The poors suck

Sergio Baratto



“Avvenne che un inverno fu aspro e Jean non ebbe lavoro. La famiglia restò senza pane: sette fanciulli senza pane, proprio così. Una sera di domenica, Maubert Isabeau, fornaio sulla piazza della chiesa a Faverolles, si coricava, quando sentì un violento colpo nella vetrina a inferriata della bottega; accorse e fece in tempo a vedere un braccio che passava attraverso il foro praticato con un pugno nel vetro, attraverso l’inferriata. Il braccio afferrò un pane e lo portò via. Isabeau uscì in fretta; il ladro se la diede a gambe, ma l’altro lo rincorse e lo fermò. Era Jean Valjean; aveva buttato via il pane, ma gli sanguinava ancora il braccio. Questo accadeva nel 1795. Jean Valjean fu tradotto davanti ai tribunali del tempo ‘per furto notturno con scasso in una casa abitata’ (…). Jean Valjean fu dichiarato colpevole, poiché le disposizioni del codice erano formali…” (V. Hugo, I miserabili)

Mi ricordo che quando ero piccolo e leggevo cose come queste venivo colto – prima ancora che dall’indignazione – da un senso di sbigottimento. Mi chiedevo se fosse davvero esistita un’epoca in cui la società era così crudele, così priva di pietà per i poveri. Una volta ho chiesto spiegazioni ai grandi: “Veramente esisteva gente come Scrooge? Veramente c’è stato un tempo in cui una piccola fiammiferaia poteva morire di freddo sotto l’occhio indifferente dei cittadini mangiati e incappottati?

Inoltre ero letteralmente ossessionato dalla piccola fiammiferaia. Avevo un libro di fiabe illustrate in cui la si distingueva molto bene, rannicchiata nella neve in un angolo, davanti al viavai menefreghista della gente. Era bellissima, ero innamorato di lei. Non riuscivo a sopportare la sua morte.

Faceva un freddo tremendo; nevicava, e saliva la buia notte; era anche l’ultima sera dell’anno, la vigilia di Capodanno. In quella oscurità e con quel freddo, una bambina povera camminava per la strada, col capo scoperto e i piedi nudi…
La bambina camminava ora coi piedini nudi, che eran rossi e bluastri dal freddo; nel vecchio grembiulino portava una quantità di fiammiferi, e un mazzetto ne teneva in mano, andando; nessuno, però, quel giorno, aveva comprato niente da lei, nessuno le aveva dato un soldino; e canmminava infreddolita e affamata…
Nell’alba fredda, all’angolo tra due case, sedeva una bambina con le guance colorite e il sorriso sulle labbra: morta assiderata nell’ultima notte dell’anno…

(H. C. Andersen, La piccola fiammiferaia)

Nella mia testina scempia da bambino un po’ pirla si scatenavano tempeste di rabbia. Mi sembrava evidente la colpa della collettività. Col cazzo era volata fino a Dio! Non ci cascavo. La mia piccola fiammiferaia era stata assassinata!

Insomma, i grandi mi hanno risposto che una volta era così, ma che adesso certe cose erano cambiate, che la società aveva capito che la povertà non era un delitto e si cercava di evitare che persone come Jean Valjean fossero costrette a rubare per potersi sfamare. E che le piccole fiammiferaie non esistevano più. Del resto, mi hanno detto, l’hai mai vista tu una piccola fiammiferaia per strada? E io cosa potevo rispondere? Certo che no, abitavo ad Abbiategrasso, mica a Copenhagen. Dalle mie parti i fiammiferi li facevano in fabbrica, a Magenta.

Infine la mia vita di fruitore compulsivo di cartoni animati era funestata da una serie interminabile di disgrazie e storture: Geppetti mezzi assiderati, Pinocchi ingiustamente perseguitati da gendarmi totalmente sprovvisti di pietas, nababbi reazionari che cacciavano i figli perché rei di aver sposato una donna del popolo. Alla mia nebulosa e impressionabile immaginazione, l’Ottocento si presentava come un secolo barbaro, dominato da una sostanziale malvagità, abitato esclusivamente da poveracci maledetti dalla sorte, sbirri crudelissimi al servizio giudici crudelissimi, ricconi crudelissimi e due o tre eccezioni filantropiche (di cui però sospettavo che fossero state inventate di sana pianta per imbastire il lieto fine).

