Nove vite

Teo Lorini



Inesausto viaggiatore ed esploratore dell’India contemporanea nonché eccellente divulgatore storico, il 46enne scozzese William Dalrymple ha già all’attivo un congruo numero di volumi di argomento indiano, usciti in Italia per Rizzoli, e approda ora all’adelphiana “Collana dei casi” con un libro diverso dai precedenti. Nove vite nasce infatti come inchiesta sulla metamorfosi che sta travolgendo l’India e le sue millenarie tradizioni sull’onda di uno sviluppo economico concitato e repentino. “Benché l’Occidente ami immaginare le religioni orientali come pozzi di una saggezza antica e immutabile” scrive Dalrymple “gran parte dell’identità religiosa dell’India è legata a specifici gruppi sociali, a pratiche castali, a lignaggi familiari, che mutano rapidamente con il mutare della società indiana”. Il volume dovrebbe declinare tale spiazzante trasformazione attraverso il racconto delle esistenze di nove personaggi emblematici. Ad esempio Srikanda, discendente di 23 (ma nell’Introduzione sono – chissà perché? – 35) generazioni di scultori dediti tutti alla creazione di immagini bronzee degli dei. Ora la schiatta dei “Creatori di idoli”, al confine fra artigianato e vocazione, rischia di essere interrotta perché il figlio di Srikanda ambisce a un lavoro da informatico. Allo stesso modo il sadhu nudo e cosparso di cenere che trascorre la propria vita in un perpetuo pellegrinaggio d’ascesi rivela un passato da direttore commerciale in una ditta di elettrodomestici.
La premessa lascerebbe dunque ben sperare ma, paradossalmente, l’efficacia e l’interesse di Nove vite sembrano limitati agli ambiti entro cui Dalrympile ha già dimostrato la sua competenza: la scrittura efficace, appunto, e la divulgazione (erudita ma non troppo) sulla storia e sulla spiritualità del subcontinente indiano. Il rapporto con la modernità che incalza, invece, resta spesso sullo sfondo, fungendo tutt’al più da controcanto alle Vite che Dalrympile viene raccontando. Tale limite, sia chiaro, non inficia la scorrevolezza di questo volume che si legge anzi con ammirazione, stupore e non di rado con sincera commozione: ne è un efficace esempio il capitolo in cui Prasannamati, una monaca jainista, racconta le pratiche eutanasiche che la sua religione ammette da millenni e che vengono accompagnate da un’umanità e una pietassconosciute all’Occidente cristiano.

William Dalrymple, Nove vite, (traduzione di Svevo D’Onofrio), Adelphi, pp. 366, euro 24

pubblicato su «Pulp Libri», n. 93 (sett.-ott. 2011)








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 8 novembre 2011