Napoli assediata

Tiziano Scarpa



Il 4 Aprile scorso, all’Istituto Cervantes di Napoli si è inaugurata la mostra del video d’arte Napoli assediata degli Underworld (Francesco Capasso, Teresa Dell’Aversana, Salvatore Di Vilio, Domenico Napolitano, Rosanna Pezzella). La mostra rimarrà aperta fino al 25 aprile.

La videoinstallazione è accompagnata dalla mostra di un lavoro a tecniche miste sull’Asse Mediano di Cherubino Gambardella, e da un Workshop di studenti di architettura della Federico II e della Luigi Vanvitelli a cura di Fabrizia Ippolito.
L’allestimento è curato da Giovanni Francesco Frascino.

Napoli assediata è anche un libro edito da Tullio Pironti, che sarà nelle librerie dal 19 aprile: raccoglie fotogrammi e documentazione del video degli Underworld, e testi di Maurizio Braucci, Peppe Lanzetta, Giuseppe Montesano, Antonio Scurati, Roberto Saviano, Tiziano Scarpa, Piero Sorrentino, Vincenzo Trione.

Il progetto è un viaggio dell’immaginazione lungo una strada che è l’incubo di chiunque viva tra Napoli e Caserta: l’Asse Mediano. L’Asse Mediano è il simbolo delle periferie napoletane e dell’intera regione, periferie cresciute lungo il suo tracciato come una muffa urbanistica demenziale, un delirio organizzato dall’abusivismo o dalla cecità.

Ma Napoli assediata è anche un viaggio dentro le case che crescono lungo l’Asse Mediano, dentro l’angoscia delle merci che già domani saranno spazzatura: è per questo che il video è stato volutamente girato con telecamere amatoriali, le stesse che si possono comprare negli ipermercati che costellano e ingorgano l’Asse, cercando di testimoniare con un’arte "povera" la miseria non solo esteriore di questa oscena Ipernapoli che presto, se niente cambierà, sarà solo, tutta, una immensa Infernapoli: immagine di quello che diventaranno l’Italia e l’Occidente strangolati tra interessi particolari e incapacità amministrative.

Che può fare l’arte di fronte al brutto spinto fino all’orrore e al crimine? Può la poesia, con il suo tentativo di attraversare il brutto per immaginarlo diverso, diventare una forma della politica non politica? Forse sì. Così che è nato il progetto Napoli assediata: una città assediata dalla sua periferia, assediata dai barbari che ha dentro i suoi confini, assediata dal suo ceto politico, assediata dalla mancanza di una ecologia della mente.

A Napoli le parole "arte" e "cultura" sono diventate un sipario istituzionale per nascondere la realtà che è sotto gli occhi di tutti: le montagne di immondizia concreta; l’immondizia dell’invivibilità; l’immondizia della menzogna.

Napoli assediata è un inizio, un primo, piccolissimo tentativo per far ritornare l’arte e la cultura a quello che sono sempre state: tagli dell’immaginazione per squarciare il sipario delle menzogne.

[Dal comunicato stampa della mostra]








pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 16 aprile 2007