Nec reges nec potestates #6

Sergio Baratto



"Si avvicina un processo di purificazione…"
Monsignor Adolfo Tortolo, presidente della Conferenza Episcopale Argentina, 29 dicembre 1975

Dopo il golpe del 24 marzo 1976, furono pochi gli esponenti della gerarchia cattolica che protestarono e si opposero al clima di violenza instaurato dalla giunta militare argentina. Fu per esempio il caso di Enrique Angelelli e Carlos Ponce de Léon. Il destino, un imperscrutabile disegno divino o una mano di gran lunga più terrena non diedero loro la possibilità di esprimere la loro contrarietà per molto tempo.

Monsignor Angelelli, vescovo di La Rioja, era inviso all’oligarchia locale (tra cui la famiglia del futuro presidente argentino Menem) per le sue prese di posizione in favore dei ceti più poveri. Il 4 agosto 1976 il cadavere di Angelelli fu trovato accanto alla sua macchina, con il cranio sfondato, lungo la strada per La Rioja. Il vescovo vi si stava recando per consegnare alle autorità militari un dossier sull’uccisione di alcuni sacerdoti della sua diocesi. La sua morte fu archiviata come incidente automobilistico, e lo stesso episcopato si affrettò ad avallare questa versione.

Monsignor Ponce de Léon, vescovo di San Nicolás, morì in un altro misterioso incidente stradale un anno dopo, l’11 luglio del 1977. Si stava recando presso la nunziatura apostolica per consegnare un dossier sulla repressione illegale (sequestri e torture) nella sua diocesi.

Nel dicembre del 1976, la Conferenza Episcopale Argentina inviò un messaggio al capo della giunta militare, il generale Videla: "In occasione delle prossime feste natalizie e per esprimere i nostri fervidi e cordiali auguri di un felice natale (…) a sua Eccellenza e a coloro che la accompagnano nel duro e rischioso compito di servire la Patria anche a costo della vita, questa Commissione Permanente saluta sua Eccellenza con la più distinta considerazione e la promessa di umili e quotidiane preghiere al Signore".

Quelle che seguono sono alcune dichiarazioni pubbliche di alti prelati che ebbero rapporti con i militari argentini negli anni della dittatura.

"Bisogna ricordare che si errerebbe facilmente in buona fede contro il bene comune, se si pretendesse che gli organi di sicurezza agissero con la purezza chimica dei tempi di pace, quando ogni giorno scorre il sangue… [Se si pretendesse] di eliminare disordini di cui tutti conosciamo la gravità (…) senza accettare il sacrificio, in nome del bene comune, di quella quota di libertà che la congiuntura richiede; o se si cercasse, in base a presunte ragioni evangeliche, di introdurre soluzioni marxiste" (Documento della Conferenza Episcopale Argentina, 15 maggio 1976).

"Se qualche membro della Chiesa ha avallato (…) questi atti, lo ha fatto su sua responsabilità personale…" (Dichiarazione della Conferenza Episcopale Argentina, 8 marzo 1995).

"L’Esercito sta espiando l’impurità del nostro Paese… i militari si sono purificati nel Giordano del sangue perché possano porsi alla testa del Paese intero…" (Monsignor Victorio Bonamín, provicario delle Forze Armate, omelia del 23 settembre 1975).

"La lotta anti-guerrigliera è una lotta per la Repubblica Argentina, per la sua integrità ma anche per i suoi altari… Questa lotta è una lotta in difesa della morale, della dignità umana, è una lotta in difesa di Dio… Perciò invoco la protezione divina in questa guerra sporca in cui siamo impegnati…" (Monsignor Bonamín, 6 dicembre 1977).

