Freccia d’Europa e Martin Schulz

Serena Gaudino



Il 2 luglio scorso, una piccola delegazione di nove camminatori di Freccia d’Europa (Antonio, Donatella, Giovanni, Lillas, Roberta, Safira, Tiziano, Tobia e io) è entrata nel Palazzo Louise Weiss di Strasburgo, sede del Parlamento europeo, per due incontri istituzionali.
L’impresa si è realizzata grazie alla collaborazione di alcune persone che per noi sono state fondamentali: Edoardo Gandini, che prima ci ha dato un contatto all’interno del parlamento, e il 2 luglio ci ha accolti e accompagnati; Niccolò Rinaldi e Cristiana Muscardini gli unici due europarlamentari che si sono dimostrati fattivamente sensibili e interessati al nostro progetto; Giacomo Fassina, della segreteria del Presidente.
L’appuntamento con Edoardo è fissato alle 13 alla stazione di Strasburgo. Noi arriviamo da Basilea con il treno delle 10,40.



Con due taxi arriviamo al Palazzo Louise Weiss in tempo per ascoltare un brano di musica eseguita da un’orchestra di giovani scozzesi.
Nell’ufficio pass il collaboratore della segreteria di Cristiana Muscardini ci distribuisce degli adesivi in un morbido tessuto tecnico che appiccichiamo sul petto. Chi a destra, chi a sinistra, sul cuore.
Entriamo uno alla volta.
Passiamo il tornello.



Ci guardiamo tra noi.
Guardiamo il soffitto altissimo, le piante del giardino coperto. Scattiamo qualche foto: siamo dentro il Parlamento europeo.



Le passerelle di vetro sospese in aria e dentro l’edificio, i lunghi corridoi sono fiancheggiati da canali, alberi, ponti.


Il nostro primo appuntamento è proprio con Niccolò Rinaldi e Cristiana Muscardini



A loro, Antonio e Tiziano raccontano il viaggio, le nostre motivazioni e leggono ufficialmente la lettera condivisa e firmata da tutti i camminatori che fra poco consegneremo al Presidente.
Alla fine, Rinaldi e Antonio registrano un piccolo video.
Ricominciamo a camminare nel palazzo guidati da Edoardo.



Siamo diretti alla Sala Protocollare dove ci aspetta Giacomo Fassina, e un fotografo per la foto di rito con Martin Schulz.



Siamo un po’ emozionati. Antonio parla con Edoardo.



Tobia e Safira guardano il panorama.



Restiamo in attesa, fuori dalla porta della Sala Protocollare, di Martin Schulz per un’ora circa.



Entriamo nella sala del Parlamento, dove è in corso un dibattito molto atteso da tutti i media del continente.
Si discute del rapporto Rui Tavares sulla situazione dei diritti fondamentali in Ungheria: l’UE chiede a Viktor Orban del partito Fidez, di ripristinare pienamente lo stato di diritto, rispettare l’indipendenza della giustizia, garantire la libertà di espressione, la libertà dei mezzi d’informazione, la libertà di culto, il diritto alla proprietà e il rispetto dei diritti delle minoranze, che sarebbero minacciate dall’adozione di alcuni emendamenti costituzionali adottati mesi fa dal parlamento ungherese.



Abbiamo ascoltato Orban dire che il rapporto è molto “pericoloso”, che lo Stato dell’Ungheria ha seguito le indicazioni della Comunità Europea ed è uscito dall’emergenza e che secondo lui l’Europa deve essere l’unione di Paesi liberi e non un Impero.
Vero, peccato però che effettivamente l’Ungheria sotto il governo di Orban sta diventando un paese pericoloso dove non sempre vengono rispettati i diritti umani.
La votazione comunque è rimandata al 3 luglio, domani. E Martin Schulz si libera.
Intanto noi abbiamo trascorso un’ora circa guardandoci intorno, parlando con i visitatori del parlamento (che oltre un luogo di discussione e decisione politica sembra anche una meta turistica continuamente attraversata da comitive, scolaresche, gruppi al seguito di una guida), raccontando il nostro cammino e, poi, quando siamo entrati e rimasti in attesa nel settore più interno, giustificando la nostra presenza agli addetti alla sicurezza.



