Lo Zibaldone in inglese

Franco D’Intino e Antonio Moresco



UNA SUMMA ITALIANA PER IL MONDO CONTEMPORANEO

Giacomo Leopardi è, dopo Dante, il più grande scrittore, poeta e pensatore italiano. Ma mentre Dante è noto, ammirato e studiato in tutto il mondo, Leopardi e la sua opera non godono ancora, fuori dell’Italia, della notorietà che meritano.
Leopardi è un genio del calibro di Goethe e di altri autori universalmente conosciuti, ma non è entrato nel canone internazionale dei fondatori della modernità. Particolarmente macroscopico è il caso dello Zibaldone che, a distanza di più di un secolo e mezzo dalla morte del suo autore, non è stato ancora tradotto nella lingua più diffusa del mondo e non è stato assimilato dalla cultura anglosassone. Mentre avrebbe tutte le caratteristiche di una summa moderna in grado di attraversare la crisi delle grandi narrazioni ideologiche e filosofiche e di porre come pochissime altre opere e forse come nessun altra la necessità di ripensare i fondamenti.
Lo Zibaldone potrebbe diventare la "scoperta" del secolo, facendo di Leopardi un "caso" culturale/editoriale, come è accaduto di recente in Francia, dove la traduzione integrale (Editions Allia) ha venduto migliaia di copie ed è stata accolta con entusiasmo da critica e pubblico, conquistando le prime pagine di giornali e riviste.
Tradotto in inglese Leopardi sarebbe di fatto conosciuto in tutto il pianeta, non solo in Inghilterra, negli Stati Uniti, nel Canada, in Australia, ma anche nelle ex colonie (in estremo e medio oriente e in Africa) e nell’Europa colta che legge correntemente l’inglese.

Il progetto

Traduzione integrale in inglese dello Zibaldone (4500 pagine manoscritte) in un volume unico (di circa 2300 pagine) corredato di note, introduzione, indici e apparati, pubblicati dalla Toronto University Press, nella collana di testi italiani "Lorenzo da Ponte Italian Library".

Ideazione e realizzazione

Il progetto è ideato e realizzato dal Leopardi Centre, attivo fin dal 1998 presso l’Università di Birmingham, e diretto da Franco D’Intino, in collaborazione con il CENTRO NAZIONALE DI STUDI LEOPARDIANI (CNSL, Recanati).

Curatori, traduttori

Il lavoro è diretto da due studiosi di Leopardi, uno inglese e uno italiano: Michael Caesar (University of Birmingham) e il Direttore del Leopardi Centre, Franco D’Intino ("Sapienza", Università di Roma), che coordinano un gruppo di traduttori professionisti (David Gibbons, Martin Thom) e di ricercatori (Eloise Sentito, Kay Baldwin ecc.) Sono già state tradotte alcune centinaia di pagine.

Finanziamenti, Sponsors

Il costo complessivo del progetto è di circa 100.000 euro. Per ora alcuni fondi vengono dal CNSL e dalla Fondazione Cassamarca (Treviso). Verrà richiesto l’intervento del M.A.E.E. (fondo per traduzioni). Sono in corso trattative con l’Ambasciata d’Italia a Londra e con altre istituzioni.

*

E’ una storia emblematica: un uomo che, da solo e con pochi altri, armato della sua passione e della consapevolezza dell’ importanza dell’impresa, cerca di colmare un vuoto, di supplire alla superficialità, all’inconsistenza, alla cecità e alla sordità del grosso delle nostre strutture culturali e civili, raccogliendo attorno a sé alcuni traduttori che stanno già lavorando da tempo (qualcuno addirittura gratuitamente) e che hanno già tradotto quattrocento pagine dell’opera ("Sono bellissime" mi dice D’Intino "E’ incredibile vedere come suoni bene in inglese la straordinaria lingua italiana di Leopardi!")
Tutto questo perché -pare incredibile- il più grande libro di pensiero che sia stato scritto nel nostro paese e nella nostra lingua non è ancora stato tradotto nella più diffusa lingua del mondo. C’è l’editore, ci sono i traduttori, c’è l’entusiasmo, c’è tutto il resto… Quello che manca sono i soldi per ripagare almeno in parte il lavoro di anni dei traduttori. E dire che la cifra da coprire non sarebbe neppure alta rispetto all’enormità dell’impresa (100.000 euro). Eppure, neanche di fronte a un’iniziativa di tale importanza, si è ancora fatto avanti in Italia uno sponsor privato o pubblico disposto a coprirla ("Mi sono ridotto a fare il mendicante" mi dice ancora D’Intino "eppure finora non ci sono riuscito…")
Se pensiamo alla presenza che hanno avuto nel mondo autori come Montaigne, Pascal, Kierkegaard, Nietzsche… colpisce quanto invece Leopardi -che a mio parere li oltrepassa- non sia stato messo in condizione di arrivare nel cuore del mondo contemporaneo con la sua voce e il suo pensiero, che è invece il più proporzionale -in termini planetari e di specie- alla situazione che stiamo vivendo. Il tutto anche a causa della tiepidezza con cui è stato sostenuto dal suo stesso paese e dalle sue strutture culturali e politiche, quando non per la più o meno inconscia ostilità suscitata dalla profondità e radicalità e libertà del suo pensiero e della sua opera. Eppure è ormai interminabile la lista di studiosi, pensatori, scrittori e poeti che hanno scritto su Leopardi mettendo in luce l’importanza nevralgica e l’urgenza della sua opera. Ne cito solo alcuni: Nietzsche, Sainte-Beuve, Gladstone… in Italia, tra gli altri, Vincenzo Gioberti, Clemente Rebora… e poi via via -ciascuno a suo modo- Giuseppe Rensi, Cesare Luporini, Sebastiano Timpanaro, Walter Binni, Antonio Prete, Luigi Blasucci, Cesare Galimberti, Antonio Negri, Emanuele Severino, Mario Andrea Rigoni, Alberto Folin, Sergio Givone…
La nostra avventura in rete -e ora anche su rivista- nasce nel segno leopardiano del Primo amore. Anche per questo vorremmo fare la nostra parte utilizzando l’espansione e la velocità della rete per contribuire a rendere possibile questa impresa. Senza passare il tempo a lamentarci delle inadempienze altrui e ad aspettare che chi dovrebbe fare la propria parte si svegli dalla sua indifferenza e dal suo torpore, ma anzi introducendo un ulteriore elemento di dinamismo e di pressione dal basso.
Lanciamo tra chi ci segue una proposta di sottoscrizione per cominciare a raccogliere fondi. Nei prossimi giorni comunicheremo un numero di conto corrente a cui chi può e vuole potrà mandare qualcosa. Terremo periodicamente informati i nostri amici e i nostri lettori sulla somma via via raggiunta. Anche il Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati si sta già muovendo in questa direzione e sta chiedendo ai propri lettori in rete di raccogliere fondi.
Se, attraverso questo impegno volontario, si riuscirà a fare di più di quanto hanno fatto finora potenti istituzioni culturali, politiche ed economiche italiane, sarà una cosa buona e una lezione. Chiediamo agli altri siti e agli altri blog di sostenere creativamente questa iniziativa e di farla propria facendo anche circolare questo appello e il numero di conto corrente che metteremo a disposizione. Saremmo naturalmente contenti se altri vorranno raccogliere autonomamente questo appello e darsi da fare nel modo che riterranno migliore.








pubblicato da a.moresco nella rubrica annunci il 14 maggio 2007