Cosa cambia

Romolo Bugaro



Come tutti sanno, pochi giorni fa Giovanni De Gennaro è stato dimissionato dall’incarico di capo della Polizia. Come tutti sanno, il motivo del dimissionamento risiede in una (presunta) storia di false testimonianze e false informazioni al pubblico ministero, con riferimento al blitz della polizia all’interno della scuola Diaz durante il G8 del 2001.

Ferrucci era presente a Genova quell’estate, come giornalista e come osservatore. Insieme a migliaia di altri ha vissuto la città, ha corso a perdifiato per sottrarsi alle cariche, respirato il fumo acre dei lacrimogeni sparati durante gli scontri, visto all’opera le spranghe dei Black-bloc. Come giornalista, ha avuto accesso alla «Zona Rossa», una zattera di quiete metafisica nel centro esatto della tempesta. L’esperienza del G8 è stata per lui forte, traumatica, tanto da darne conto sei anni dopo in un romanzo che arriva oggi in libreria, Cosa cambia (Marsilio, 188 pagine, 16 euro).

Anche l’episodio dell’irruzione nella scuola Diaz è trattato nel libro. «Un calcio. Uno solo, fra tutti. Non più potente. No. Più preciso. Secco. (…) Scrock. Questo — immaginatevelo — il rumore. La punta rinforzata dell’anfibio addosso alle costole di Magdalena. Fracassate. Una fitta atroce e braccia giù, adesso. D’istinto, a proteggere il cuore da quel dolore».

Ispirare un lavoro letterario ad un fatto di cronaca forte» è sempre piuttosto rischioso. C’è il pericolo dell’appiattimento sulla cronaca, appunto. E quello, ancora più insidioso, del costruire un romanzo a tesi. Ferrucci ha saputo evitare entrambi questi rischi. Li ha evitati grazie alla costruzione del libro, che vive su differenti piani narrativi e temporali, e grazie alla qualità della scrittura. In effetti il suo resoconto minuzioso, precisissimo e terribile di quanto avvenuto nell’estate del 2001 è anche un’occasione per aperture dello sguardo in direzioni diverse e molto private. Cosa cambia racconta il ritorno a Genova, oggi, di un uomo che porta con sé, vivido, il ricordo del G8, ma anche il peso del proprio disagio esistenziale. Alle sue spalle c’è la rottura di una lunga relazione, la difficoltà di trovare un passo nel mondo, e il ricordo di un amore sbocciato proprio in occasione dei fatti di Genova.

Nel libro di Ferrucci, — nella mente del suo protagonista — pensieri privatissimi si legano e si sovrappongono al ricordo dei fuochi, dei gas, della violenza cieca e improvvisa di quell’estate di tanti anni prima, dando vita ad una fusione affascinante fra storia pubblica e storia privata, eventi inconfessabili anche a se stessi ed eventi che hanno segnato la storia politica e giudiziaria di questo Paese.

Spesso il passato torna a farci visita. Forse la vera cifra del nostro vivere risiede proprio lì, negli anni trascorsi. Nel libro di Ferrucci il passato è un dolore intimo, prezioso, al quale mai e poi mai bisogna cercare di sottrarsi. «Memoria» scrive Ferrucci. «C’è la tua e quella della storia, quella dei sentimenti e quella dei fatti. E c’è una frase che mi ha detto l’avvocato e che io ho annotato parola per parola. La memoria, mi ha detto, non è neutra, è un conflitto costante».

Roberto Ferrucci è soprattutto un narratore dell’osservazione. Il suo primo libro, Terra Rossa, uscito nel 1993 presso Transeuropa e più volte ristampato presso altri editori, è un’analisi minuziosa, spietata e struggente della nascita e della fine di un amore. Un suo libro successivo, Andate e ritorni, è uno sguardo sul Nord-Est dei capannoni e delle tangenziali, da Marghera a San Giovanni Lupatoto . Adesso quest’ultimo titolo riunisce lavoro di osservazione e lavoro di scavo interiore, trasportando davvero chi legge nel regno di una verità pronunciata a bassa voce, là dove tutti gridano.

In Cosa cambia il lettore ritroverà, come le avesse vissute in prima persona, la paura e la violenza dei giorni del G8, ma incontrerà anche molto altro. Dalle canzoni di De André a quelle degli U2, dalle immagini sfocate delle telecamerine a quelle trasmesse in fretta via cellulare, dal ricordo dei giorni lontani di Radio Alice a Bologna fino a quello, pure lontano, dei colpi perfetti di Borg alle finali di Wimbledon. Roberto Ferrucci è un autore che trasferisce tutto il proprio mondo (interiore, simbolico, culturale) in ogni storia che scrive e proprio questa, credo, è la sua forza.

Pubblicato su Corriere della Sera – Corriere del Veneto, mercoledì 4 luglio 2007.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 19 luglio 2007