Freccia d’Europa: come ci siamo sistemati

Tiziano Scarpa



Qualche volta ho catturato le immagini dei posti dove abbiamo passato le notti. Freccia d’Europa è stata possibile grazie alla generosità di chi ci ha ospitato, in molti casi gratuitamente. Qualcuno ci ha anche offerto un aperitivo di benvenuto, la cena o la colazione.

2 giugno, Sabbioneta:

3 giugno, Sissa. Eravamo in un cinema; alcuni sparsi sul pavimento, nelle corsie fra le sedie, altri sul palco davanti allo schermo coperto da un sipario. È stata una situazione che si è ripetuta altre volte. Faceva pensare a quei sogni in cui ci si ritrova improvvisamente su un palcoscenico, di fronte agli occhi di tutti, si viene sorpresi mentre ci si occupa delle proprie faccende:

4 giugno, Cortemaggiore. Il convento, ormai semideserto, della Santissima Annunziata. Eravamo ospitati in stanze perlopiù singole, con reti e mobili usati dai frati che ci vivevano fino a qualche anno fa:

Mattina del 6 giugno, a Piacenza, nella cantina di un convento. Al risveglio, sulle piastrelle fra i sacchi a pelo trottavano gli scarafaggi. Ho scattato la foto poco prima della partenza, quando quasi tutti avevano già fatto gli zaini e sgomberato la stanza:

7 giugno. Nella palestra laterale riservata agli allenamenti dentro il grande complesso del palazzetto dello sport di Pavia:

8 giugno. A Mortara, nei locali usati dagli scout. Dopo cena, spreparata la tavola, Alessandra e Lillas ballano il tango. Qualcuno, sulla sinistra, ha piazzato zaino e sacco a pelo:

9 giugno. All’Ostello del Pellegrino di Vercelli.
“Qualcuno ha dormito nella cappelletta?” chiede la gestora.
“Io!”, risponde uno di noi.
“Ecco, lo sapevo.”
“Non dovevo?”
“Ti consiglio di lavarti.”
“Perché?”
“L’altroieri su quel letto è stato fatto un esorcismo, e non abbiamo ancora cambiato le lenzuola.”

Mattina dell’11 giugno, Santhià. Ho scattato la foto alle cinque e tre quarti, quando stavano quasi tutti ancora dormendo:

Mattina del 12 giugno, Viverone. Un altro risveglio, alle sei:

13 giugno. Veduta panoramica dalla finestra della camera. A Verrès, l’ostello era a ridosso dei binari; il riposo notturno è stata cullato dalla ninnananna sussultoria dei treni:

Mattina del 16 giugno. Abbiamo trascorso due notti nella palestra di Ivrea. Questo è un altro risveglio, alle sei e zero tre del mattino:

20 giugno, Martigny. Da Wikipedia: “In Svizzera una legge degli anni ’60 obbliga ogni cittadino ad avere un posto in un rifugio antiatomico. Per legge i bunker devono avere i solai di 40 cm di spessore e i muri di trenta, ed essere autosufficienti per almeno sei mesi per quello che riguarda cibo, acqua e aria. La Protezione civile assicura che ci sono 270 mila rifugi e 3500 impianti, che garantiscono un posto al 95% della popolazione”.
Quelle che si vedono nella quinta foto sono le docce per la decontaminazione, nel corridoio d’ingresso (ma ne avevamo a disposizione altre più confortevoli, all’interno).

21 giugno, Aigle. Un altro dei vari bunker in cui abbiamo dormito. Nella seconda foto, Lillas al lavoro in cucina. Nella terza, un dettaglio dell’impianto di aerazione.

Mattina del 26 giugno, ancora addormentati a Vaumarcus:

Mattina del 28 giugno, nella sala d’ingresso della Missione Cattolica di Neuchâtel:

Sera del 28 giugno, Bienna. Qui siamo al momento dell’arrivo della tappa. Si vede l’ingresso del bunker sotterraneo in cui siamo stati ospitati:

4 luglio, Kembs. Accanto alla sala dove dormivamo, c’era questa palestra con un percorso a gimkana, che ha suggerito a qualcuno una sistemazione fra tunnel-bruchi, cuscinotti a cilindro e rampe di gomma:

6 luglio. Il campeggio di Neuf Brisach. Da notare l’austero suolo di ghiaia, forse in omaggio alle origini militari della cittadina:








pubblicato da t.scarpa nella rubrica freccia d’Europa il 22 luglio 2013