IL MOLOSSO

Tiziano Fratus



LI BOCCA | hiroshima

PICTA I

del resto non siamo tenuti a conservare nei cuori o comunque in
qualche anfratto del costato le ferite d’una esplosione nucleare
l’inizio dell’era in cui l’uomo è penetrato nei segreti dell’atomo
bisbigliando appoggiato al grande orecchio di dio
non te lo puoi immaginare il rumore che sorge dalla luce azzurra
questa massa d’aria in espansione che sospinge a strappi ogni
oggetto lontano dal suo epicentro
come se un mondo nuovo si innestasse in pochi attimi al centro
del mondo che conosciamo un mondo che cresce a dismisura
dentro un altro
l’aria frusta via la pelle il fuoco arde ogni millimetro di terra e di
cielo imprigiona le ombre delle anime nei sassi nei cementi
il silenzio assorda i resti dell’umanità
non c’è scampo per gli occhi gonfi lacrimevoli ingannati
a breve la pioggia che penetra la pelle ustiona mentre pare lenire
il bruciore delle ferite
i cadaveri carbonizzati appesi come manichini nelle acque diafane
del fiume
i fiori mostruosi che già iniziano a spuntare dalla terra calda
il ferro contorto dei giochi dei bambini nei deserti fumanti dove
figuravano asili scuole parchi
un esercito a occhi bendati di bulldozer ha spinato le altezze della
città che ora si conta per frammenti per chicchi per mucchi
il sapore della vittoria non è mai stato tanto amaro

PICTA II

la lunga marcia di superstiti scolpisce in silenzio le vie del centro
che conducono al mausoleo della pace
anche i segnali stradali oggi osservano un rispettoso cordoglio
indicano ai passanti di oltrepassare gli incroci con cautela
senza correre e senza sbraitare
evitando di ascoltare per un giorno la musica a tutto volume
l’ospedale per la cura dei malati dovuti alle radiazioni venne
costruito con la lotteria postale del nuovo anno
il museo che vide le macchine da presa dei francesi splende nelle
sue vetrate sotto gli occhi dei turisti
qualche giornalista ancora rammenta le proteste occidentali per
la decisione di selezionare un sopravvissuto all’atomica come
tedoforo per le olimpiadi di tokyo del sessantaquattro
l’imperatore s’inchina di fronte al rumore impietoso della tragedia
il giappone ha scoperto il significato profondo delle parole
umiliazione e vergogna in pochi giorni fra i bombardamenti a
hiroshima e nagasaki e l’ora in cui la voce del figlio di dio parlava
alla nazione nonostante il tentativo di colpo di stato degli ultimi
militari
per chi non sopravvisse all’orrore di udire la voce di dio alla
radio era come trovarsi di fronte all’inevitabile una voce afflitta
disperata comunicava
è piegandoci ai tempi e al destino che abbiamo deciso di aprire
la strada per una grande pace per tutte le generazioni future,
sopportando l’insopportabile e soffrendo l’insoffribile
la lunga marcia ha resistito alle rivolte di piazza contro il governo
liberaldemocratico
ha superato con alcune perdite la parentesi contestataria degli
anni sessanta guidata dai movimenti studenteschi
ha superato la corsa ai titoli di stato americani degli anni ottanta
pochi vecchietti incerti proseguono a camminare a testa bassa
alcuni a occhi chiusi invocando il perdono verso l’uomo e verso
sé stessi nell’unica lingua possibile

IL MOLOSSO
poema d’un’anima
Torino Poesia 2007








pubblicato da g.fuschini nella rubrica poesia il 20 giugno 2007