Come si diventa ladri

Carla Benedetti



"Chissà in quale organo dell’uomo si nasconde il sogno".

Nata a Tirana nel 1968, Ornela Vorpsi è arrivata in Italia nel 1991 assieme alla madre. Ha studiato arte a Milano e ora vive a Parigi. Scrive in italiano. Il suo primo libro, Il paese dove non si muore mai (Einaudi 2005), raccontava la propria adolescenza in Albania, rivelando un notevole talento di scrittrice scarna e intensa, capace di creare una narrazione nello stesso tempo drammatica e colma di grazia, venata anche di un lieve sarcasmo.

Questo suo nuovo piccolo libro, La mano che non mordi (Einaudi, pp. 86) ha forse una materia meno densa del precedente, ma è ugualmente felice nella scrittura e nello sguardo. Vi si crea uno spazio-tempo insolito, non lineare, e capace di tenere assieme gli aspetti sentimentali e corporali della vita, il sociale e il biologico. Racconta un viaggio a Sarayevo intrapreso per far visita a un amico gravemente ammalato, forse di depressione, chiuso da mesi in una stanza con i suoi cani.

Così l’albanese-parigina, dalla pelle ormai "verde di emigrazione", torna nei Balcani, non proprio a casa, ma quasi. Si trova immersa in una città ignota eppure familiare, per odori, visioni, sapori, usanze, mentalità della gente e soprattutto per quel loro modo sognante di guardare all’Occidente. "Come fai a estirpare questi sogni che fanno solo del male? Che invadono il corpo con metastasi di false speranze?"

L’amico malato gli dice al telefono: "E’ sempre la vecchia storia del pesce grande che mangia il piccolo", alludendo ai paesi ricchi che dettano le loro leggi e la loro cultura alla Bosnia, all’Albania. Lei si immagina di arrivare e preparagli una zuppa di pesce. " E mentre la mangia gli dirò: "Ecco, tu sei il pesce grande che sta mangiando il piccolo!".

Il racconto è infammezzato di osservazioni (il "pellegrinaggio" degli oggetti nei cassetti, come si diventa ladri, la paura del volo) e di ricordi (uno, struggente, riguarda l’infanzia della madre in Albania, un altro, icastico, un mastino napoletano che mangia polpette a Roma), ed è accompaganto da uno stato di eccitazione dolorosa, la sensazione di essere fuori posto, né di là né di qua.

(uscito su "L’Espresso" n.11, 2007)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 17 aprile 2007