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Francesco Giusti



Grosse teste calve,
gli abbaini respiravano ancora
dentro una sorta di tramonto rovesciato
quando la vedova, sollevando la gonna stellata,
saltò a bordo della notte scura. Suonate le cinque,
sotto il grande muro cieco dove era venuta
ad appendere l’annuncio rigorosamente listato di nero,
un manipolo di gatti accomunati dall’incongrua
ricompensa della vita, già rovistava
nell’incertezza della prima luce gli anni
avariati, buttati nella spazzatura. Presto
arrivò il falegname e, presto, anche l’imbianchino.
"Qua tutto nuovo – uno disse – là tutto bianco".
Come destandosi dal muto dolore che
da giorni l’avvolgeva, la giovane, così giovane,
udì e spalancò la finestra. E la finestra
sbatté, andò in mille pezzi, che si staccarono
via via quasi fossero i foglietti di un
calendario che lei strappava con
le dita assenti del morto.

Francesco Giusti è nato a Venezia nel 1952.
I suoi testi sono apparsi su "Nuovi Argomenti", "Smerilliana", "Anterem", "Doc(k)s", "mini", "Mgur", "Zeta".








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 2 maggio 2007