Autostrada per l’estinzione

Sergio Baratto



Il 6 aprile prossimo a Bruxelles l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) presenterà ufficialmente la seconda parte del quarto Assessment Report (AR4) sul riscaldamento globale. Come molti sapranno, la prima parte è stata presentata a Parigi il 2 febbraio scorso (ne ho parlato qui).
L’indagine del secondo gruppo di scienziati, il cosiddetto WG2, ha come oggetto l’impatto, la vulnerabilità e gli adattamenti al cambiamento climatico: in poche parole, studia gli effetti del riscaldamento globale sulla vita del pianeta.
Ora, in attesa della presentazione ufficiale, cominciano a uscire le prime indiscrezioni sui contenuti del rapporto. Purtroppo, come era prevedibile, le notizie sono pessime. Almeno a giudicare da quanto si può leggere per esempio in due articoli di questi giorni, che potete trovare (in inglese) qui e qui.
Ne sintetizzo alcuni punti, tanto per dare un’idea delle questioni in gioco.
s.b.

Secondo una delle co-autrici del rapporto, Patricia Romero Lankao del National Center for Atmospheric Research di Boulder (Colorado), "Le cose stanno accadendo più in fretta di quanto non ci aspettassimo".
Un altro membro del WG2, Terry Root della Stanford University: "Ci troviamo realmente sull’orlo di una estinzione di massa" delle specie viventi.

Il riscaldamento globale avrà ripercussioni sulla vita di tutti, in primo luogo su quella delle popolazioni più povere.

Uno dei nodi più drammatici riguarda il futuro prossimo delle risorse idriche: secondo la bozza del rapporto, centinaia di milioni di africani, decine di milioni di latinoamericani e più di un miliardo di asiatici si troveranno ad affrontare una catastrofica carenza d’acqua da qui a meno di venti anni. In totale, le persone colpite dalla mancanza d’acqua potrebbero tra due decenni (non due secoli, due decenni) ammontare a una cifra compresa tra 1,1 e 3,2 miliardi. Questa forbice dipende dall’entità del livello di gas serra immessi nell’atmosfera dalle attività umane.

L’aspetto "positivo": un lieve aumento della temperatura globale comporta un aumento della produzione di cibo nel nord del mondo. Purtroppo pare che i problemi più grossi stiano per scoppiare da tutt’altra parte.

Le aree più duramente colpite dai cambiamenti climatici: Asia, Africa, i due poli. Le meno direttamente coinvolte: America settentrionale, Europa, Australia.

È probabile che gli squilibri climatici portino a una grande diffusione delle malattie legate alla malnutrizione e le malattie tropicali come la malaria e la dengue (entro il 2030).

Tra settant’anni, intorno al 2080, l’innalzamento del livello dei mari potrebbe coinvolgere (si parla di inondazioni) 100 milioni di persone ogni anno. Nella stessa data, la fame direttamente causata dal riscaldamento globale potrebbe interessare tra i duecento e i seicento milioni di persone.

I piccoli ghiacciai europei scompariranno entro il 2050. Entro la stessa data, i grandi ghiacciai si saranno drammaticamente ridotti. Di conseguenza, meta delle specie vegetali europee potrebbero ritrovarsi in serio pericolo o addirittura estinguersi entro il 2100.

Grado dopo grado, il riscaldamento globale aumenta la carenza d’acqua e di cibo, il numero degli assetati e degli affamati, il numero di specie animali e vegetali in estinzione. Questo crescendo cronometrico e devastante è ciò che molti scienziati chiamano l’"autostrada per l’estinzione".

Secondo il rapporto del WG 2, molti di questi catastrofici effetti potrebbero essere evitati se entro una generazione verranno ridotte drasticamente le emissioni di gas serra e se si stabilizzerà il livello del monossido di carbonio nell’atmosfera; ma, in ogni caso, è probabile che almeno in parte siano ormai inevitabili.

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[Aggiornamento: ne parla anche il Corriere (qui), che riporta anche una serie di grafici interessanti.
Ma io sono arrivato prima!]








pubblicato da s.baratto nella rubrica emergenza di specie il 1 aprile 2007