Il sognatore che costruiva aerei da guerra

Stefano Spagnolo



La macchina da presa inquadra due bambini, un maschio e una femmina. Stanno dormendo sui futon. È l’alba di un giorno d’estate. Dormono dietro una zanzariera che ricopre i loro giacigli. La macchina da presa si avvicina, fa un primo piano sul volto del bambino. Stacco. Il bambino si arrampica sul tetto della casa, dove – sulla linea di colmo – è appoggiato un aeroplano. Il bambino ci sale sopra, aziona alcuni comandi, avvia il motore, e finalmente spicca il volo...

Fin da subito il piano della realtà e quello onirico sono fusi e saldati insieme come le parti dei velivoli che Jiro Horikoshi progetta e costruisce. La sua è la storia di un sognatore, di un artista che vive interamente dominato da una passione, quella per gli aeroplani. Vuole costruire il velivolo perfetto, il più leggero, il più veloce. Essere con il vento, vivere nel vento. Jiro è talmente compenetrato con il suo sogno da non porsi la domanda che conta: per quale scopo l’industria del suo paese gli chiede di progettare le sue creature? Il fatto che siano impiegati come strumenti bellici non arriva a sfiorare la sua coscienza.

L’animazione è fluida e sontuosa, ogni piccolo dettaglio è reso con dovizia meticolosa; Kaze Tachinu è un lungo romanzo a disegni animati con un’impaginazione complessa e a più livelli. Ci sono Monet, Valéry, Mann, la storia del Giappone moderno e le sue relazioni con l’Europa; ci sono sornioni ammiccamenti anche all’Italia di oggi (a un certo punto si vede Caproni, l’ingegnere ammirato da Jiro, che lo invita a raggiungerlo in un aereo che straborda di ragazze discinte...) e un rapporto amoroso non sublimato. Ci sono tante cose, e i blocchi narrativi sono come i gangli di una macchina volante, tengono agganciata l’attenzione dello spettatore senza mai mollarlo.

Nell’eterna opposizione tra natura e uomo, Miyazaki si diffonde a descrivere la natura. Fra terremoto e bomba atomica, si diffonde a descrivere il terremoto. Con una dilatazione ritmica che accresce la percezione della dinamica degli elementi fuoco-aria, illustra il terremoto del Kantō più dell’apocalissi nucleare. Una distrazione coerente, perché il suo protagonista, Jiro, la guerra non la intende, non ne fa parte, spendendo la propria vita letteralmente con la testa fra le nuvole.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica cinema il 11 settembre 2013