L’inseguimento

Roberto Michilli



Non perdete, nella sezione BIBLIOTECA, lo splendido racconto di Roberto Michilli, scaricabile in formato pdf. Ecco l’inizio.


Era una sera d’estate, alla vigilia di una festa. Me ne stavo davanti ai tabelloni della Pro loco, sistemati in un angolo della piazza piena di gente, a leggere uno di quei manifesti che Nazareno, il segretario, scriveva coi pennarelli rossi e blu. All’improvviso, mi ritrovai in mutande. Berardo s’era chinato dietro di me, aveva afferrato i bordi dei miei pantaloncini e con un colpo secco li aveva tirati giù. Adesso era a qualche metro da me e rideva, come ridevano i tanti che avevano assistito alla scena.

Ero già arrabbiato, mentre mi tiravo su i pantaloni e maledicevo quel maledetto elastico alla vita che aveva permesso lo scempio, ma quando m’accorsi che tra quelli che sghignazzavano alle mie spalle c’era anche Diana, la bellissima bambina che veniva ogni anno al paese da Roma per le vacanze e mi piaceva tanto, vidi rosso e mi lanciai contro il verme, deciso a distruggerlo. Mi aveva ridicolizzato davanti a lei, e non avrei avuto più il coraggio di avvicinarla: dovevo mangiarmelo vivo, come minimo, scarpe da tennis comprese.

Naturalmente il vigliaccone non stette lì ad aspettarmi e se la diede a gambe. Mi lanciai all’inseguimento. Attraversò la piazza facendo lo slalom tra la gente e si diresse verso la parte alta del paese. Lo tallonavo da presso. All’altezza dell’orologeria di Fausto Polidori aveva cinque, sei metri di vantaggio, ma recuperavo terreno rapidamente, e già pregustavo il momento in cui l’avrei avuto tra le mani. Quando passammo davanti alla casa di Nino, il distacco s’era ormai ridotto a un paio di metri; all’incrocio con la strada dove abitavano Vanna e Maria Assunta, l’avevo quasi preso. Un altro sforzo ed era mio. Avevo già allungato la mano per afferrarlo quando di colpo il vermone, che fino a quel momento aveva corso in linea retta, scartò prima a sinistra, e poi subito a destra, imboccando a tutta velocità lo stretto e ripidissimo sentiero che portava giù alla Via Nuova. Lo seguii. Quella finta sulla sinistra, però, m’aveva spiazzato e avevo perso qualche metro.

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Roberto Michilli è nato nel 1949 a Campli (Teramo). Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Ha scritto Desideri (Fernandel, 2005), testi teatrali (fra cui Villa Ada e Dittico) e ha tradotto dal francese e dall’inglese (Mallarmé, Keats e altri).








pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 11 maggio 2007