"La CIDH [Commissione Interamericana dei Diritti Umani] non sarebbe dovuta venire, ma con grande generosità il governo ha acconsentito … Una commissione straniera che non ha alcun titolo per venire a farci l’esame… Tuttavia, visto che sono venuti, prego Dio che siano obiettivi e non si lascino influenzare da chi ha creato questo problema in Argentina: le famiglie di quei guerriglieri che hanno ucciso, sequestrato e rapito…
L’Argentina è uno dei paesi più tranquilli e in cui i diritti umani godono di maggior rispetto. Non mi pare proprio che in questo momento in Argentina si imprigioni, si ammazzi, si calpestino i diritti umani… Se poi si verificano dei casi individuali… siamo uomini, ma non mi risulta che esista una situazione del genere. Ad ogni modo, vengo dall’Europa e le assicuro che l’Argentina è molto più tranquilla. In Argentina una donna può andare in giro di notte in tutta sicurezza."

(Monsignor Octavio Nicolás Derisi, vescovo ausiliario di La Plata, filosofo tomista, fondatore e rettore dell’Università Cattolica Argentina, 11 settembre 1979).

"A volte la repressione fisica è necessaria, è obbligatoria e, in quanto tale, lecita" (Monsignor Miguel Medina, vicario generale delle Forze Armate, aprile 1982).

"In Argentina non ci sono fosse comuni e ad ogni cadavere corrisponde una bara. Tutto è stato regolarmente registrato nei libri relativi… Desaparecidos? Non bisogna confondere le cose. Lei sa che vi sono desaparecidos che vivono tranquillamente in Europa…" (Monsignor Juan Carlos Aramburu, arcivescovo di Buenos Aires e cardinale; dichiarazioni rilasciate al quotidiano "Il Messaggero", 19 novembre 1982).

"È una rivincita della sovversione e una porcheria. Si tratta di una Norimberga al contrario, in cui i criminali giudicano coloro che hanno sconfitto il terrorismo" (Monsignor Antonio Plaza sul processo contro i militari, 21 maggio 1985).

"Il Paese possiede una sua ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee, diverse ed estranee, la nazione reagisce come un organismo, con anticorpi contro i microbi, e si genera così la violenza… In questo caso, si dovrà rispettare il diritto fin dove è possibile… I valori cristiani sono minacciati dall’aggressione di una ideologia che il popolo rifiuta. Perciò a ciascuno spetta una parte di responsabilità, alla Chiesa come alla Forze Armate; la prima (…) accompagna le seconde non solo con la preghiera, ma anche con azioni di difesa e promozione dei diritti umani e della Patria…" (Monsignor Pio Laghi, nunzio apostolico, 27 giugno 1976).

"Come potevo supporre che stavo trattando con dei mostri, capaci di buttare persone dagli aerei e altre atrocità simili? Mi si accusa di delitti spaventosi per omissione di aiuto e di denuncia, quando il mio unico peccato era l’ignoranza di ciò che veramente stava succedendo…" (Sempre monsignor Pio Laghi, 27 aprile 1995).

"La Chiesa non deve fare alcun esame di coscienza, né tanto meno chiedere perdono alla società argentina" (Monsignor Edgardo Storni, maggio 1995).

Si calcola che furono centoventicinque i sacerdoti stritolati dalla macchina repressiva della dittatura: "preti rossi", li definivano i militari, così come "vescovi rossi" erano stati chiamati i vescovi Angelelli e Ponce de Léon.
La dittatura militare terminò nel 1983. Chi dice che fu una conseguenza della disfatta delle Falklands. Forse invece fu semplicemente perché aveva portato a termine con successo il suo arduo e rischioso compito, la purificazione profetizzata e invocata da monsignor Tortolo. Secondo le stime più attendibili, i desaparecidos furono circa 30.000.

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Fonti:

molte delle citazioni sono riprese da questa sezione del sito nuncamas.org, ricchissimo di materiale.

Sulla Chiesa argentina ai tempi della dittatura:
www.elortiba.org/sm.html
www.galeon.com/elortiba/sp.html
www.nuncamas.org/
www.desaparecidos.org/arg/

[6 - continua. Qui le parti precedenti.]








pubblicato da s.baratto nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 16 luglio 2007