La fede è contronatura più dei gay

Massimiliano Parente



C’era una volta l’uomo. Come le orme in Tanzania, scoperte nel 1978 da Mary Leakey. Non erano proprio uomini ma ominidi, e quelle impronte fossilizzate nella cenere vulcanica sono state impresse oltre tre milioni e mezzo di anni prima della Bibbia e di quando la Bibbia fa risalire la genesi del mondo.

Da quando furono rinvenuti i primi fossili, ancora all’epoca di Darwin, la Chiesa li definiva "creature del demonio", perché nulla poteva esserci prima di circa tremila anni dalla nascita di Cristo, perché avevano capito che il castello di carte sacre sarebbe crollato e non erano più tempi in cui si potessero erigere roghi e far sparire le prove.

Noi non "deriviamo dalla scimmia", come scrive ancora oggi "Il Domenicale" secondo una vulgata darwiniana da terza media e come se fossimo in pieno Ottocento per dire che "non è vero" e non sapendo nulla da come scrivono, né di evoluzionismo né di genetica o biologia molecolare: casomai discendiamo tutti da un procariote formato da plasmidi e ribosomi, e proveniamo da un primordiale, terribile e immemoriale mangia mangia.

Ora il papa, questo omino senza peli ma recente, ultimo anello di una lotta della vita su questo pianeta che dura da oltre tre miliardi e mezzo di anni, questo omino vestito di bianco e con le scarpette di Prada, parla di natura e contro natura, anziché parlare di Dio o contro Dio. Di Dio può parlare, perché è un’invenzione loro, ci credono loro, ci crede chi ci crede, va benissimo. Di natura temo no, se non di una natura altrettanto artefatta e favolistica, fuori dalla scienza, fuori dall’antropologia, fuori dall’etologia, fuori dai fatti.

In natura, nei tempi geologici, la Bibbia è contemporanea di Faletti. In natura vige una selvaggia legge di sopravvivenza, dove è naturale la predominanza del più forte, il cannibalismo, l’uccisione del proprio simile, l’egoismo iscritto nei propri geni, nei codici del dna di cui siamo intessuti sia noi che gli altri animali che i vegetali. Degli atomi di cui siamo composti insieme alle cose e alle stelle. In natura non esistono diritti né doveri, esiste la selezione naturale. Non esiste neppure la spietatezza perché non esiste il concetto di pietà. Ciò che il papa chiama natura è cultura.

Basta andare allo zoo e osservare due bonobo femmine che scopano sfregandosi i genitali l’un l’altra senza che nessuno gli dica cosa è natura e cosa non lo è per capire che forse sono più avanti le scimmie antropomorfe nella storia dell’evoluzione, perché almeno loro non hanno l’omino senza peli che parla di natura o Antonio Socci che gli dice di mettersi il cilicio anziché godere e fottersene. Si deve parlare di cultura e scontro di civiltà, modernità e ragione contro quella cosa chiamata "fede", che proprio perché inizia dove finisce la ragione dovrebbe almeno tacere contro la ragione e evitare la logica. Vittorio Sgarbi e altri, per fare i colti, citano Dante per difendere i valori della Chiesa, ma cosa c’entra? Per Dante il sole girava ancora intorno alla terra e le stelle erano attaccate alla volta celeste e non c’era il doppio cieco, perché Sgarbi non si cura con la medicina dei tempi di Sant’Agostino?

Ma vorrei scendere ulteriormente sul piano di ragionamento pontificio, seguirlo fino in fondo. Ho già scritto su questo giornale che se un cattolico si batte contro le unioni civili deve battersi anche contro il matrimonio civile, che per la chiesa è un pacs, non riconosciuto, non ammesso, un peccato. Per la Chiesa i matrimonio civile è un Dico. E indire una nuova crociata anche, va da sé, contro il divorzio, che per la chiesa è peccato talmente grave da non consentire più l’accesso ai sacramenti, inclusi quindi i cattolici Casini e Berlusconi. La Chiesa, per coerenza e per principio, dovrebbe scendere in campo su un tema sul quale è stata già sconfitta da due referendum anticattolici, e dubito che il popolo italiano oggi sia meno laico di quello di trent’anni fa.

Ma ora l’omino senza peli in scarpette di Prada pretende di parlare di natura. Benissimo. Gli omosessuali sono contronatura? D’accordo, andiamo avanti. Facciamo finta che sia vero, e continuamo il sillogismo. La castità è contro natura. La fedeltà è contro natura. Amare il proprio prossimo come se stessi è contro natura. L’essere unitivi e procreativi con una donna sola nel corso della nostra esistenza quando produciamo milioni di spermatozoi al giorno è contro natura, i geni, per non dire altro, ci dicono di inseminare e fuggire. Il celibato è contro natura. La Chiesa è contro natura. I preti sono contro natura. Perfino l’omino senza peli che parla di natura e contro natura è contro natura. I miei auguri, comunque, ai partecipanti del Family Day. Io vado al Bioparco, come ogni settimana, a scambiarmi sguardi d’intelligenza con i bonobo.

(uscito sul "Riformista" del 15 marzo 2006)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 26 marzo 2007