Freccia d’Europa: i morti #1

Tiziano Scarpa



Non ci sono solo le pietre miliari. Ci sono anche le morti miliari. Le strade sono punteggiate di morti. Sono cadaveri di animali, altarini sui luoghi degli incidenti, lapidi, memoriali, carcasse. Le distanze si possono misurare anche in questo modo, contando non i chilometri, ma la cadenza con cui si manifesta la morte in tutte le sue forme. Le strade ricordano i morti, li mostrano, li producono, li inglobano in sé. L’asfalto assorbe i tessuti delle bestie schiacciate dalle gomme delle auto, che passando e ripassando li impastano indissolubilmente con il suolo, li fanno diventare strada.

Le prime due foto le ho scattate il 7 settembre 2012, quando il Festivalletteratura di Mantova ci invitò per farci raccontare Stella d’Italia e dare il suo supporto a Freccia d’Europa: che è partita proprio da qui, dal Museo Archeologico di Mantova, dove sono conservati i cosiddetti Amanti di Valdaro: un ragazzo e una ragazza del Neolitico che furono sepolti abbracciati, e sono stati ritrovati pochi anni fa nelle campagne mantovane: “per dire che l’Europa comincia da prima, da molto prima delle sue spaventose guerre e stermini, che anche noi veniamo da lì, da quell’abbraccio che ci indica un’altra possibilità e un altra strada”, ha detto Antonio Moresco.

Ecco la cassa, nell’angolo di una stanza del museo, in cui sono conservati gli scheletri:

La prima tappa da Mantova a Cesole, il 1 giugno. Una biscia stroncata sul ciglio, e, a pochi metri dalla strada, un piccolo altare alla memoria, particolarmente curato, con la struttura a edicola fatta di vegetali:

Altri animali nella tappa del 2 giugno, da Cesole a Sabbioneta:

Anche gli oggetti muoiono. Alla fine della tappa del 2 giugno, a Sabbioneta, siamo entrati in una curiosa bottega di antiquario-robivecchi. Il cortile è una specie di cimitero del ferro battuto, con cataste di sedie, tavolini, archi da pozzo, mucchi di cardini e chiavistelli arrugginiti:

Tappa del 6 giugno. Animali morti sui lunghi rettilinei della statale da Piacenza a Stradella:

Sempre nella tappa del 6 giugno, abbiamo mangiato un panino sotto il portico del municipio di Castel San Giovanni. Ecco la lapide dedicata a Carlo Grazioli, partigiano ucciso a diciannove anni:

Il pomeriggio del 6 giugno, vicino a Stradella, abbiamo assistito alla breve agonia e morte di un gatto, investito sotto i nostri occhi mentre attraversava la strada:

7 giugno, tappa da Stradella a Pavia. La specie animale dominante sulle strade è l’automobile. Ecco un piccolo cimitero di carcasse:

8 giugno, tappa da Pavia a Mortara:

9 giugno, da Mortara a Vercelli. Il monumento dell’ossario di Palestro, che ricorda la battaglia del 1859, nella seconda guerra d’indipendenza:

Ancora la tappa del 9 giugno. Sul guard-rail, una lastra come quelle che chiudono le tombe dei cimiteri ricorda un giovane straniero:

I nomi di Pierino Roncarolo e Domenico Carenzo si stanno corrodendo sul cippo che ricorda il luogo dove furono uccisi il 23 aprile 1945. Ho cercato in rete qualche notizia sulle circostanze della loro morte, ma non sono riuscito a trovarne. Volevo seguire il suggerimento della scritta sul cippo, “Da essi l’esempio per una più sicura libertà” Ma proprio la difficoltà a trovare notizie mi ha fatto pensare che forse non c’è esempio più grande di quello depurato dai dettagli biografici: è più significativo ed esemplare sapere semplicemente che c’è stato qualcuno disposto a morire perché la libertà fosse assicurata a tutti gli altri che continuavano a vivere. Basta questo. Il resto è importante, sì, ma diventa secondario di fronte a questa enormità, enunciata in maniera così essenziale: loro sono morti perché tu sia libero. Così, questi due giovani non anonimi, ma in un certo senso a-biografici, sono diventati un esempio per me:

Ci sono anche tracce di persone scampate alla morte, come questo ex voto che ringrazia la Madonna e il bambino Gesù per la sopravvivenza dopo una caduta di un carro nel precipizio. Il bassorilievo è applicato alla parete di roccia sulla statale che abbiamo percorso tra Verrès e Pontey il 14 giugno. Si riescono a leggere i nomi dei tre che hanno ricevuto la grazia, ma la data è indecifrabile:

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica freccia d’Europa il 4 agosto 2013