornali, in una locandina vedo infatti Cioni che dice: "Non arresteremo nessuno." Allora?
Quello che si capisce da questa ennesima prova di confusione è che la politica usa la pulizia dai disperati, da quella massa di miserabili che cresce e intasa e spaventa, come una delle poche palestre praticabili per il consenso. Niente invenzioni, niente vere riforme, un continuo rimando all’impossibilità di fare, a forze sovrastanti la politica, vuoto, vuoto, perfino nelle parole, e un sacrificio delle ragioni buone, in nome del realismo con la benedizione della criminalità.
Quando lavoravo a Prato, qualche anno fa, ogni giorno per un certo periodo, ritornando a casa, vedevo un grande manifesto di Alleanza Nazionale che diceva: contro la criminalità il cuore batte a destra. Vero. Anche se il cuore in sé starebbe, sta a sinistra.








pubblicato da s.nelli nella rubrica a voce il 29 agosto 2007