Uno spettacolo bloccato dalla polizia a Milano

Renzo Martinelli e Rodrigo Garcia



Milano, 14.03.07

Cari amici,

sta accadendo un fatto molto grave e molto preoccupante. Il sintomo di un momento di grande crisi culturale del nostro paese. Un fatto che ci riguarda, ma che indirettamente colpisce tutti coloro che lavorano per fare cultura.

In questi giorni stiamo ospitando nel nostro spazio milanese, Teatro i, la performance di Rodrigo Garcia "Accidens-Matar para comer", un’ospitalità d’eccellenza di cui condividiamo la linea poetica e di cui ci assumiamo la responsabilità. Questo è’ quello che accade nella performance: c’è una persona seduta (l’attore) e un astice appeso a un filo di nylon. L’attore guarda l’astice per un tempo di circa dieci minuti, Lo bagna con dell’acqua. Un microfono a contatto amplifica il rumore provocato dai movimenti dell’astice. Poi l’attore lo prende e lo uccide. Allo scopo di cuocerlo e mangiarlo. Gli taglia le chele, lo apre (il tutto in pochi secondi, NIENTE TORTURA), lo cucina e lo mangia. Mentre lo mangia scorre un testo in video e una canzone cantata da Louis Amstrong. Nel video si vede il mare.

Lo spettacolo è andato in scena a Bologna (I), Prato (I), Volterra (I), Rennes (F), Bayonne (F), Bilbao (E), Santiago De Compostela (E), Barcellona (E), Madrid (E), Montemor O Velho (E).

PURTROPPO A MILANO ACCIDENS NON POTRÀ ANDARE IN SCENA.

Lunedì 12 marzo, l’OIPA ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, ai Carabinieri del NOE, alla Polizia Locale e all’Ufficio del Garante per i diritti degli animali del Comune di Milano chiedendo un intervento urgente atto ad impedire il reato di maltrattamento sugli animali. Infatti per l’OIPA far soffrire e uccidere un astice in uno spettacolo teatrale costituisce reato secondo quanto disposto dagli artt. 544-bis e 544-ter del Codice Penale (introdotti dalla Legge 20 luglio 2004 n. 189).
Abbiamo ricevuto una diffida con la quale la Questura di Milano, a seguito di segnalazione del Tribunale di Milano in relazione ad un procedimento penale pendente, ma del quale allo stato non conosciamo gli estremi, ci ha intimato di "non porre in essere la sequenza teatrale concernente l’uccisione in diretta di un animale – astice –". Pur non conoscendo, allo stato, i motivi e i presupposti del procedimento penale in forza del quale è pervenuta la diffida, riteniamo che non si tenga in considerazione quanto accade realmente nella performance teatrale, né la scelta poetica dell’evento, né la sua forza artistica. Consideriamo quest’atto una censura preventiva che non ci permette di proseguire liberamente nel nostro lavoro.

Lo spettacolo tocca un tema cruciale per la civiltà occidentale. E’ una riflessione sulla vita e sulla morte e in particolare sull’occultamento della morte nella nostra cultura. Noi mangiamo cose già morte e preparate, non uccidiamo per mangiare. Perdiamo quest’esperienza che lasciamo fare ad altri per noi. La stessa cosa che si fa nello spettacolo avviene ogni giorno in tutti i ristoranti, in tutte le cucine, in tutte le pescherie e macellerie. La riflessione sul tema dell’uccisione di un animale diventa metafora dell’uccisione degli esseri umani, assorbita e virtualizzata dai media. Ogni giorno guardiamo in televisione la morte violenta della nostra stessa specie, violenza gratuita, violenza fatta sui nostri simili senza alcuno scopo in questo caso, neppure lo scopo del nostro nutrimento o della nostra sopravvivenza. Ma la realtà televisiva è realtà depotenziata e ancora una volta occultiamo l’esperienza reale della morte.

