Valicatori di confini

Carla Benedetti



Un bambino si dirige confusamente verso la piazza in cui avrà luogo l’esecuzione del padre. Sospinto di qua e di là dalla folla inquieta, assiste impaurito all’impiccagione.

Sono tra le pagine più belle del breve romanzo di Ron Kubati Il buio del mare (Giunti, pp. 105, E.12,50) tutto narrato dalla prospettiva del ragazzino. Il motivo della condanna a morte è banale: un deficit nel negozio di verdura di cui l’uomo è il gestore. Il paese potrebbe essere l’Albania socialista ma l’ambientazione resta volutamente vaga. Invece a stagliarsi con forza, in questa narrazione dai toni quasi fiabeschi, è la condizione universale dell’adolescenza, con il suo malessere costituivo, fatto di ansia, curiosità, paura, orrore, ma anche di apertura trasognata e visionaria alle cose. Qualcuno si muove nel mondo (e tra le cattiverie e le ottusità degli uomini, rese ancora più tristi dalla dittatura) mentre ancora non è in grado di spiegarlo - o ancora non ha, come gli adulti, l’illusione di poterne dominare l’esperienza per mezzo di categorie interpretative già date. In questo spaesamento si può anche leggere la condizione del "valicatore di confini", cioè il trauma e insieme lo slancio vitale dell’immigrazione, che forza all’allargamento del contesto e ha in sé anche la possibilità del mutamento. Alla fine il ragazzino fugge dal paese attraverso il mare.

Kubati è nato a Tirana nel 1971 e ha studiato all’Università di Bari. Questo è il suo terzo libro in italiano. Quando era ancora inedito e intitolato "Luca", il romanzo ha vinto il premio letterario "Popoli in cammino".

Sulla "letteratura migrante", che ormai è una realtà cospicua del nostro paese, sull’arricchimento che porta, sul suo valore non solo documentario ma anche letterario, è già stato detto molto. E anche sul rischio che la categoria, ormai diventata anche un genere editoriale, possa ingabbiare le diverse voci dentro a uno stereotipo. Ma questa è oggi la sfida di tutti quelli che scrivono. Viviamo in una società normalizzatrice in cui ogni singolarità è mal tollerata, criminalizzata, oppure ritenuta poco spendibile nella comunicazione e nel mercato.

(pubblicato su "L’espresso" n. 30, 2007)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 13 agosto 2007