Il fotografo ufficiale è con noi: ci fa fare delle prove. Ci mette in posa.
Poi cambia le posizioni, le persone passano da dietro a avanti, chiede a qualcuno di spostare la testa a destra o a sinistra. Anche noi facciamo delle foto per ricordo. Soprattutto in compagnia di Kaspar, il nostro simbolo. Antonio si veste di bandiera.



Poi ce la passiamo e la stendiamo davanti a tutti, e il fotografo continua a scattare.



Vuole anche farci una foto “caratteristica” e ci posiziona sulle scale, sotto la bandiera europea.



Alla fine arriva anche Martin Schulz: e il fotografo scatta di nuovo. E le prove sono servite poco, visto che invece di mettersi alla mia destra dove avevo lasciato lo spazio per lui, Martin Schulz decide all’improvviso di mettersi dall’altro lato. Alla mia sinistra, al fianco di Tiziano. Quindi gli equilibri sono sconvolti e Roberta non si vede bene. Il trucco che mi ha insegnato poco fa Safira per sembrare più alta invece funziona, e entrambe restiamo in punta di piedi.



Fortunatamente però l’incontro con Schulz non finisce qua. Giacomo ci invita a seguirlo nella Sala Protocollare: nella stessa sala, ci tiene a far sapere il Presidente, dove riceve tutti i capi di Stato: anche Obama. Restiamo impressionati dalla sua scioltezza e empatia, lo guardiamo ammirati.



E quando ci racconta che era esattamente il 2 luglio di dieci anni fa quando ebbe “uno scambio con il vostro ex presidente del consiglio” (tutti ricordiamo che in quell’occasione Silvio Berlusconi gli diede del “kapò”), ci imbarazziamo un po’.
Poi facciamo silenzio. Per qualche secondo non parla nessuno: emozione, imbarazzo, da dove si comincia? Tiziano in francese comincia a raccontare del nostro viaggio.
Timidamente Antonio porge a Martin Schulz la lettera che abbiamo ideato tutti insieme, discusso e scritto durante il cammino. Non gli dà la bandiera di Kaspar, come aveva intenzione di fare in un primo momento.
Tiriamo un respiro di sollievo: Kaspar resta con noi! Ci siamo affezionati al suo sguardo ingenuo di fronte al mondo.
E poi avremo ancora bisogno di quel vessillo, i giorni seguenti, nel nostro ultimo pezzo di viaggio, per un uso non solamente simbolico: servirà a segnalare la nostra presenza sulla strada alle macchine e ai camion che arrivano da dietro le curve più pericolose. Qui una parte del colloquio.
Un cameriere ci offre da bere e Martin Schulz si allontana per rilasciare un’intervista. Poi torna e resta a parlare ancora un po’ con noi. Alla fine ci saluta e torna in aula a continuare il dibattito sulle sorti dell’Ungheria. In seguito sapremo che il 3 luglio c’è stata la votazione e a maggioranza si è preferito non procedere contro quello Stato ma di tenerlo solo sotto osservazione, almeno per ora. Stiamo andando via.
Ci guardiamo intorno, e ci accorgiamo che tutto parla di Croazia: manifesti, grandi scritte, bandiere danno il benvenuto all’ultimo paese entrato nell’Unione Europea: qui c’è festa. Verso le sette riprendiamo il treno e torniamo a Basilea.
Domani riprenderemo il nostro cammino: abbiamo approfittato di questo giorno di pausa per incontrare Martin Schulz oggi, visto che dopo il 3 luglio il Parlamento sarà chiuso; ma arriveremo a Strasburgo a piedi l’8 luglio: abbiamo ancora molta strada da fare.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica freccia d’Europa il 8 agosto 2013