Lettera aperta

Antonio Moresco



Caro Benedetto XVI,


scusi il modo diretto con cui mi rivolgo a lei, senza i soliti appellativi che si usano in questi casi. Non è per mancanza di rispetto ma per un bisogno di verità e confidenza con la sua persona prima ancora che con la sua figura istituzionale. Lei di certo non mi conosce. Perciò mi presento. Io non sono né un ateo devoto né un devoto ateo. Sono solo uno scrittore che in un suo libro ha immaginato un papa che, appena eletto, dopo duemila anni, scioglie la Chiesa.
Lei conosce molto meglio di me la storia della Chiesa. Sa quanto è spesso impressionante e terribile. C’è chi condanna la Chiesa come potenza secolare in lotta per perpetuarsi, con ogni mezzo. C’è chi l’accetta per la sua utilità geopolitica nel gioco tra le altre potenze secolari e per l’addomesticamento dell’uomo. Io -che non so chi sono- sono invece sconvolto dal suo accanirsi nel gioco chiuso dei divieti. Dal suo fondarsi sulla supremazia della parte maschile dell’ umanità. Dal suo avvinghiarsi alla gestione del ciclo biologico della vita, proprio quando sta diventando un’altra cosa. Io non credo, ad esempio, che Gesù si sarebbe fatto chiudere nel vicolo cieco della lotta al preservativo, lui che ha sempre spiazzato i suoi interlocutori e riaperto il gioco. Eppure so bene quante persone buone e addirittura meravigliose vivano dentro questo sogno del cristianesimo, anche per averne incontrate più di una nella mia vita. Ora ci troviamo in un momento cruciale della nostra presenza su questa terra. Sovrappopolazione, surriscaldamento, distruzione ambientale, migrazioni umane, ingegneria genetica, guerre per il possesso delle ultime risorse naturali... Sono molte le forze che ci stanno trascinando nel baratro: economiche, politiche, militari e tecnologiche. Che stanno immaginando un uomo post-umano a loro orribile immagine e somiglianza e che forse stanno progettando persino un fantascientifico papa bionico telecomandato da far apparire di tanto in tanto a qualche balcone reale o virtuale. Siamo di fronte a una situazione senza precedenti, a una fine o a un salto di specie. Tutta la vita è da riconquistare e salvare, tutte le sue strutture organizzative e mentali sono da ripensare e da reinventare. La salvezza non ci può venire solo dalla politica, dall’economia e dalla tecnica. La sfida è estrema. Bisogna liberare una enorme forza latente che -forse- è imprigionata da qualche parte. Bisogna pensare l’impensato perché l’impensato è esattamente ciò che ci sta succedendo. L’idea più estremistica e grande del cristianesimo è quella della resurrezione. C’è bisogno di questo estremismo in questo passaggio di specie su questo pianeta sovrappopolato e stremato. Servirebbe un gesto estremo, impensabile, irradiante, compiuto da chi avrebbe la potenza esemplare per farlo. Bisogna creare un vuoto dinamico e una speranza di rigenerazione e resurrezione. Perciò chiedo anche a lei, qui, direttamente, di sciogliere la Chiesa. Di dare un segnale che inneschi una reazione a catena, di indicare una strada a tutte le altre istituzioni umane non più proporzionali che si sono sviluppate nel corso del tempo. La Chiesa non è nulla se non è la Chiesa della resurrezione. La Chiesa non può risorgere se prima non attraversa la propria morte. Se anche la Chiesa si vuole salvare, si perderà nei tempi che ci aspettano.
Mi rendo conto di quanto sia ingenuo e abnorme quello che le sto chiedendo. E so bene che mi si potrà rispondere: nessun uomo può sciogliere la Chiesa, perché è stata istituita dal Figlio di Dio. Ma c’è bisogno di liberare tutta la spiazzante potenza resurrettiva del cristianesimo. Bisogna che si liberi dall’interno del suo vuoto una potenza nuova ancora sconosciuta, proporzionale a quanto ci sta succedendo. Che si liberi la potenza creativa e resurrettiva dell’umanità femminile che è imprigionata anche al suo interno. Che la Chiesa non rimanga bloccata in una sterile guerra di posizione tra le altre potenze secolari imperiali.
Non le vengono mai in mente pensieri simili, alla fine delle sue faticose giornate, quando tocca con mano il prezzo della difesa degli spazi economici e politici della macchina della Chiesa di cui è a capo? Quando finalmente si spoglia dei suoi abiti e si corica per dormire. Quando è rannicchiata nel suo letto come tutti gli uomini e le donne della sua specie. Quando anche lei -la massima autorità di una religione inventata su questo piccolo pianeta sperduto tra le galassie- si abbandona al sonno. Neanche allora, neanche per qualche brevissimo istante tra la veglia e il sonno avverte questa sproporzione e l’attraversa questo pensiero estremo? O magari nel sonno, mentre sogna, perché sognerà pure anche il Papa! Quali saranno i sogni del Papa? Ecco, io vorrei arrivare con i miei sogni fino ai sogni del Papa, entrare nel regno dove i sogni del Papa si uniscono al resto della massa elettrica e spirituale di tutti i sogni sognati. Forse, di tanto in tanto, bisbiglia qualcosa nel sonno, anche se nessuno la sente. O forse qualcuno sì, chi può dire… Forse, quando è tutto buio e silenzio nelle sue stanze, un signore alto si avvicina al suo letto, si siede sulla poltroncina lì a fianco. La guarda dormire, in silenzio, assorto. Ascolta le parole che le sfuggono dalle labbra mentre sogna. Chi sarà mai questo signore? Come si chiamerà? Ma sì, diamogli un nome, un nome dolce, gentile, chiamiamolo il signor Rosmarino, perché lascia dietro di sé un leggero profumo di rosmarino. E’ quello che avverte anche lei la mattina quando si sveglia, e magari lo scambia per qualche profumo liturgico emanato dai suoi abiti durante la notte. Il signor Rosmarino la guarda in silenzio, nella penombra, ascolta le sue parole sussurrate a fior di labbra nel sonno. Poi, alle prime luci dell’alba, così come era arrivato, senza che nessuno lo veda, si allontana.

Lui è il solo a sapere quello che il Papa sussurra nel sonno.
Chissà se un giorno ce lo dirà?








pubblicato da a.moresco nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 28 marzo 2007