Ecco… in 30 minuti, rielaborando un accadimento personale legato a un incidente in auto che poteva essergli fatale, Rodrigo Garcia riesce a farci riflettere su tutto questo.
La reazione spropositata che si sta verificando non fa che confermare per noi quanto Rodrigo abbia visto giusto nell’elaborazione di quest’opera. Una reazione che svela l’ipocrisia e il fondamentalismo, o forse il provincialismo, che pervadono la nostra cultura.
Abbiamo cercato di considerare con lucidità le vere motivazioni di questo fatto, ma non troviamo giustificati i provvedimenti presi a nostro carico. Questa ospitalità per noi non è disgiunta dal progetto culturale che stiamo conducendo. Non è obbligatorio condividere con noi questa scelta e il dissenso è assolutamente legittimo, ma legittima è anche la nostra libertà di espressione come ogni libertà di espressione artistica.
Tutto ciò lede il nostro tentativo di continuare a lavorare secondo un preciso intento artistico, culturale, sociale.
Abbiamo già la solidarietà di molte persone. L’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Vittorio Sgarbi si è espresso pubblicamente a nostro favore.
Chiediamo la vostra solidarietà attraverso una raccolta di firme che invieremo ai quotidiani nazionali il prima possibile.
Noi lavoreremo perché lo spettacolo vada in scena

grazie
Renzo Martinelli
info@teatroi.org

GRAZIE, EUROPA

Heidegger è esistito.
Al contrario, tutte le notizie sui nostri Dei, fanno ridere.
C’è solo letteratura e poi successivamente buona pittura pagata dalla chiesa e la musica di Bach.
Un’altra volta mi succede lo stesso in questa Italia cattolica appestata di profumo: mi proibiscono di fare la mia performance ACCIDENS. Perché c’è un astice vivo in scena.
Perché assistiamo all’agonia, ma in un contesto differente dalla pescheria. Perché un attore, alla fine di 30 minuti di un’opera completa, lo taglia e lo cucina come in tanti ristoranti e lo mangia.
Lo proibiscono i giudici con scarpe di pelle, giudici con borse di pelle, poliziotti con camicie cucite dai bambini dell’Asia e la gente della politica che permette che la televisione sia uno schifo e che nelle strade pubbliche proprio in questo momento un prodotto venga pubblicizzato con un bebè di sei mesi che pensa o sogna di comprare non so cosa.
Di fronte a tanta ipocrisia e violenza ancora esistono edifici chiamati teatri che si offrono alla città come spazi o selve di resistenza poetica in assoluta utopia. Ci sono zone - e persone che popolano queste zone - che fanno tesoro della speranza di condividere giorni e chilometri di libertà. Non si tratta di una finzione della libertà: il fatto teatrale esiste e ogni proposta è una realtà. Parlo di pesanti bombe casalinghe che consegniamo in mano a ciascun individuo del pubblico; alcune scoppiano, altre no, e ciò dipende da ciascun individuo, se decidi di togliere la sicura della bomba e tremi e vivi e osservi come bisogna fare, come il primo uomo e non come una fotocopia umana.
La scorsa notte c’era la polizia nel Teatro i di Milano, dentro. Il pubblico, è rimasto fuori.
Che diavolo ci fa la polizia in un teatro?
Che ci fa il pubblico fuori da un teatro?
Perché il neonato di sei mesi sogna già di comprare un prodotto e la sua foto è su una strada pubblica come pornografia di cattivo gusto e noi dobbiamo cancellare un’azione poetica?
Che c’è dopo di questo?
A te, ti parlo adesso?
Cosa c’è dopo tutto questo?
Sto parlando con te adesso.
Con te.
Ti faccio una domanda semplice, a te: cosa c’è dopo tutto questo?
Il silenzio di ciascuna donna e di ciascun uomo d’Europa è la frequenza brutale, che fa sì che i miei timpani scoppino.

Rodrigo Garcia








pubblicato da t.scarpa nella rubrica teatro il 15 marzo 2007