Il picaro, l’Italia e la grande guerra

Carla Benedetti



Forse alla letteratura italiana è mancato il romanzo picaresco nella sua forma canonica. Ma il modo picaresco emerge spesso in altre forme. Del resto molte cose nel nostro paese gli sono propizie, a cominciare dai tratti antropologici degli italiani e dalla loro proverbiale abilità nell’arrangiarsi.

Il picaro riesce a sopravvivere grazie alla sua capacità di adattarsi alle diverse situazioni che incontra. In questo è l’antieroe per eccellenza, non solo povero, ma anche senza ideali: non cerca di cambiare il mondo ma di cavarsela con l’astuzia in un ambiente corrotto. Se poi si legge Terra matta, la bella e avvincente autobiografia di Vincenzo Rabito, bracciante siciliano, classe 1899, ci si rende anche conto che la storia d’Italia tra la prima e la seconda guerra è stata una grande macchina di "picarizzazione".

Come moltissimi altri giovani, Rabito fu mandato al fronte a soli 17 anni. Qui, in mezzo alla carneficina, nelle trincee piene di morti da seppellire e di feriti che non c’era tempo di curare, in un corso accelerato dalla paura, egli impara tutti gli espedienti per sopravvivere.

Dopo saranno il disagio del reduce e la necessità di trovare lavoro a farlo diventare fascista, da socialista che era: un’adesione picaresca, come quella di tanti italiani ("doveva fare lo roffiano per forzza, perché altremente se moriva de fame"). E sempre per trovare da "manciare" si spingerà tra genti e lingue diverse, nel deserto libico come camicia nera, in Abissinia come operaio, in Germania come minatore. Così le peripezie si susseguono, e spesso il "furbo" finisce fregato: dalla "butana Madre Patria", dai fascisti, da italiani senza scrupoli, persino dalla moglie e dalla suocera.

L’autobiografia, scritta circa 30 anni fa, viene ora pubblicata parzialmente da Evelina Santangelo e Luca Ricci (Einaudi, pp. 411), con qualche intervento sull’ortografia e la punteggiatura. E’ un racconto straordinariamente vivido, scritto in una trascrizione fantasiosa della lingua parlata. Persino in questo Rabito si è dimostrato grande artista nell’arte di arrangiarsi. Pur essendo semianalfabeta è riuscito a inventarsi uno strumento linguistico per poter raccontare questa sua vita "molto travagliata e molto desprezata".








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 3 maggio 2007