Sirene

Tiziano Scarpa



Questa non è una recensione. Sono annotazioni che ho scritto dopo la lettura di Sirene, il romanzo bellissimo di Laura Pugno che vi consiglio di non farvi sfuggire.
Attenzione: avverto che qui di seguito, in corsivo, riassumerò la prima parte del libro. Anche nei paragrafi successivi farò riferimento ad alcuni episodi del romanzo, compreso il finale. Chi non l’ha ancora letto rischia perciò di farsi anticipare molti particolari della trama.

Fra qualche decina di anni l’umanità rischierà l’estinzione. Sulla Terra si diffonde il "cancro nero", un tumore alla pelle causato dal buco nell’ozono.
Da qualche tempo, negli abissi del Pacifico, sono state scoperte le sirene, anfibi quasi-mammiferi che corrispondono quasi completamente agli esseri mitologici.
Vengono allevate per essere mangiate, ma ci sono anche dei bordelli subacquei, gestiti dalla mafia giapponese, dove i ricchi si accoppiano con loro.
Il protagonista, Samuel, è un addetto all’allevamento delle sirene. Lavora per la yakuza.
Ha perso il suo amore, Sadako, morta di cancro alla pelle. È quietamente disperato.
Un giorno si accoppia con una delle sirene; per farlo rischia la morte: le sirene infatti azzannano e uccidono i maschi subito dopo l’accoppiamento. L’animale si ingravida. Ne nasce una sirena mezzoumana. Samuel la chiama Mia e cerca di insegnarle a parlare.

Questo, come dicevo, è il riassunto della prima parte del romanzo.
Qui sotto alcune mie annotazioni.

1. La lingua è cristallina e sensuale. Grande sapienza retorica, nessuno spreco di parole, immagini molto vivide. La descrizione delle sirene, le loro abitudini comportamentali, sessuali, le loro caratteristiche anatomiche sono un godimento per il lettore. Il risultato è una scrittura molto precisa e sorprendente nei suoi accostamenti inattesi: accostamenti lessicali che sono tanto più godibili proprio perché non esprimono una volontà retoricamente esibizionistica dell’autrice, ma derivano dall’oggettiva stranezza della cosa di cui debbono dare conto. La lingua si limita a inseguire con precisione i fenomeni, ma essendo questi fenomeni mirabilia, ecco che anche i sintagmi diventano mirabolanti. Ne cito soltanto uno: "smegma madreperlaceo". Come si vede, uno dei termini più sgradevoli della lingua medica viene riscattato da un aggettivo preziosistico: e d’altronde si tratta semplicemente di dar conto della pellicola umorale impermeabile che ricopre naturalmente la vagina delle sirene. Risultati incantatorii, altrettanto sorprendenti ottiene l’autrice descrivendo le interazioni fra uomini e sirene: l’accoppiamento, il tatuaggio di Mia. Ma anche il comportamento normale delle sirene è fonte di descrizioni-narrazioni che ipnotizzano il lettore.

2. È molto efficace la ricodificazione dell’archetipo della sirena: il suo aggiornamento fantascientifico, direi, che non perde nulla del fascino favolistico. La descrizione anatomica e fisiologica, etologica, è ispirata al mito originario e alle acquisizioni della scienza: per esempio, il celeberrimo canto è un sibilo a ultrasuoni che fa schiumare e impazzire i cani. Nell’irriverente logica da pensée sauvage della fantasia mitologica, la sirena è un essere che incarna la qualità marina, umida, salina e, ancor di più, quasi ittica della vagina umana: bene ha fatto quindi l’autrice a mettere in scena l’interazione sessuale fra uomini e sirene.

3. L’ambientazione nel futuro è sottolineata linguisticamente anche da una certa quantità di parole anglofone, delle quali a rigore non ci sarebbe necessità, esistendone gli equivalenti italiani, ma che fungono da termini tecnici, da reperti-feticcio fantascientifici: batch, facemask, memory cleansing, shot, freeter, data-entry, pet, scubalight, floating bed, weeds, modern primitives, blinds, blue-crab, scrub, on e off, eccetera. D’altronde, ovviamente questi termini convivono con gli ormai normali blackout, dreadlocks, standard, resort, card, e tutte le parole inglesi di cui facciamo uso nell’italiano attuale. La strategia linguistica del romanzo amplifica una tendenza già presente oggi, e mostra così un lessico futuro plausibile, con termini tecnici stranieri (inglesi) sempre più numerosi. Parallelamente, l’autrice sfrutta con sagacia anche la catacresi, utilizzando parole desuete per designare oggetti nuovi (come è accaduto recentemente alla nostra lingua, per esempio con le parole sito o chiocciola): la "biacca", nel romanzo, è la crema protettiva che protegge per un certo tempo dal sole, preservando dal cancro nero.

