La nostra Calcutta: emergenza umanitaria a Pavia

Irene Campari, Giovanni Giovannetti



Nessuno a Pavia ha più censito gli abitanti del campo abusivo dell’ex fabbrica di lavorazioni chimiche SNIA Viscosa dall’autunno 2006. Perché?
„l’amministrazione comunale ha ritenuto di non far più entrare i propri operatori sociali all’interno della Snia": secondo l’assessore Brendolise nell’area c’è criminalità e smercio di droga, lavoro in nero, prostituzione e accattonaggio. Tanto basta per tener lontani gli operatori sociali e gli occhi dell’intera città.

Così la pubblica amministrazione è davvero totalmente assente rispetto al protrarsi dell’emergenza umanitaria, sanitaria (emergenza resa ancora più drammatica dai residui di sostanze tossiche presenti su quell’area) e scolastica (74 minori in età di diritto all’istruzione non sono stati mai inseriti negli asili e nelle scuole) in un’area, quella della SNIA, popolata dai topi dove manca l’acqua e qualunque servizio igenico.

Quanto all’ordine pubblico, la Questura segnala furti di cibo nei negozi, di oggetti sulle auto, accattonaggio e prostituzione (sono stati arrestati tre sfruttatori). Niente droga (chi spaccia droga non vive tra i topi). Si ha però notizia di pavesi benestanti pronti a offrire 50 euro in cambio di prestazioni sessuali alle donne che chiedono l’elemosina, di pedofili locali che offrono denaro ai bambini rumeni per una „palpatina" e di omosessuali pronti a spendere cifre a tre zeri per una notte di sesso mercenario con un giovane rumeno.

L’amministrazione, che è contraria all’accattonaggio minorile ma non inserisce i minori nelle scuole; s’indigna per i furti ma da nove mesi ha abbandonato tra i topi la famiglia Stan e un loro figlio gravemente malato, senza acqua e senza aiuti, nonostante una sentenza del Tribunale di Milano, che obbliga il Comune a fornire „adeguati sostegni" a quel „nucleo familiare". Un’amministrazione che scarica i problemi sul quartiere e alimenta le paure e l’odio, anche razziale con il rischio di generare altro odio. A questo vogliamo educare i bambini rom, sinti e rumeni che vivono alla Snia?

A metà aprile l’assessorato sosteneva che nella ex fabbrica abitassero 120-150 persone, tra adulti e minori („una trentina, dei quali inseriti nelle scuole"). Sono i dati del censimento dell’anno scorso.

I numeri, aggiornati al 1° maggio 2007, li fornisce il Circolo Pasolini di Pavia (Irene Campari e Giovanni Giovannetti hanno censito le 61 famiglie che vivono alla Snia: 222 persone –138 adulti e 84 minori. 74 bambini non sono mai stati inseriti nelle scuole e negli asili: alla Snia vivono 61 nuclei famigliari, gli adulti sono 138; i minori 84, per un totale di 222 (altri trenta vanno e vengono). 34 bambini hanno meno di 5 anni; 74 di loro (40 sono in età di obbligo scolastico) non sono mai stati inseriti nelle scuole e negli asili pavesi.

Gli adulti sono privi per lo più di una qualifica professionale: gli uomini si offrono come manovali, muratori, giardinieri. Qualcuno dichiara di svolgere lavori saltuari in nero. Due donne fanno le pulizie.

Bisogna al più presto uscire dall’emergenza affrontando la situazione come si affronta un terremoto o un’alluvione : per alcune famiglie con bambini piccoli si chiede l’ospitalità negli alloggi comunali e per gli altri i container della Protezione civile.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica democrazia il 30 maggio 2007