Perec artista concettuale

Tiziano Scarpa



Questo interessante intervento di Romano A. Fiocchi uscito oggi su Nazione indiana, a proposito di Tentativo di esaurimento di un luogo parigino di Georges Perec, mi dà l’occasione di proporre qui in rete un mio breve pezzo uscito due anni fa su Saturno, ex inserto culturale del Fatto quotidiano.


Non so in che pagina di “Saturno” finirà questo articolo, ma non mi dispiacerebbe che fosse in quella di arte, anche se a prima vista si parla di un’opera letteraria. Sì, perché tornando per tre giorni di seguito a Place Saint-Sulpice, nell’ottobre del 1974, e imponendosi di annotare “quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza”, Georges Perec ha fatto innanzitutto una performance artistica. D’altronde, a pensarci bene, più che uno scrittore, Perec è un artista concettuale e performativo.

Il Tentativo di esaurimento di un luogo parigino è uno di quei libri che sembrano risolversi nel loro concetto progettuale, al punto che può sembrare superfluo leggerli. Lo stesso vale per altre opere di Perec. Scrivere un romanzo intero evitando di usare la lettera “e”, scriverne un altro usando solo parole contenenti la vocale “e”, eccetera: ciò che conta è sapere che qualcuno l’ha fatto, che imprese simili siano state effettivamente realizzate...

E invece vale la pena di leggerlo, questo libretto. La cosa più impressionante è che nella vita sia così difficile stare attenti. Alla mente sta stretta la contemplazione pura: “Ho voglia di distrarmi”, sbotta a un certo punto Perec. Ma il compito che si è dato è esattamente il contrario. Quasi come se stesse giocando a un videogame sparatutto, in cui si reagisce compulsivamente all’apparire delle cose riconoscendole, uccidendole con il loro nome. Queste giaculatorie lessicali finiscono per assomigliare a meditazioni, a esercizi spirituali: costringere la mente dentro il doppio recinto dello sguardo e della nomenclatura.

Perec seduto al Café de la Mairie, o su una panchina in mezzo alla piazza, intento ad annotare qualunque cosa veda, stringe un’involontaria parentela con le vedette di guardia e i detective dei romanzi polizieschi. Che invasore si attende, che lo fa stare ininterrottamente sul chi va là? Che delitto è stato commesso, per scrutare tutti questi dettagli?

La fortuna di questo scritto, a ben vedere, si deve al suo titolo, più che alla sua diffusione reale. Di fatto, non erano poi così diverse le migliaia di pagine di Taccuini in cui Zola prendeva appunti per i suoi romanzi, “esaurendo” decine di luoghi parigini e francesi. Ma Perec, come sempre, fa scrittura concettuale, performance artistica con le parole, filosofia senza filosofemi. “In confronto a ieri cosa c’è di cambiato?”, si domanda. Il suo tentativo di esaurimento va messo sotto il patrocinio di Cratilo, che, dice Aristotele, “rimproverava Eraclito di aver detto che non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume: Cratilo, infatti, pensava che non fosse possibile nemmeno una volta”. Nemmeno immergendosi nel fiume di passanti e autobus di Place Saint-Sulpice.

Georges Perec, Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, a cura di Alberto Lecaldano, Voland, pp. 63, euro 12.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 3 settembre 2013