La morte di Tonino

Franco Arminio



Nella sezione Altre letture il racconto di Franco Arminio, scaricabile in formato pdf. Eccone un brano.


All’una siamo andati a mangiare e Antonietta mia moglie ha preparato un po’ di pastina per la madre e la sorella Nicolina che sono rimaste davanti al morto. Alle due e mezza sono venuti quelli a chiudere la bara per portarla in chiesa. Eravamo sempre noi quattro. Fuori c’era una giornata di tempo vergognosamente brutto, pioveva e nevicava nello stesso tempo, c’era il solito vento terribile, le nuvole ti entravano nelle tasche, il cielo era caduto per terra. Dietro al carro funebre che andava alla chiesa del paese nuovo solo due macchine, la mia e quella di Antonio, mio amico e impiegato al Comune nei servizi sociali. Alle tre meno un quarto il prete ha iniziato a dire la messa. In chiesa ho contato nove persone che poi sono diventate una ventina, sono arrivati anche un paio di quelli con cui Tonino stava sempre in piazza. Il prete durante la cerimonia non ha speso molte parole per Tonino, ha detto solo che qualche giorno fa aveva vinto alla lotteria. Io quando muoio non voglio essere portato in questa chiesa e non voglio che sia questo prete a dire la messa. Quando muoio sarà un problema perché se mia madre è ancora viva per lei sarebbe inconcepibile un funerale senza chiesa e senza prete. Dovrei morire dopo mia madre e dovrei organizzare un funerale alternativo, ma queste sono cose che se le fai tu ti prendono per malato e allora ci si affida alle consuetudini, alle decisioni del momento.

Alla fine della messa i pochi presenti hanno dato le condoglianze ai pochi parenti, il tutto si è risolto in un minuto. Bara in macchina per andare al cimitero. Bara di nuovo aperta, prima di sigillarla definitivamente. Ancora la sorella Nicolina che piange e ripete il suo figlio mio bello. Effettivamente Tonino da morto ha un bel volto, forse è la prima volta che il suo corpo è al mondo senza soffrire.

Sono arrivati alcuni sessantenni. Uno che è venuto da Andretta ha qualche lacrima. Io vorrei che Tonino tornasse per un attimo vivo e vedesse che funerale gli stiamo facendo. Il loculo è in alto, sotto di lui ci starà Nicola il barbiere con pettine e forbice sotto il nome. Con qualche sforzo la bara viene infilata dentro. Sembra che stiano chiudendo una macchina in garage e spingono a mano perché non c’è benzina. Continua a nevicare. Bello, figlio mio bello, ripete la sorella Nicolina.


Fra i libri di Franco Arminio (Bisaccia, 1960), ricordiamo Circo dell’ipocondria (Le Lettere, 2006), Viaggio nel cratere (Sironi, 2003), L’universo alle undici del mattino (D’if, 2002), Diario civile (Sellino, 1999), Cimelio dei profili (Lunarionuovo, 1985).








pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 30 aprile 2007