L’amore guardato in faccia

Stefano Spagnolo



Com’è nato questo libro?

Nel 2004, a Milano, in una fiera di arte contemporanea, Massimo Giacon ha esposto un’installazione con 100 disegni: persone di ogni tipo che facevano cose ordinarie o piuttosto atroci. Tutte, nella nuvoletta di un fumetto, dicevano la stessa parola: "Amami". Era un’opera che ha colpito molto i visitatori, ed è stata acquisita sùbito dai collezionisti. Ha affascinato anche me.

Quindi sono venuti prima i disegni e poi i testi?

Sì, contrariamente a quello che accade di solito. In questo genere di opere, i "libri con le figure", le immagini sono considerate quasi sempre pura illustrazione del testo, in un rapporto servo-padrone. Massimo e io invece abbiamo cercato una cooperazione alla pari fra disegni e racconti. Alcune storie resterebbero monche senza il contributo dell’immagine, che scioglie un dubbio lasciato volutamente irrisolto dalle parole. Per esempio, di un personaggio femminile il testo dice che vuole combinarne una grossa per vivere l’emozione del perdono: solo guardando il disegno capisci che sta meditando di mettere il suo figlioletto nel forno a microonde.

In quale maniera avete lavorato?

Mi sono inventato delle mini-biografie dei personaggi di Massimo lasciandomi ispirare dai suoi disegni. Ne ho scelti cinquanta, e ho chiesto a lui di propormene altri dieci, quasi mi lanciasse una sfida: "Vediamo che cosa sei capace di inventarti!". Il libro poi è stato impaginato graficamente da Massimo. Abbiamo potuto curare ogni singolo dettaglio in totale autonomia editoriale, grazie alla fiducia di Luigi Sponzilli, il direttore degli Oscar Mondadori. In tutto ci abbiamo lavorato più di un anno.

Da Teofrasto a La Bruyère, il campionario di caratteri, di tipologie umane, è un genere o sottogenere letterario piuttosto ben frequentato.

Da lettore, amo molto un genere poco praticato, la narrativa brevissima: i microracconti di Thomas Bernhard, Eventi e L’imitatore di voci, le Storie di cronopios e di famas di Cortázar, Il dottor inverosimile di Ramón Gómez De La Serna, per non parlare di Baudelaire e Kafka. In Amami ho cercato di fare qualcosa che corrispondesse alla rapidità dell’impatto dei disegni di Giacon. Mi sono imposto una restrizione, una contrainte: circa 1000 caratteri per ciascuna storia. Ogni racconto è una specie di scheda clinica incrociata con un annuncio matrimoniale: di ciascun personaggio si descrive il carattere, le scelte di vita, e si suggerisce il tipo di persona più adatta a corteggiarlo e a curare le sue fisime.

In questa vostra raccolta, l’aspetto saliente posto in risalto è la sessualità, nei suoi aspetti più estremi e enfatizzati. Come se l’atteggiamento erotico fosse quello saliente della personalità, lo definisse con determinazione?

Sesso ed esistenza si determinano a vicenda, non direi che il sesso comanda sempre e comunque su tutto il resto. Ti faccio un esempio: mettiamo che tu ami la letteratura, frequenti librerie, biblioteche, conferenze ecc. Bene: sarebbe riduttivo dire che lo fai soltanto per incontrare più facilmente corporature rachitiche e facce occhialute! Il comportamento amoroso di molti personaggi del libro deriva da ideali di vita più ampi del sesso, che però finiscono per orientare anche la loro sessualità.

I personaggi disegnati da Giacon, dici nel racconto-prefazione, "si rendono conto tragicamente di non essere una cosa seria".

Nel mio racconto-prefazione Giacon è una specie di psicologo che, invece di parlare ai suoi pazienti, gli mostra quello che sono con un ritratto disegnato: così facendo provoca in loro uno shock. Si può dire che è quello che fanno sempre gli artisti, quando raffigurano qualcuno. I pazienti del dottor Giacon si aspettano di ricevere una rappresentazione complessa, piena di sfumature, e invece lui gli presenta ritratti sintetici, disegni sommari. Perciò scrivo che i personaggi scoprono di "non essere una cosa seria". È duro ammettere che la nostra anima è semplice, e che può essere ritratta con uno schizzo e poche frasi: il contrario della cosiddetta "analisi interminabile" degli psicoanalisti!

È questa "cosa tragicamente non seria" la cifra stilistica da cui sei partito per descriverli, la nuda ridicolaggine delle loro esistenze?

Sfogli il libro, vedi queste immagini irrispettose, buffe e di colpo violentissime. Sei sconcertato, perché l’arte di Giacon, senza avvisarti, passa dal grottesco alla crudeltà. Ti fa il solletico e poi ti dà un calcio in pancia. Non ti aspetti che un tratto così divertente sia capace di tirare fuori visioni tanto brutali. E d’altronde non è mai realisticamente truce, anche quando disegna le cose più oscene conserva una buffoneria innocente che rende quelle figure, se possibile, ancora più inquietanti. Poi leggi i testi, e non ci trovi nessuna ridicolaggine, né irrisione, né parodia, né ricerca di effettacci ridanciani. Al contrario, ho scritto in uno stile molto composto, nitido, e senza termini volgari (tranne in 1 caso su 60). Ho preso molto sul serio l’infelicità di questi personaggi. Ce ne sono parecchi molto amari.

Nel tuo lavoro ti sei sempre, in vari modi, immaginato e interrogato sulla natura e sulle forme dell’amore (Amore® era il titolo del tuo secondo libro, peraltro). Ultimamente, in "Coraggio", il racconto contenuto ne I nuovi sentimenti (a cura di Romolo Bugaro e Marco Franzoso, edito da Marsilio) chiedi: "Chi ha il coraggio di amare una potenzialità non ancora realizzata?" E poi chiudi con: "Quanti soldi costa amare?". Pensi che la gratuità sia impossibile in amore, nello scambio erotico, come in ogni scambio che comprenda passaggio di merci? Esiste sempre un prezzo per l’amore?

Uh, ma tu mi chiedi una cosa a cui non riuscirei a rispondere neanche scrivendo venti libri! In dieci parole ti dico che i soldi mettono alla prova l’amore e lo rendono più reale.

Massimo Giacon e Tiziano Scarpa, Amami, Mondadori, 2007.

Pubblicato su Stilos, il quindicinale dei libri, diretto da Gianni Bonina, anno IX, n. 5, marzo 2007.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 25 marzo 2007