Freccia d’Europa: le nostre guide

Tiziano Scarpa



A volte ci aspettavano lungo la strada e facevano qualche chilometro con noi. Qualcuno ci ha incontrati per caso e ha insistito per mostrarci un itinerario migliore. Molti hanno organizzato sistemazioni per la notte, cene, colazioni, intere tappe, escursioni serali in posti inaspettati. Sono le nostre guide, persone generose che ci hanno accompagnato per alcuni tratti del cammino.

2 giugno. L’uomo con la maglia turchese, penultimo in piedi a destra, è Paolo Trentini, presidente dell’associazione Gli Scarponauti. Ha tracciato l’itinerario delle prime tappe, e ha camminato con noi fermandosi spesso a descriverci i paesaggi che stavamo attraversando, come in questa pausa lungo la strada:

7 giugno. Più che una guida, Paolo Ferloni è a tutti gli effetti uno dei camminatori, ma ho voluto ugualmente inserirlo qui per ringraziarlo delle cose che ci ha detto sull’abusivismo edilizio (come sta facendo in questa pausa alla periferia di Pavia), sui problemi di approvvigionamento energetico, su questioni tecniche e ingegneristiche di ogni tipo. Paolo, oltre che una miniera documentatissima di notizie e saperi, è l’autore di Incoscienza nucleare, uno dei “Fiammiferi” del Primo Amore:

L’8 giugno, lungo l’argine del Ticino, abbiamo fatto parecchi chilometri insieme agli attivisti contrari alla costruzione di un tratto di autostrada fra Broni e Mortara (informazioni qui e qui). Nella foto reggiamo insieme il loro striscione:

Il pomeriggio dello stesso giorno abbiamo incontrato il signor Carlo, che qui spinge la sua favolosa graziella tricolore. Si è entusiasmato quando ha saputo quello che stavamo facendo, e ha voluto accompagnarci in un tratto più suggestivo della via Francigena, oltre a procurare il timbro sulle cosiddette credenziali, il “passaporto del pellegrino” che alcuni di noi portavano con sé, un po’ per certificare di aver percorso le tappe, un po’ come feticcio e souvenir:

Il pomeriggio del 10 giugno, venendoci incontro da Santhià, Gianpaolo Falletti ci ha raggiunti al limite delle risaie vercellesi, dove le coltivazioni cambiano, e le distese d’acqua cedono il posto al suolo secco su cui cresce il mais. Qui ci sta spiegando la maestria ingegneristica dei progettisti ottocenteschi del Canale Cavour, che riuscirono a far scorrere l’acqua per 85 chilometri pur avendo a disposizione pochi metri di dislivello:

20 giugno. Ecco Olivier Aubin, in camicia a scacchi, responsabile della protezione civile del comune di Orsières, la nostra prima tappa svizzera. Non solo ci ha accolto all’arrivo la sera prima, con sua moglie e il consigliere comunale Yvan Laterza, offrendoci un brindisi e un buffet nell’impianto sportivo che ci aveva procurato per la notte. Ci ha portato la colazione al risveglio, e si è premurato di incrociarci spesso in auto nella tappa successiva, fino a Martigny: in quelle ore, infatti, sulla Suisse Romande si sono abbattuti temporali fortissimi, a pochi chilometri da noi, con chicchi di grandine di 5 cm di diametro che hanno devastato un’enorme quantità di vigneti. Siamo stati molto fortunati, perché il maltempo ci ha soltanto sfiorati:

24 giugno. Purtroppo non ho fatto una foto a Muriel Bovey, la gentilissima italianista che ci è venuta incontro a Losanna e ci ha aiutato nella logistica della tappa. In più, ha organizzato per noi un’escursione d’eccezione: grazie a lei, siamo saliti sulla torre della cattedrale della città, scortati dal guet. Si tratta di un guardiano che in tutta Europa, fino a metà Ottocento, quando la maggior parte delle case era di legno, teneva d’occhio (guet ha la stessa radice di “guatare”) la città dall’alto per avvistare immediatamente lo scoppiare degli incendi, e sovrintendeva al funzionamento dell’orologio e delle campane. A Losanna questa figura è molto cara agli abitanti del quartiere, che hanno deciso di mantenerla in omaggio alla tradizione. Siamo ormai alla fine di giugno, ma sulla cima della torre fa un freddo cane. Qui il guet sta annunciando con la nuda voce che la campana ha appena suonato le undici:

29 giugno. Mi fa piacere mettere qui un’altra immagine di Floria Nobs e Thomas Minger, della Società Dante Alighieri di Bienna, che si sono spesi per noi con una generosità speciale. Thomas ha guidato tutta la tappa fino a Moutier, ma anche Floria ci ha raggiunti alle soglie di Bienna e ci ha scortato per vari chilometri a piedi fino al nostro ricovero notturno:

2 luglio. Senza Edoardo Gandini, che lavora a Bruxelles per l’Unione Europea nell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali, avremmo faticato a trovare contatti per essere ricevuti al Parlamento Europeo. Oltre ad aiutarci in questo, è venuto di persona per accompagnare la nostra delegazione (in una pausa del cammino fra due tappe, da Basilea ci siamo mossi in treno fino a Strasburgo) nei meandri degli edifici attraversati da comitive turistiche, funzionari, politici, e tante, tante guardie che ci chiedevano continuamente a che titolo eravamo lì dentro. Nella foto, Edoardo è in camicia e cravatta:

3 luglio. Ed ecco, con la maglietta di Freccia d’Europa, la carissima Ute Rong, che ha reso indimenticabile l’organizzazione della nostra unica tappa in terra di Germania, a Grißheim:








pubblicato da t.scarpa nella rubrica freccia d’Europa il 19 agosto 2013