La conquista dell’inutile

Carla Benedetti



Nella foresta vergine del Perù, durante la lavorazione di Fitzcarraldo, uno dei suoi film più noti e apprezzati, Werner Herzog tenne un diario. L’impresa durò tre anni, dal 1979 al 1981. E costò fatiche incredibili.

Sì girò in un ambiente naturale ostile, con un’umidità che faceva inceppare orologi e macchinari elettronici, decomporre la plastica come se fosse materia organica; con le acque dei fiumi che si alzavano e abbassavano costantemente, provocando rapide, pareti d’acqua, inondazioni, facendo incagliare o rendendo ingovernabili battelli e navi; in mezzo a alberi che urlano e uccelli che si insultano...

"perché in questa terra, incompiuta e abbandonata da Dio nella sua ira, gli uccelli non cantano, gridano di dolore, e colossali alberi intricati si artigliano gli uni con gli altri come in una gigantomachia, da orizzonte a orizzonte, tra le esalazioni di una creazione che qui non si è ancora conclusa".

Persino la situazione politica rese tutto più difficile, con guerre al confine, un golpe nella vicina Bolivia e continui scioperi. Vi furono anche dei morti e qualche defezione da parte di tecnici e membri della troupe (a lasciare fu anche Mick Jagger, il cui ruolo fu poi cancellato dal copione).

Per molto tempo Herzog non riuscì a rileggere quelle pagine. Ora, ventiquattro anni più tardi, le ha riprese in mano e pubblicate. Il libro, ben tradotto da Monica Pesetti e Anna Ruchat, si intitola La conquista dell’inutile (Mondadori, pp. 347) ed è di una bellezza abbagliante, rigenerante, per la semplicità e la densità della visione. Ne avevo appena letto poche pagine e già sentivo aumentare in me quella che Spinoza chiama la "potenza di agire", cioè la gioia.

Vegetali, uomini, alligatori, tarantole, pipistrelli, scimmie, maiali che piangono, lucertole che combattono, pappagalli che sghignazzano, acque, terre, fanghi e vapori che si mescolano, "in mezzo a una natura che annienta senza distinzione i deboli e i forti". C’è in queste pagine tutte piene la visione concreta della dimensione eroica dell’esistenza: da quella degli insetti che qui crescono fino a diventare giganti, alla "fatica degli uomini" e al peso dei loro sogni, volti alla conquista dell’inutile, cioè della cosa più importante.

(pubblicato su "L’Espresso" n. 19, 2007)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 27 maggio 2007