Una modesta proposta elettorale

Antonio Moresco



Si fa un gran parlare, negli ultimi tempi, di riforma elettorale. La legge che abbiamo ora, nata da piccoli calcoli politici di breve respiro, è talmente impresentabile che è stata definita "una porcata" dallo stesso parlamentare che l’ha firmata. Sui partiti politici pende la spada di Damocle del referendum. Da qui le grandi -o piccole- manovre, i tentativi di accordi trasversali (sempre tenendo presenti le convenienze di singoli partiti e schieramenti "nuovi" che si stanno mettendo in campo), sul modello francese, su quello tedesco ecc…

La realtà è molto più drammatica e il problema molto più grave, più profondo e più vasto. Per le strutture politiche e i gruppi dirigenti sopravvissuti alla cosiddetta Prima Repubblica e per quelli sorti più o meno artificialmente dopo c’è un enorme problema di legittimazione, di ruolo, di funzione e di senso che nessuna legge o rimaneggiamento elettorale è in grado di nascondere. Mai come adesso i gruppi politici sembrano avere smarrito la loro capacità di progetto complessivo e la loro funzione. Mai come adesso appaiono platealmente dipendenti da altre strutture e da altre forze, palesi o occulte, con cui possono solo contrattare da una posizione gregaria la loro stessa presenza e dai cui bacini economici ed elettorali dipendono per la loro sopravvivenza.

Una tale insignificanza della politica non è cosa di cui essere contenti, è una tragedia nella tragedia. Ne va della sopravvivenza non tanto e non solo di alcuni piccoli gruppi dirigenti poltici che non meritano di sopravvivere ma del residuo di democrazia che esiste ancora nel nostro paese. I vuoti vengono riempiti. Con cosa verrà riempito questo vuoto della politica? Caduta questa labile intercapedine politica non più in grado di svolgere la sua funzione di proiezione, mediazione, progetto e governo e che non riesce neanche più a nascondere le forze reali che si combattono per i loro interessi particolari e la loro potenza, chi occuperà questo spazio?

Gli esempi di questa abdicazione e di questa paralisi sono molti: le emergenze sociali dai caratteri nuovi che si crede di poter risolvere trasformandole in problemi di ordine pubblico e col ricorso alla sola forza (come il caso-limite, per insipienza politica e maldestra arroganza, dei Rom a Pavia -di cui abbiamo parlato spesso su questo sito- dimostra in modo lampante); la preparazione di una nuova legge per regolamentare le unioni e le convivenze civili (Dico, ecc…) improvvisamente bloccata dopo l’altolà delle gerarchie vaticane; la tragica incapacità della politica (dominata a livello nazionale e internazionale da giganteschi e ciechi interessi economici e militari e dalle loro strutture di supporto) di conquistarsi sul campo il suo indispensabile ruolo di fronte alle emergenze ambientali e di specie che abbiamo di fronte, ecc ecc…

Se è vero che bastano le generalizzazioni totalitarie dei soli meccanismi economici, finanziari e bancari emersi come vincenti in questa epoca per risolvere i nostri problemi di sopravvivenza umana e di specie; se basta creare le condizioni perché nulla interferisca con la crescita incontrollata e suicida delle grandi holding e dei loro supporti tecnologici, militari, mediatici e di intelligence che tengono in scacco partiti e governi per far fronte in modo proporzionale al disastro prodotto proprio da queste stesse forze e da queste stesse logiche; se bastano le sole strutture militari e di polizia per risolvere gli enormi problemi sociali determinati dagli squilibri della distribuzione della ricchezza su questo pianeta e dalle migrazioni umane presenti e future; se bastano i precetti della Chiesa Cattolica per risolvere il problema della regolamentazione delle brevi vite umane e delle loro convivenze nelle più ampie strutture della vita associata, ecc ecc… allora perché mantenere in vita queste strutture politiche coi loro gruppi dirigenti autoreferenziali, inconsistenti e arroganti, che lottano solo per la propria sopravvivenza senza neppure rendersi conto del danno generale che tutto questo comporta e che stanno segando il ramo su cui essi stessi sono seduti?

Allora, in mezzo alle diverse proposte di leggi elettorali, avanzo anch’io la mia modesta proposta: alle prossime elezioni, stanchi di trovarci di fronte a una lista di simboli di partiti e partitini che hanno dimostrato -ciascuno a suo modo- la loro vuota demagogia, inutilità, ipocrisia, sudditanza, mancanza di reale ruolo politico e legittimità, chiediamo che vengano direttamente stampati sulla scheda elettorale i nomi e i simboli delle strutture e delle forze che contano veramente:
Vaticano
Massoneria
Banche
Confindustria
Mediaset
Cooperative
Forze armate
Polizia
Carabinieri
Servizi Segreti (meglio direttamente la Cia, per saltare inutili intermediari)
Mafia
Camorra
………
………
Così ci sarà almeno un po’ più di chiarezza. Così queste grandi caste non si limiteranno ad agire come gruppi di pressione, condizionamento e controllo, succhiando risorse al paese e tenendo perennemente sotto scacco le piccole caste politiche che fingono di governare, ma dovranno farsi carico della situazione generale e dei bisogni complessivi e dotarsi di un progetto di governo dell’intera società e non di alcune sue singole parti.

In caso contrario, se dimostreranno di non essere in grado di svolgere questo compito, le vecchie forze politiche si sveglieranno forse dal loro sonno e dalla loro impotenza e altre e nuove forze nasceranno e si conquisteranno con le idee e con la lotta la loro insostituibile e proporzionale funzione e la loro legittimità.








pubblicato da a.moresco nella rubrica democrazia il 26 agosto 2007