The Zibaldone

Franco D’Intino



Cari amici,
incredibilmente il conto corrente indicato da Il Primo amore per sostenere la traduzione inglese dello Zibaldone, rimasto quasi a secco per molti giorni, ha avuto una piccola ma significativa impennata dopo che Silvio Berlusconi ha deciso di finanziare il progetto. Che vorrà dire?
Nelle prossime settimane, non appena la somma diventerà consistente, informerò i lettori in maniera dettagliata.
Da parte mia, dico solo: benvengano ulteriori sottoscrizioni. Per tradurre e curare l’opera rapidamente saranno necessari più soldi di quelli chiesti (ma non ci preoccupiamo, perché la cifra aggiuntiva non sarà altissima e in qualche modo si tirerà fuori, fosse pure dalle nostre tasche: lo scoglio vero erano i 100.000 indispensabili).
E ancora: benvengano, perché nella lista finale dei sottoscrittori sarà bello poter affiancare ai grandi sponsors anche tanti nomi di gente comune, di lettori, di appassionati...
E ora una breve storia del progetto.
E’ nato nell’anno del bicentenario, il 1998, quando a Birmingham con il collega Michael Caesar, un leopardista inglese, fondammo il Leopardi Centre. Da allora, un convegno, molti seminari, lezioni, ospiti, discussioni, tanto pubblico. Siamo riusciti a dare borse di studio a molti studenti che volevano studiare Leopardi (tutte le informazioni sul sito http://www.leopardi.bham.ac.uk). Mi piace ricordare Benedetta Bini, che ci salvò da una catastrofe all’epoca del convegno con un contributo speciale dell’Italian Cultural Institute di Londra, e Gina Lagorio, generosissima sponsor di varie borse.
Ma l’obiettivo principale è sempre stato (prima segretamente, poi man mano più baldanzosamente ad alta voce) la traduzione dello Zibaldone. Siamo partiti con pochi soldi (15.000 euro dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani), tanto entusiasmo, una bella incoscienza. Una mia allieva, Kay Baldwin (che ha scritto anche un bellissimo libro sull’epistolario), ha tradotto le prime centinaia di pagine; poi altri traduttori hanno voluto provare la mano. Da due di loro, davvero bravissimi, Martin Thom e David Gibbons, sono arrivate pagine splendide. Altri sono in lista d’attesa. Discussioni sui concetti, sui termini più ambigui e intraducibili. Molto divertimento, molta inquietudine.
E l’editore? Richieste, colloqui, lettere, calcoli. Vado a New York apposta per vedere di smuovere le acque e lì conosco Jonathan Galassi, uomo straordinario, poeta, traduttore, editore, che mi dà qualche dritta. Scrivo a Judy Sternlight di Random House (una signora gentilissima), a Penguin, poi a Mr Kulka, potentissimo boss di Yale U.P. Prendiamo in considerazione Carcanet, Peter Lang, una piccola editrice americana di cui non ricordo neanche il nome. Interessati, ma...
Finalmente Renata Sperandio, un’amica che lavora all’Istituto Italiano di Cultura di New York, ci dà una dritta, ed entro in contatto con Luigi Ballerini, che con Massimo Ciavolella dirige la collana Lorenzo da Ponte Italian Library per Toronto U.P. Vengono apposta da Los Angeles, e ci vediamo tutti a Perugia, dove si decide un piano d’azione. Bene, e i soldi? Boh, vedremo. Bel piano d’azione. Qualcosa verrà dalla Fondazione Cassamarca di Treviso, ma poco. La caccia ai finanziamenti continua: lunghe ore davanti ai siti delle fondazioni, agli interminabili moduli della Comunità europea, della British Academy, dei Ministeri. Lettere a banche, fondazioni (ne ricordo una umbra, ma aveva il difetto di non essere marchigiana..., o Leopardi di non essere umbro). I requisiti sembrano non esserci mai.
Ogni tanto si fa vivo qualcuno e chiede: posso collaborare? Ma non abbiamo soldi per pagare nessuno. Un giorno un tizio conosciuto per caso in chat mi dà dritte sugli industriali marchigiani che investono in cultura: Poltrone Frau! Ma il Signor Frau all’epoca stava male, e dunque nulla. Noia, sconforto. Contatti frenetici con l’Istituto di Cultura di Londra e con quello di New York. I loro sponsors di riferimento non sono interessati. A un certo punto dall’Ambasciata italiana a Londra spunta fuori un gentilissimo ex allievo di Luigi Blasucci che ci promette aiuto. Ma torna sconsolato a mani vuote. Di nuovo sponsors indifferenti. Io e Mike viviamo di action plans e budgets. Infinite serie di nomi e di cose da fare, da provare. Liste di amici da coinvolgere e tormentare: Emmanuela Tandello, Prue Shaw, Nicola Gardini e infiniti altri. Any ideas?
In questo caos arriva, un giorno, in una pizzeria romana, Antonio Moresco, a rigenerarci. E la storia successiva è ormai nota.
Questo, in sintesi estrema, il passato. Ma è forse giusto spiegare cosa c’è da fare. Lo Zibaldone è composto all’incirca da un milione di parole. Il costo totale è dunque, a seconda che si usino le tariffe per traduttori professionisti e specializzati inglesi o americane, di 70.000 sterline (circa 100.000 euro), o di 150.000 dollari (circa 120.000 euro).
Ma la traduzione non è tutto, anzi. Ogni pagina va lette attentamente e confrontata con l’originale. I problemi si discutono con i traduttori, che riscrivono e perfezionano. Poi si rilegge, e così via. Per i concetti difficili bisogna cercare in dizionari d’epoca. Poi bisogna uniformare gli stili, mettersi d’accordo sulla punteggiatura, la sintassi, ecc. Poi ci sono le migliaia di citazioni in tutte le lingue: italiano, latino, greco, francese, inglese, spagnolo, ebraico. Ognuna dev’essere identificata, si deve rintracciare in biblioteca il testo in inglese, o, alla peggio, tradurre. Dovremo pensare alle note esplicative per un pubblico anglosassone: opere, personaggi, concetti. Scrivere testi, introduzioni, mappe che orientino il lettore. Gli indici. Un lavoro enorme, che spaventa. L’ideale sarebbe un research assistant. Stiamo già provando a fare domanda per un grant alla British Academy. Se non va dovremo arrangiarci e pagare qualcuno, se si può, oppure, per risparmiare, farlo noi.
Ci aspettano anni duri. Ma ce la faremo. È una promessa.
Grazie per tutto.








pubblicato da a.moresco nella rubrica annunci il 9 giugno 2007