La libreria ideale

Benedetta Centovalli



Ho ritrovato un appunto in fondo all’agenda dell’anno scorso. Avevo deciso di prendere nota delle letture di un anno. Come spesso accade mi sono fermata quasi subito. Forse mi sono distratta o come succede nei viaggi quando si parte con la valigia zeppa di libri per un soggiorno di pochi giorni, la lista non soddisfaceva appieno le mie aspettative di lettore esigente e vorace. Mi sognavo un’aliena ed ero semplicemente una lettrice. Bianciardi, La vita agra (riletto), Vorpsi, Il paese dove non si muore mai, Timm, Come mio fratello, Murasaki, Storia di Genji, Katayama, Gridare amore dal centro del mondo, Osamu Dazai, Il sole si spegne, Cancogni, Azorin e Mirò… Un tempo frequentavo le biblioteche, oggi il lavoro mi costringe a letture rubate, e la reperibilità dei testi diventa un elemento decisivo. Manlio Cancogni ad esempio in libreria non si trova più, negli scaffali è difficile scovare un suo libro, Azorin e Mirò, un suo piccolo capolavoro è assente da qualche anno. E stiamo parlando di un autore importante del Novecento italiano. Ma anche i testi nuovi spesso diventano invisibili dopo pochi mesi, e non importa quale sia l’editore, il meccanismo della rotazione non guarda in faccia nessuno, macina e va.
Eppure quando si pensa alla libreria si immagina uno spazio-tempo regolato da due opposti meccanismi: la persistenza della memoria e l’inevitabile aleatorietà e selettività veloce del presente. Da una parte la nascita crescita e conservazione del catalogo e dall’altra la gestione delle novità. La qualità di una libreria misurata nella capacità di difendere un «proprio» catalogo e di selezionare le novità, nella responsabilità di questa selezione, come la qualità di un editore è affidata alla responsabilità della strategia e delle scelte. Perché in bilico sulla lama del mercato ai librai di oggi vorremmo chiedere di abitare il nostro tempo con un esercizio della memoria più creativo e con qualche azzardo personale. Edicola libreria biblioteca sono postazioni successive del rapporto tra parola scritta e storia, e la libreria nella sua posizione da mediana è il centro propulsivo della formazione della memoria, laddove si cominciano a depositare i primi sedimenti. Quando in una libreria l’assortimento diminuisce e aumenta la rotazione il catalogo rischia di estinguersi a favore delle novità di successo e tutti i testi a lento assorbimento vengono rapidamente espulsi dagli scaffali. Con la varietà e la ricchezza della proposta viene meno la libertà di scelta, viene minato il valore e il significato della lettura. Non è più possibile affidarsi a percorsi singoli di ricerca ma si rischia di venire incanalati e stritolati nella gigantesca macchina del consenso.
Nella libreria come spazio-tempo è decisiva anche l’utilizzazione dello spazio, la collocazione dei libri. Oggi la categorizzazione è lo strumento più diffuso per ordinare i libri sugli scaffali. Categorizzazione e ordine alfabetico. Nella categorizzazione è fondamentale il tasso di flessibilità, di duttilità del sistema che viene usato. L’agilità delle categorie consente un utilizzo ampio, mentre la rigidità rischia di espellere tutti i generi intermedi, è un genocidio di ciò che non è facilmente identificabile, di tutto quello che esce dai formati riconoscibili. Naturalmente l’ordine alfabetico nelle categorie penalizza le collane e la forte personalità di case editrici che lavorano sull’identità. La praticità della ricerca di un titolo e di un autore azzera la riconoscibilità di una sigla editoriale. Esattamente il contrario di quello che ad esempio avviene nel mondo della moda. Che cosa succederebbe se trovassimo gli abiti ordinati per tipo e non per firma? Se il marchio non fosse garanzia di una linea di una tendenza e di una certa qualità?
Così mi sono frullate in testa le parole di Gina Lagorio pronunciate in un suo ultimo intervento pubblico, «Malgrado tutto non smetterò dal canto mio di tessere l’elogio della memoria. Per una specifica essenziale ragione: un uomo non è un fungo né un gatto. Ciò che lo fa uomo è la coscienza di sé nel tempo e nello spazio in cui il suo destino lo ha immesso». Quella «coscienza di sé nel tempo e nello spazio» ha a che vedere anche con la libreria e con il nostro modo di interrogarla nell’epoca che ci è dato da vivere.

Pubblicato su "Stilos", 17 aprile 2007








pubblicato da b.centovalli nella rubrica libri il 1 maggio 2007