Il regime clericale

Immanuel Kant



Il regime clericale è dunque la costituzione di una chiesa, in quanto in essa domina un culto feticista, ciò che è da riscontrarsi tutte le volte che non principii della moralità, ma comandamenti statutarii, regole di fede ed osservanze costituiscono la base e l’essenza della chiesa. Ora ci sono certamente parecchie forme di chiese, nelle quali il feticismo è così vario e così meccanico che sembra quasi debba escludere anche ogni moralità, quindi ogni religione, e debba sostituirsi anzi ad essa, in modo tale da finire molto vicino al paganesimo. Ma il più o il meno non hanno niente a che fare qui, ove il valore o il non valore dipende dalla natura del principio, che obbliga sopra ogni altro. Quando questo principio impone l’umile sottomissione ad un dogma, come culto servile ma non libero omaggio che si deve rendere prima di tutto alla legge morale, per quanto poche possano essere le osservanze imposte, basta che esse siano dichiarate come assolutamente necessarie perché si abbia comunque una credenza feticista; mediante la quale è governata la moltitudine, che, con la sua sottomissione all’obbedienza d’una chiesa (non della religione) vien derubata della sua libertà morale. La costituzione di questa chiesa (gerarchia) può essere monarchica, aristocratica o democratica: ciò riguarda solo la sua organizzazione; ma sotto tutte queste forme la sua costituzione è e rimane immutabilmente dispotica. Là, ove statuti relativi alla fede sono inclusi nel numero delle leggi costituzionali, ivi domina un clero, il quale crede di poter assolutamente fare a meno della ragione ed anche, in fin dei conti, della dottrina biblica, perché esso, come unico autorizzato custode ed interprete della volontà del legislatore invisibile, ha l’autorità esclusiva di regolare le prescrizioni della fede, e, perciò, munito di questo potere, ha la facoltà non di convincere, ma solo di ordinare.
Ora, siccome al di fuori di questo clero, tutti gli altri sono laici (non esclusi i capi della comunità politica), in definitiva, la chiesa domina lo Stato, non propriamente mediante la forza, ma mediante l’influenza sugli animi, ed anche, del resto, mediante il vanto dell’utilità che lo stato, presumibilmente, deve poter trarre da un’obbedienza incondizionata, a cui una disciplina spirituale ha abituato lo stesso pensiero del popolo. Ma in questo stato di cose, inavvertitamente, l’abitudine all’ipocrisia soffoca la lealtà e la fedeltà dei sudditi, li prepara ad essere scaltri, per fingere di compiere anche i doveri civici; e, come tutte le volte che si parte da principii sbagliati, si ottiene proprio il contrario di ciò che ci si era prefissi.

[Ringrazio Maria per avermi segnalato il brano. SB.]








pubblicato da s.baratto nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 18 giugno 2007