4. Il libro affronta il fallimento ecologico, la catastrofe di specie e l’impossibilità di liberarli dall’abbraccio mortale con le logiche umane di sviluppo. La scienza e la tecnologia al servizio dell’avidità economica, vale a dire le cause del disastro (buco nell’ozono, sole nero, cancro nero), invece di ridiscutere le proprie premesse, potenziano sé stesse, per diventare anche rimedi temporanei, parziali: ma così non fanno altro che aumentare i propri effetti devastanti, in un circolo vizioso. L’umanità sembra incapace di fare un salto di mentalità, preferisce moderare il disastro intensificando le cause del disastro.

5. Il rapporto di paternità fra Samuel e Mia è stupendamente raffigurato. Non è mai sentimentalizzato il fatto che l’umano Samuel sia padre della sirena Mia, ma a poco a poco in lui cresce un desiderio di protezione, di istruzione (vuole insegnarle a parlare), ed esplode anche la sua controparte violenta e incestuosa. Nel finale elegiaco, il cadavere di Samuel diventa alimento di sua figlia Mia fuggita nell’oceano, e riserva di cibo che la fa sopravvivere.

6. Il passaggio di testimone a un’altra specie a cui affidare la gestione del mondo è una via d’uscita dall’umano, dalle impasse della sua civiltà, ma anche una sua realizzazione superiore, un superamento, un autoannullamento e una paradossale salvezza. Questo tema è narrato senza illusioni, dato che Samuel non ce la fa a istruire Mia, riesce solo farle pronunciare il suo nome, "Samuel". E tuttavia, nell’immagine finale della sirena neonata che nuota accanto alla madre nell’oceano, con un patrimonio genetico per tre quarti umano e la mente che è "una tabula rasa", si può rintracciare una punta di utopia, la possibilità di un nuovo inizio, espresse con pudore e disincanto. E anche prima, nelle ultime pagine, quando gli scienziati al servizio della yakuza scoprono che in tutto il pianeta solo i quasi estinti boscimani sembrano immuni dal cancro nero, il romanzo immagina ottimisticamente una specie di risarcimento per una razza falcidiata ed emarginata dalla Storia.

7. Ho ammirato gli spunti immaginativi di "verosimiglianza secondaria" fatti rientrare nella vicenda come carburante del racconto, elementi propulsivi della narrazione: per esempio, parallelamente alla scoperta delle sirene, ecco la nascita di un Mermaid Liberation Front, un movimento animalista dai connotati quasi religiosi che si batte contro lo sfruttamento alimentare e sessuale delle sirene. Questa trovata è indice di una fantasia romanzesca realistica, solida, capace di trarre le conseguenze e le controspinte delle proprie invenzioni. Il protagonista entra in contatto con la leader del movimento di liberazione delle sirene, Ivy, e le vicende che ne scaturiscono sono parte integrante della storia ma offrono anche l’occasione all’autrice di narrare scene impressionanti e visionarie (Samuel accompagna Ivy in una visita clandestina al bordello subacqueo di sirene, la costringe a cibarsi di sashimi di sirena e le permette di fare l’amore con una di loro).

8. Il comportamento sessuale delle sirene offre la possibilità di raccontare l’ostilità maschile-femminile da punti di vista, se non nuovi, senz’altro efficaci. Le sirene sono una specie di mantidi che divorano il maschio subito dopo l’accoppiamento, gli esemplari maschili sono stolidi esseri simili a dugonghi. Samuel rischia la vita quando decide di accoppiarsi con la prima sirena, usa uno stratagemma, le dà in pasto un animale maschio narcotizzato. Ma al di là di questi episodi, è convincente come l’autrice ha condotto questa nuova, ulteriore versione dell’archetipo femminile sessuovoro.

Potrei continuare elencando altre scene e soluzioni geniali. Per esempio: il suicidio dell’uomo con il costume di sirena, un individuo che indossa la sua smentita sessuale, si mette letteralmente addosso il superamento verso un essere più perfetto, ammettendo la propria sconfitta di umano maschile; e poi la descrizione del decorso della malattia del cancro nero, la sua ultima fase come "derma bianco" che fa affiorare nella pelle dei contagiati – anche vecchi e incartapecoriti – uno strato morbidissimo, che sembra una guarigione e invece è il preludio alla morte.

Ma ho già svelato troppi dettagli di questo gioiello di abbagliante bellezza. Non mi resta che consigliarne la lettura.

Laura Pugno, Sirene, Einaudi, pagg. 147, 11 euro.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 23 maggio 2007