Nec reges nec potestates #4

Sergio Baratto



Il 28 aprile 1941 l’arcivescovo di Zagabria Alojzije Stepinac emanò una lettera pastorale con cui sanciva ufficialmente l’appoggio della Chiesa cattolica croata al regime fascista ustaša. Due giorni dopo la diffusione della pastorale di Stepinac (che fu inviata a tutte le parrocchie e riprodotta su tutti i mezzi d’informazione cattolici), il regime ustaša emanò una serie di decreti sull’"arianizzazione" del paese e diede il via allo sterminio degli ebrei, degli zingari e dei serbi ortodossi.

"Conoscendo gli uomini che oggi controllano il destino del popolo croato, siamo profondamente convinti che essi sapranno offrire al nostro popolo pieno aiuto e piena comprensione. Noi crediamo e siamo certi che nel risorto stato della Croazia la Chiesa sarà capace di proclamare in totale libertà gli irrefutabili principi dell’eterna Verità e Giustizia.
Vi invito, fratelli cari, a incitare instancabilmente alla preghiera i fedeli affidati alle vostre cure, ad alzare ancora di più le vostre braccia presso l’altare (…), per infondere nel Poglavnik
[Ante Pavelić, il leader del movimento ustaša] dello Stato croato lo spirito di saggezza, affinché egli possa adempiere il suo servizio, elevato e tanto gravido di responsabilità, per l’onore di Dio e per la salvezza del popolo nella giustizia e nella verità; così che la nazione croata diventi la Nazione Divina, leale a Cristo e alla sua Chiesa!
(…) Alla luce di questi fatti, stabiliamo che domenica 4 maggio si celebri in tutte le chiese parrocchiali un solenne Te Deum".

Il 18 maggio del 1943, l’arcivescovo Stepinac avrebbe inviato la seguente comunicazione a Pio XII. Quando alla fine della guerra Stepinac fu processato per collaborazionismo, negò di esserne stato l’autore, adducendo come prova la mancanza della sua firma in calce al documento in possesso delle autorità jugoslave. Il giudice obiettò che si trattava di una copia inviata per conoscenza al governo ustaša. Non si poté verificare la presenza o l’assenza della firma nell’originale fatto pervenire in Vaticano.

"Nel portare la pace al mondo, Santo Padre, pensate al popolo croato che è sempre stato fedele al Cristo e a voi. Il giovane stato croato è sorto in circostanze più difficili e terribili di qualunque altra nazione negli ultimi secoli. Lottando disperatamente per la propria esistenza, la Croazia mostra a ogni piè sospinto la sua volontà di restare fedele alle sue tradizioni cattoliche e di garantire una migliore e più chiara prospettiva alla Chiesa Cattolica in questa parte del mondo (…). Nel naturale ordine delle cose, a meno che Dio non compia un grande miracolo, il progresso del Cattolicesimo è strettamente legato al progresso dello stato croato. La sopravvivenza del Cattolicesimo dipende dalla sopravvivenza di questo stato. La salvezza del Cattolicesimo è nello stesso tempo la salvezza della Croazia".

Il maggio del 1943 segnò il culmine della pulizia etnica ustaša, iniziata nella primavera del 1941 e terminata solo nel 1945, con la caduta del regime fascista croato. Le stime sulle vittime sono diverse e incerte: da 18.000 a 27.000 rom, da 300.000 a 530.000 serbi, 20.000 ebrei (oltre ai 7.000 deportati in Germania).

Nel 1945 il poglavnik Ante Pavelić, direttamente responsabile di massacri efferati, raggiunse clandestinamente Roma tramite una "rat line" (le rat lines, "funi dei topi", erano le reti di soccorso con cui i criminali nazisti venivano aiutati a fuggire in America latina) organizzata da esponenti della curia vaticana. Da qui, dopo sei mesi, si trasferì in Argentina. Arrivò a Buenos Aires travestito da prete e portando con sé un ingente quantitativo d’oro proveniente dal famigerato campo di sterminio croato di Jasenovac. Lasciata nel 1957 l’Argentina, dopo essere sfuggito per un soffio a un attentato, approdò nella cattolicissima Spagna di Franco, dove morì due anni dopo. Stando ai documenti dei servizi segreti statunitensi desegretati alla fine degli anni Novanta, una parte dell’oro sottratto da Pavelić agli ebrei e ai serbi croati sterminati a Jasenovac rimase in Vaticano, nelle casseforti dello IOR. La circostanza è stata smentita dalle autorità ecclesiastiche. Uno dei due mente: o gli archivi dell’intelligence USA o il Vaticano.

Alojzije Stepinac è stato proclamato martire e beato da Giovanni Paolo II nel 1998. In diverse agiografie a lui dedicate si può leggere che "fu uno strenuo avversario del nazifascismo".

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Fonti: Jasenovac - Donja Gradina: il sito dedicato al campo di concentramento croato di Jasenovac, ricchissimo di materiale documentale.

Qui l’integrale (in inglese) della lettera pastorale dell’arcivescovo Stepinac

[4 - continua. Qui prima parte, qui la seconda, qui la terza.]








pubblicato da s.baratto nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 7 giugno 2007