Woyzeck, una ferita aperta

Anna Ruchat



Woyzeck è «un testo sfruttato molte volte in teatro» dice Heiner Müller nel discorso tenuto in occasione dell’assegnazione del premio Büchner (1985), «un testo accaduto a un uomo di ventitre anni, cui le Parche, alla nascita, avevano reciso le palpebre, un testo febbricitante fin nell’ortografia, con una struttura di quelle che possono nascere quando si fonde il piombo e la mano con il cucchiaio trema perché lo sguardo vede nel futuro; un testo che, nei panni dell’angelo insonne, blocca l’accesso al Paradiso in cui era rinchiusa l’innocenza della scrittura per il teatro.»

Nel bicentenario dalla nascita di Georg Büchner il giovane gruppo artistico «NRG teatro» presenta Woyzeck, dramma scritto da Büchner tra il 1836 e il 37, ma rimasto incompiuto perché l’autore morì di tifo a soli ventiquattro anni (ci sono stati tramandati cinque fogli manoscritti senza un preciso ordine).

Woyzeck è un soldato, un uomo che per sostenere la moglie e il figlio fa i lavori più degradanti e accetta le peggiori umiliazioni; addirittura si vende come cavia. Il sospetto che Marie lo tradisca lo spinge però a guardare più dentro il proprio abisso. Così obbedendo alla «doppia natura» Woyzeck si abbandona alla violenza della carne e uccide Marie.

Woyzeck è la «prima vittima di un esperimento assieme scientifico e sociale a giungere nelle stanze della letteratura» scrive Marco Castellari nel programma di sala dello spettacolo milanese «Woyzeck non ha via di scampo dalla propria vita eppure ne disegna i confini in immagini di lucida necessità: brevi lampi di umana consapevolezza nella febbre che lo divora e nella mediocrità dei sedicenti virtuosi che lo circondano e l’opprimono».

Meno di un’ora di spettacolo una regia (Giuseppe Chiriatti) tesa, asciutta e proprio per questo molto potente, una recitazione sobria, che non dice il dramma, non lo urla ma lo mostra attraverso la postura, lo sguardo, i gesti degli attori (ricorda molto Klaus Kinski nel Woyzeck di Werner Herzog quello di Niccolò Piramidal (che interpreta Woyzeck) e lascia al dialogo tutta la sua tagliente densità. Scene brevi separate da cambi di luce. Le frasi di Büchner messe lì come pietre a contenere l’ineluttabile che accade, nel teatro come nella vita e nella storia: «Un cielo grigio e così compatto che si potrebbe pensare di piantarci un chiodo per impiccarsi.»

Complimenti alla giovane compagnia per il grande lavoro fatto e per il risultato ottenuto con uno spettacolo che assorbe completamente lo spettatore e lo riconsegna ai marciapiedi di Milano tutto attraversato dalle parole di Büchner, un autore che dopo duecento anni ci parla ancora di noi, delle nostre passioni, della nostra attualità fatta di sopraffazione, di umiliazione e di violenza.

Dal 4 al 6 ottobre al Teatro Verdi, WOYZECK, da Georg Büchner
Con Alvise Costantini, Rachele Gatti, Niccolò Piramidal, Filippo Santopietro, Luigi Scala
Drammaturgia e regia di Giuseppe Chiriatti
Info:
www.teatrodelburatto.it/teatroverdi/woyzeck-nrgteatro.html








pubblicato da s.baratto nella rubrica teatro il 5 ottobre 2013