La porta

Livia Candiani



Mercoledì 16 maggio alle ore 18.00, alla libreria Feltrinelli di via Manzoni 12 a Milano.
Presentano Mia Wuehl e Giorgio Morale, letture di Livia Candiani.

Livia Candiani, La porta

Introduzione dell’autore

Questa è una lunga poesia, una poesia di 76 pagine. La cosa che più conta sono i punti. Sono punti che ne fanno una partitura musicale e anche ricalcano l’andatura di una sofferenza che spezza. Spezzano. E sottolineano gli a-capo dei versi. Un verso non garantisce mai il successivo, per questo quando leggo poesie a voce alta, faccio sempre ’sentire’ gli a-capo. Qui li scrivo. Come quando un ramo si spezza sotto un temporale.
Avevo chiesto a un poeta di parlare di questo testo ma mi ha detto di no. Tutto quello che succede è giusto e dunque questa solitudine del testo è giusta. Mi appartiene. E, come me, avrà vita dura nel mondo.
C’è un’infanzia minacciata, c’è il tentativo di salvarsi senza pronunciare parole, orientandosi coi nomi dei fiori, costruendo creature di neve, lasciandosi guidare da animali disegnati. Perché la poesia è un sostegno leggerissimo, quasi impalpabile e salva la vita.
C’è l’assoluta solitudine dell’infanzia quando viene travolta e quando il dolore che resta viene considerato illegittimo. Allora, è un dolore illecito che dura tutta la vita. Allora, vuole essere ascoltato. Sempre. E lasciali dire gli altri che credono che l’infanzia passi, che bisogna pensare ad altro e costruire il domani o peggio ’stare nel presente ’.
Il presente dell’infanzia è poter giocare con tutto, è una gioia a misura del dolore, una gioia smisurata che fa crepare d’invidia gli adulti di professione. E’ nel tenebroso buio che si intravedono lumini da seguire, è nell’assumersi il proprio destino che si impara a danzare, leggeri.
L’infanzia è un luogo assoluto, senza tempo, luogo di transito, in cui non si può sostare, ma tornare sempre.
L’occasione del libro è il tentativo di stare con un’esperienza che quando torna ad affacciarsi è un’esperienza senza esperienza, una porta chiusa. In ogni vita e in ogni essere c’è una porta e si impara a conviverci. Più difficile è dormire con una porta.
Il giorno del mio compleanno, il 27 dicembre, ero in un piccolo monastero al confine con la Scozia. C’era molta neve. Come quando sono nata. Alle cinque del mattino, sono entrata nella sala di meditazione. Ajahn Abhinando, uno dei monaci che vive lì e che è un poeta, mi ha regalato un foglio di pergamena su cui aveva scritto per me una poesia:

Dream Song for Chandra

A closet door not always
needs to be opened
a lost key not always
wants to be found
life also
is only a word
everything is turning
oh pure contradiction
to be the axis of all beings
in nobody’s dream

Ninnananna per Chandra

una porta chiusa non sempre
va aperta
una chiave perduta non sempre
vuole essere ritrovata
anche vita
è solo una parola
tutto si trasforma
oh pura contraddizione
essere l’asse di tutti gli esseri
nel sogno di nessuno

Sono rimasta fedele ai versi "una porta chiusa non sempre va aperta", per giorni e giorni sono stata in ascolto dell’esperienza senza esperienza che apriva cunicoli nel corpo e nel cuore. Continuava a nevicare. La mia piccolissima camera era bianca e calda. Una tana. Un’ancora. Per poter prendere il largo. Fuori la neve era una lama accecante sulle cose. Ho scritto ininterrottamente. Il risultato è La porta. Tutti abbiamo una porta, non sappiamo cosa c’è dietro. Smettetela di far finta di non averla.
Ho chiesto alla mia amica Giuli delle immagini, perché volevo qualcosa di guardato dai suoi occhi, mi piace come guarda il mondo, il suo sguardo è nudo e sveglio, non conosce cinismo, è spalancato alle proposte del sentire, anche atroce, anche lievissimo, anche vetroso, anche morbidissimo, anche crudele, che fa la vita, e non accusa e non si sente vittima, registra. Non aver paura di sentire è cosa rara. Quando una volta le ho detto: "Sono ancora appesa alla mia infanzia, nonostante tutto quello che sta succedendo nel mondo, tutto il dolore del mondo, che vergogna!" lei mi ha risposto: "No, Chandra, no, è la stessa cosa, il tuo dolore e quello del mondo sono la stessa cosa."
Ringrazio la casa editrice Vivarium che continua ad avere fiducia nelle mie opere di genere minimo: fiabe, ninnananne, porte.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica poesia il 15 maggio 2007