Merda Non Olet

Marco Senaldi



Ancor oggi, a quarant’anni dalla sua creazione, la Merda d’artista di Piero Manzoni è per molti poco più che una boutade, una provocazione o addirittura una barzelletta. E se quest’opera fa tuttora scandalo, potrebbe indispettire anche di più sapere che pochi giorni fa in asta ha raggiunto la ragguardevole cifra di 120.000 euro.

A pensarci bene, però, considerando che con la stessa somma si sarebbe potuto permettere sì e no un monolocale in zona periferica, o mezza Ferrari, credo che il coraggioso compratore abbia fatto un affare. Tra le poche opere d’arte contemporanea davvero memorabili, infatti, accanto al pisciatoio firmato, al quadro dipinto di nero, o alla (vera) mozzarella nella (vera) carrozza, la Merda d’artista occupa senz’altro un posto d’onore.

Per prima cosa, perché ci vuole un certo coraggio per prendere come tema artistico l’escremento, e, in secondo luogo, perché è ancor più difficile limitarsi ad evocarlo senza presentarlo né rappresentarlo. Se ci fate caso, infatti, la merda qui è solo nominata, è solo una scritta su quello che altrimenti sarebbe un comune barattolo – insomma, la merda è ridotta al concetto di se stessa. Nessuno sa esattamente cosa ci sia dentro la scatoletta – e del resto, quando nel 1994 l’artista francese Bernard Bazile acquistò un’esemplare della famosa scatola per aprirla nel corso di una performance, vi trovò all’interno – sorpresa! – un’altra scatola…

Siamo dunque davanti a una sorta di matrioska mentale che, dopo un attimo di smarrimento, ci spinge a riflettere. In questo senso, la Merda d’artista è un’opera pienamente filosofica: perché ci fa capire che il compito della cultura non consiste nel rimuovere ciò che è sgradevole, nell’avvolgere di profumo ciò che è maleodorante o nel deporre una foglia di fico su ciò che non sta bene guardare – ma esattamente nell’opposto, nel riuscire a tenere dentro la propria attività creativa il punto più elevato, l’Arte, insieme con la cosa più triviale, scandalosa e innominabile – la merda.

Del resto, un grande filosofo della modernità come Hegel, non aveva forse preconizzato un paio di secoli fa questa folle e imprevedibile coincidentia oppositorum con il suo famoso motto "Lo Spirito è un osso" ("Der Geist ist ein Knochen")? E la Merda d’artista non andrebbe considerata l’aggiornamento di questa fantastica profezia? Non è lei l’opera d’arte più alta, la più raffinatamente riflessiva, che non teme di misurarsi col negativo, fino ad identificare il suo "sublime mistero" con un piccolo pezzo di merda?

Viceversa, chi intende l’arte come abbellimento delle brutture del mondo se ne fa in effetti un’idea ben meschina e triste, e ne riduce in cuor suo la funzione a quella di un ornamento, di una simpatica greca su un brutto muro, di romantica aiuola in una rotonda stradale – presto ridotta a contenitore di bisogni canini, quelli sì maleodoranti e disgustosi.

Pubblicato sul Corriere della Sera, giugno 2007.
La grande mostra antologica dedicata a Piero Manzoni, al MADRE (Museo d’Arte Donnaregina) di Napoli, resterà aperta fino al 24 settembre 2007.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 9 giugno 2007