London Calling

Gianfranco Bettin



Hanno cantato invano, i Clash, per Tony Blair e i suoi ministri, che pure si piccano di essere moderni e perfino amanti del rock. Quand’erano giovani, negli anni Settanta così profetici e così incompresi, l’avranno sentita e forse canticchiata “White Riot”, scritta pensando alle rivolte dei giovani neri che “hanno un sacco di problemi, ma non si fanno problemi a lanciare un mattone. / I bianchi vanno a scuola e imparano a essere scemi”. Anche i bianchi, con la Thatcher e poi con certe politiche di Blair, hanno avuto “un sacco di problemi”. La violenza, lo smarrimento, hanno questa radice: la dissoluzione di una adeguata qualità sociale nelle periferie, delle reti educative e di sostegno dei soggetti in difficoltà.

Quando Blair pensa di usare un’arma efficace contro la violenza delle giovani gang mettendo sotto accusa la Rete, e You Tube in particolare, perché di queste imprese si fanno teatro globale, si illude e mistifica. La Rete, come la tv, non è certo solo un “contenitore”. È un diretto protagonista che produce comportamenti, stili di vita, valori. Definire regole e sistemi condivisi di controllo e autocontrollo nella Rete è perciò una necessità delle società contemporanee. Ma pare ben altro l’intento politico e culturale che sottende l’attuale offensiva del governo inglese, un intento presente anche altrove, a cominciare dalla Francia delle elezioni presidenziali così segnate dal tema della sicurezza e delle rivolte giovanili delle banlieues, e dalla stessa Italia delle grandi chiacchiere sul “bullismo” in Rete. Il vero obiettivo sembra quello di spostare l’attenzione soprattutto su certi effetti – il teppismo, le bravate – facendo dimenticare da cosa nascano. In Inghilterra, nelle banlieues francesi, nelle periferie e nelle province italiane, la radice è la medesima e va cercata nei mutamenti dei sistemi educativi e formativi dei paesi che hanno in comune una caduta di investimento politico, economico e culturale in favore di una concretamente perseguita centralità e valenza anche educativa del mercato e delle sue leggi. “La società non esiste, esistono gli individui”, sosteneva la Thatcher. Lo ricorda Marco Paolini nel suo nuovo e forte spettacolo Miserabili. Io e Margaret Thatcher. Blair, nella pratica, ha solo un po’ mitigato le politiche della “Lady di ferro”, aggiungendovi un accanimento repressivo verso gli stessi minori, rendendosi così incapace di ricostruire quel tessuto di servizi socio-educativi, di legami di comunità, che la Thatcher aveva colpito, cosa accaduta anche, con tratti peculiari, nella Francia delle banlieues, dove le rivolte e le bravate non sono finite solo in Rete ma direttamente nelle tv di tutto il mondo.

In Italia, se consideriamo, forse ingiustamente, come un caso a parte il precocissimo arruolamento in certe regioni del paese di migliaia di giovani nelle file della criminalità organizzata (come ha raccontato Roberto Saviano in Gomorra, anche per questo il libro italiano più importante degli ultimi anni), ciò che davvero limita ancora il diffondersi di questi episodi è il fatto che, malgrado tutto, il sistema di welfare, il sistema scolastico e i legami sociali costruiti nei decenni scorsi resistono ancora, insieme a un ancor vivo tessuto di partecipazione (alla cosa pubblica, ai beni sentiti come comuni, compreso il bene della sicurezza). Ancora uno sforzo, tuttavia, e si potrà dire di averli smontati, demotivati gli insegnanti, bruciati gli operatori sociali, depresso il tessuto partecipativo, creando un terreno ancora più fertile alle gesta di bulli, teppisti e compagnia bella. Gesta, però, debitamente precedute e favorite, da quelle di legislatori, governanti e amministratori. Gli stessi che poi, contemplando in Rete gli effetti delle loro politiche, se la prenderanno con You Tube. London Calling, e speriamo che qualcuno risponda bene.

Pubblicato su “il manifesto” dell’11 aprile 2007.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 11 aprile 2007