Oggi, sfogliando il Corriere, a pagina 7 della cronaca di Milano ho trovato queste due notiziole, una a firma Alberto Berticelli, una anonima. Le trascrivo qui così come sono, anche perché presentano alcuni curiosi arcaismi (“Colti con le mani in fallo..”, “ch’erano di ronda…”) che contribuiscono a dare una coloritura – manco a dirlo – ottocentesca. Solo il grassetto è mio, e serve semplicemente a evidenziare i passi che mi hanno colpito di più.

VIA DA MILANO GLI STRANIERI SENZA LAVORO
Si comincerà dai mendicanti, dai ragazzi storpi che chiedono l’elemosina a centinaia di semafori della città, da chi non ha dimora. Poi i controlli si estenderanno a macchia d’olio anche nei campi rom. Le persone fermate verranno identificate.
Nomi e impronte verranno immagazzinati in un cervellone elettronico – una vera e propria banca dati – a disposizione delle polizie municipali di tutti i comuni della provincia. È questa l’idea più forte (“un’autentica rivoluzione”) emersa ieri al termine di una riunione operativa che si è tenuta in questura e alla quale hanno partecipato tutti i rappresentanti delle forze dell’ ordine.
Tema di fondo: come comportarsi con quella massa di cittadini anche comunitari (romeni e bulgari ad esempio) che hanno invaso Milano ma che non si sa di che cosa vivano.
Il vicesindaco Riccardo De Corato tira dritto per la strada indicata giorni fa. “Nel rispetto del decreto legislativo che ha recepito la direttiva dell’Unione europea per la permanenza dei cittadini europei negli stati membri, da settimana prossima i vigili urbani cominceranno ad accertare la regolare presenza sul territorio”. Un giro di parole per dire quali sono le linee guida per evitare l’invasione di persone straniere indesiderate pur rispettando la direttiva relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare negli stati membri. La direttiva spiega però che questi cittadini devono avere i mezzi per sostenersi. Ecco allora l’appiglio per poter allontanare mendicanti, accattoni, senza fissa dimora, diseredati. Comincerà con un’accurata mappatura e la verbalizzazione da parte di tutte le forze dell’ordine. “Così – spiega De Corato – potremo capire se uno straniero identificato per esempio a fine luglio e ricontrollato a novembre abbia i requisiti o meno per rimanere sul nostro territorio”. Polizia, carabinieri e vigili, in questi mesi, faranno ognuno delle osservazioni che sfoceranno in ulteriori direttive tecniche.
Lo straniero che verrà pizzicato la seconda volta dovrà dichiarare la residenza, dimostrare di avere un lavoro, disporre di assistenza sanitaria. Chi non è in regola verrà espulso.

Due clandestini sorpresi in un supermarket di Corsico. “Avevamo fame” RAZZIANO LATTE E BRIOCHE, UCRAINI DENUNCIATI
Ladri? “Avevamo fame. Siamo stati costretti a rubare”. Colti con le mani in fallo su latte e brioche, due ucraini irregolari, appena sbarcati in Italia, si sono giustificati così alla polizia locale di Corsico: I. C., 28 anni, e M. K., di 34, sono stati scoperti in un supermercato a rubare generi alimentari. Gli stranieri erano arrivati a Corsico, cintura sud-ovest di Milano, pochi giorni fa. E vana, finora, era stata la ricerca di un lavoro. Disoccupati e affamati, sono stati denunciati per furto. E ora saranno espulsi.
L’altra notte, presi dai morsi della fame, sono entrati in un supermercato forzando la porta sul retro e hanno portato via 21 litri di latte, banane, Coca-Cola e brioche. “Avevamo fame”, hanno detto in un italiano stentato ai vigili urbani ch’erano di ronda. Una giustificazione plausibile, dato che tra i generi rubati non c’erano né alcolici né oggetti di valore. I due sono stati denunciati e portati in Questura, a Milano, per le pratiche di espulsione. “Il Comune di Corsico – spiega il sindaco, Sergio Graffeo – è molto impegnato in interventi di solidarietà e di mediazione con gli stranieri. Ma l’aiuto non può essere confuso con il permesso a delinquere. Le regole vanno rispettate. Da tutti”.

Mi sa che da bambino mi hanno raccontato tante palle.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 18 luglio 2007